Pernigotti e le dieci aziende alimentari vendute all'estero

Beviamo latte di proprietà francese, spumante di proprietà russa, acqua svizzera, birra sudafricana e chianti cinese. ll made in Italy alimentare parla sempre meno italiano

I gianduiotti Pernigotti

Cinzia Meoni

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Le eccellenze tricolori nel settore alimentare, per cui il made in Italy è famoso nel mondo, parlano sempre meno italiano. L’ultimo caso è quello di Pernigotti, celebre brand noto per i gianduiotti, venduto, dopo oltre 150 anni di storia, al gruppo turco Sanset della famiglia Toksoz dalla famiglia Averna. Ma non c’è da stupirsi. Beviamo latte di proprietà francese, spumante di proprietà russa, acqua svizzera, birra sudafricana e chianti cinese (l’azienda Casanova-La Ripintura, nel Chianti, è stata recentemente acquisita da un imprenditore di Hong Kong), mangiamo ravioli svizzeri, usiamo olio e dadi spagnoli e pelati giapponesi. E sempre nel settore dolciario non si può dimenticare che i baci Perugina appartengono, dal 1988, alla svizzera Nestlè così come i gelati della Antica gelateria del corso (confluiti nel gruppo elvetico nel 1993).

"C’è da augurarsi che il cambiamento di proprietà non significhi lo spostamento delle fonti di approvvigionamento della materia prima" nota in merito la Coldiretti. Ma qualche dubbio comunque rimane. È lecito. Peraltro, sempre secondo Coldiretti, "con la vendita di Pernigotti, sale a oltre 10 miliardi il valore dei marchi storici dell'agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi". Senza considerare infine che chiaramente, in tutti questi casi, anche i profitti (e quindi, spesso, i relativi investimenti) varcano il confine.

Spulciando tra le acquisizioni più o meno recenti, ecco la top ten dei più noti brand del made in Italy che ormai, da tempo, non sono più italiani.

1) Ar Pelati, primo produttore italiano di pomodori pelati. Finito nella galassia anglo-nipponica Princes controllata dal gigante Mitsubishi nel 2012. L'azienda, nata nei primi Anni '60, ha un fatturato di circa 300 milioni di euro (solo il 20% dei ricavi peraltro è generato in Italia) con stabilimenti in Campania e in Puglia a Borgo Incoronata.
2) Buitoni: L'azienda fondata nel 1927 a Sansepolcro dall'omonima famiglia è passata sotto le insegne di Nestlè nel 1988.
3) Gancia: le note bollicine sono in mano all’oligarca russo Rustam Tariko (proprietario tra l’altro della vodka Russki Standard) dal 2011.
4) Carapelli è nella galassia del gruppo spagnolo Sos dal 2006, cosi come Sasso e Bertolli.
5) Parmalat dal 2011 è in mano a Lactalis che, peraltro, vanta nel proprio gruppo (sempre nel settore latte-caseario) anche Galbani (dal 2006), Invernizzi (dal 2003) e Locatelli. Peraltro l’acquisizione del gruppo fondato da Calisto Tanzi, effettuata più per la cassaforte rimasta a Collecchio che non per l'eccellenza del brand, ha avuto un seguito polemico con strascichi giudiziari (nel mirino in particolare l’acquisizione infragruppo di Lag) che non hanno ancora trovato conclusione.
6) Star. Il 75% della società fondata dalla famiglia Fossati (oggi azionisti di Telecom Italia) nel primo dopoguerra, è in mano alla spagnola Galina Blanca (entrata nel 2006 e poi salita del capitale del gruppo).
7) Salumi Fiorucci: sono in mano agli spagnoli di Campofrio Food Holding dal 2011.
8) San Pellegrino è stata acquisita da Nestlè dal 1998.
9) Peroni è stata comperata dalla sudafricana Sabmiller nel 2003.
10) Orzo Bimbo acquisita da Nutrition&Santè di Novartis nel 2008.

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