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Poste Italiane si fa in dieci per i piccoli comuni

Il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha deciso di non chiudere gli uffici nei piccoli comuni. Anzi...

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La salvezza dei piccoli Comuni italiani arriva con il portalettere. È questa la promessa di Poste italiane contenuta nel piano industriale Deliver 2022 che vale 500 milioni di euro l’anno e riafferma la presenza capillare dell’ente pubblico sul territorio. La rivincita dei Comuni minori o meglio «una coraggiosa inversione di tendenza» come l’ha definita l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, è racchiusa in un decalogo in cui la società s’impegna a riavvicinare i servizi a tutti i cittadini. Con meno lettere e più consegne di pacchi, come vuole la nuova legge dell’ecommerce, ma soprattutto con lo stop alla chiusura degli uffici postali nei centri minori.

Un netto cambio di rotta rispetto alle politiche precedenti, che Del Fante ha annunciato a Roma davanti a una platea di oltre 3 mila sindaci riuniti all’Eur, incontro a cui hanno preso parte anche numerosi rappresentanti delle istituzioni: dal premier Giuseppe Conte al vicepremier Matteo Salvini, dal ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno al viceministro all’Economia Laura Castelli.

Nel dettaglio, l’azienda ha presentato un piano in 10 punti che tra l’altro prevede, nei 254 piccoli Comuni italiani senza ufficio postale, nell’arco di un anno l’installazione di sportelli Atm per il prelievo automatico di denaro. Sempre negli stessi comuni privi di uffici postali, sarà anche garantita l’erogazione dei principali servizi attraverso la rete dei tabaccai, grazie a un accordo triangolare tra Poste italiane, Federazione italiana tabaccai e il servizio a domicilio dei portalettere.

E, ancora nell’arco del 2019, il servizio Poste wi-fi, attualmente disponibile in 283 piccoli Comuni, verrà esteso ad altri 5.007 non coperti dalla rete. Inoltre, ai piccoli centri abitati sarà portato il servizio di Tesoreria in collaborazione con la Cassa depositi e prestiti e saranno potenziate le risorse degli uffici postali nei Comuni turistici.

Il progetto Deliver 2022 prevede anche nuovi investimenti per ampliare la videosorveglianza dentro e fuori gli uffici postali, con l’obiettivo di garantire più sicurezza ai cittadini e l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture di oltre mille Comuni. Per questo, Poste ha previsto, entro il 2022, la demolizione di oltre l’80 per cento delle barriere architettoniche. Infine, per promuovere l’utilizzo di beni e risorse aziendali per fini di solidarietà sociale e pubblica utilità, Poste individuerà aree e immobili di proprietà, situati in piccoli Comuni, che saranno offerti a uso gratuito a beneficio della collettività.
Su 7.954 Comuni presenti lungo la Penisola sono 5.544 quelli al di sotto dei 5 mila abitanti, cioè il 70 per cento del totale, con il 64 per cento dei piccoli insediamenti che conta meno di 500 abitanti. E spesso il postino è uno dei principali punti di riferimento per chi ci abita. Come nel caso di Roberto, il portalettere di San Carlo di Cese, frazione a una decina di chilometri da Genova, colpita nelle scorse settimane dal maltempo che ha flagellato la Liguria e isolata da una frana. Il collegamento impraticabile è stato sostituito da una passerella e così Roberto è stato costretto a inforcare un motorino invece dell’auto di servizio, che lascia al confine della frana. Prosegue, quindi, verso la piazza centrale del paese e per mezz’ora rimane lì in attesa, davanti alla chiesa, per consegnare la corrispondenza ai cittadini.

Sempre in Liguria, sull’isolata penisola di Portofino, si svolge «l’impresa quotidiana» della portalettere Paola Conca che, alternandosi con il suo collega Giulio, svolge il servizio di consegna della posta e di raccolta della corrispondenza dalle cassette, raggiungendo il paese con il battello che parte alle 9 e 15 di mattina dalla vicina Santa Margherita Ligure. All’arrivo della barca c’è sempre qualcuno che aspetta per chiedere se c’è posta, o magari solo per scambiare due parole con quella che ormai è diventata un’amica dei pochi abitanti rimasti a vivere nel borgo colpito dal maltempo delle scorse settimane. «Un signore anziano» racconta la postina «aspettava con ansia la lettera che doveva comunicare ufficialmente il suo pensionamento e, quando finalmente l’ha ricevuta, il suo sorriso è stato anche un’ottima ricompensa per le difficoltà che devo affrontare ogni giorno».
Lo stesso impegno di Maria Giacinta Denicolò, direttrice dell’ufficio postale di Pieve di Livinallongo e da circa vent’anni al lavoro negli uffici postali dell’Alto Agordino. Nei giorni del disastro che si è abbattuto lo scorso ottobre sul Bellunese, era in servizio provvisoriamente all’ufficio postale di Arabba, una delle principali località sciistiche del Veneto. Le prime ore della notte del 29 ottobre, quella del disastro, tutti le passano «rannicchiati in casa» per la paura, perché «tutto fuori volava e sbatteva contro le case». Sono rimasti senza luce, nella sua frazione, per nove giorni. L’ufficio è stato riaperto una settimana dopo il 29 ottobre, ma nessuno ha protestato. A Pieve di Livinallongo c’è soltanto l’ufficio postale, non ci sono né banche né sportelli automatici e gli anziani mentre riscuotono la pensione allo sportello si fanno coraggio e si lamentano della corrente che va e viene, del generatore senza gasolio, della linea telefonica e di internet che non funzionano. Perché il mio ufficio postale è differente. n
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