Poste italiane vende oro

Sarà possibile comprare titoli che investono sull'oro giallo. Oltre che vendere i propri oggetti

Poste italiane

Massimo Morici

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Le banche, ma anche i negozi "compro oro", d'ora in avanti avranno un concorrente in più. E di quelli da temere sul serio: Poste italiane.

L'apertura alla commercializzazione del metallo giallo negli uffici postali è contenuta in un emendamento al decreto legge sulla crescita , presentato dal senatore del PdL Enzo Ghigo , che equipara le poste al sistema bancario tradizionale, anche se Poste italiane non vogliono trasformarsi propriamente in un Monte dei Pegni.

L’obiettivo del gruppo guidato dall’a.d. Massimo Sarmi è infatti ben diverso: anche se a tutti gli effetti uno sportellista delle Poste potrà ricevere la catenina regalata dalla nonna o l’anello coniugale e cambiarli in contanti, in realtà il gruppo ha precisato alla Stampa di Torino che il commerciare in oro "vuol dire possibilità di investire su questo valore come titolo".

Una scelta, quindi, che sposta le Poste lontano anni luce dal mercato dei compro oro , una piazza su cui ogni anno girerebbero circa 7 miliardi di euro, anche se in futuro gli uffici postali, se vorranno, potranno commercializzare la piccola gioielleria.

Del resto la norma, passata in commissione Industria a Palazzo Madama, spiega che alle poste è consentito "l’esercizio in via professionale del commercio  di oro, pero conto proprio o per conto terzi, secondo quanto  disciplinato dalla legge del 17 gennaio 2000, n.7".

Ma cosa dice quest’ultima norma menzionata nell’emendamento? Che suddetta attività "può essere svolta anche dalle banche". Questo, insomma, il passaggio chiave in cui sta l’equiparazione del circuito postale con il canale bancario.

Grazie infatti ai servizi Banco Posta, disciplinati con un decreto del Presidente della Repubblica del 2001, il gruppo è diventato un importante player finanziario forte dei suoi 14.000 sportelli (UniCredit, prima banca privata per raccolta, ne ha poco più di 9.000) sparsi in tutto il territorio, a cui si aggiungono i circa 250 di Banca del Mezzogiorno, la creatura voluta dall’allora ministro Tremonti per rilanciare il Sud e di cui Poste è il maggiore azionista .

Con l'emendamento Ghigo, inoltre, il gruppo si apre ulteriormente al mercato finanziario, considerando un altro passaggio del testo che prevede per le Poste la possibilità di stabilire succursali negli stati comunitari ed extra Ue e di esercitare l'attività di bancoposta "ammesse al mutuo riconoscimento in uno stato comunitario ed extra Ue senza stabilirvi una succursale".

Un altro passaggio ancora spiega, infine, che Poste Italiane può "svolgere attività di promozione e collocamento di prodotti e servizi bancari e finanziari fuori sede", come già fanno le banche e le reti di promotori finanziari.

Insomma, da oggi in poi Sarmi si troverà a guidare una "vera" banca, che non ha niente da invidiare ai big nostrani del credito.

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