Perché Facebook rischia una multa dalla Ue

Il commissario Ue alla concorrenza Margrethe Vestager all’attacco: "Ci ha ingannato sull’acquisto di Whatsapp"

Una pagina di Facebook – Credits: Justin Sullivan/Getty Images

Massimo Morici

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Facebook ha mentito fornendo all'Antitrust europea informazioni inesatte o ingannevoli nel corso dell'inchiesta aperta nel 2014 sul progetto di acquisizione di WhatsApp costata al social network fondato da Mark Zuckerberg 19 miliardi di dollari.

Facebook ha tempo fino al 31 gennaio prossimo per rispondere alla comunicazione (una lettera di obiezioni) inviata ieri dalla Margrethe Vestager, commissaria europea alla concorrenza. Se le preoccupazioni dell'Antitrust Ue fossero vere, la piattaforma rischia di pagare una multa che può arrivare all'1% del fatturato annuo (nel 2015 è stato di 17,9 miliardi di dollari) e, quindi, una cifra di circa 180 milioni di dollari.

Facebook - Whatsapp: i motivi finanziari dell'aggregazione


L'accusa dell'Antitrust Ue
L’acquisizione di WhatsApp - un'applicazione di messaggistica istantanea di grande successo: ormai ce l'hanno quasi 2 miliardi di persone nel mondo - per le sue dimensioni era apparsa allora a diversi osservatori quasi una follia, anche se è avvenuta in gran parte con uno scambio di azioni e in molti ne riconoscevano la valenza strategica per il social network.

Lo scorso agosto Whatsapp aveva aggiornato le politiche di utilizzo dell’app, per permettere a Facebook di ottenere i dati degli iscritti (tra cui il numero di cellulare) per incrociarli con le eventuali informazioni presenti sul social network, permettendo così di ampliare i "big data" a disposizione del gruppo. Ma due anni fa, quando avvenne l'operazione, Zuckerberg & Co. avevano assicurato a Bruxelles che non era tecnicamente possibile associare utenti WhatsApp e utenti Facebook.

Porre nuove condizioni generali di utilizzo e sulla politica di riservatezza da parte di Whatsapp (controllata da Facebook) ha alimentato i sospetti dell'Antistrust Ue. Dopo quattro mesi di indagini, Vestager ha concluso in via preliminare che "contrariamente alle affermazioni di Facebook e alla sua risposta alle richieste di informazione, la possibilità tecnica di associare automaticamente gli identificavi di utilizzazione di Facebook agli identificativi di Whatsapp esisteva già nel 2014".


La Ue ha vinto: Facebook non prenderà i dati da Whatsapp


La lettera di obiezioni
L’Antitrust Ue precisa, tuttavia, che l’inchiesta lanciata "non avrà alcuna incidenza" sulla autorizzazione dell’acquisto di Whastapp rilasciata nell’ottobre 2014 e che pertanto "quella decisione resta valida" in quanto si era basata "su un numero di fattori non limitati alla possibilità di associare i conti degli utilizzatori". Per l’Antitrust Ue, infatti, Facebook Messenger e Whatsapp non erano concorrenti prossimi e i consumatori i consumatori avrebbero continuato ad avere accesso, dopo l’operazione, a una vasta scelta di altre applicazioni. Nessun problema persino dal punto di vista dell'utilizzo dei dati provenienti da entrambe le piattaforme per la pubblicità online.

Il punto, infatti, per Vestager è un altro: il modello di relazioni tra imprese e autorità che deve sempre fondarsi su dati veritieri e trasparenti. "Le aziende hanno l'obbligo di fornire informazioni precise alla commissione nel corso indagini sulle concentrazioni, e devono prendere sul serio tale obbligo. In questo caso specifico, Facebook ci ha dato informazioni errate o fuorvianti durante le indagini l'acquisizione di WhatsApp. Facebook ha ora la possibilità di rispondere".

Il social network ha risposto con una nota ufficiale in cui dice di rispettare "il processo avviato dalla Commissione" e di essere fiducioso che dall’analisi completa dei fatti verrà confermato che il gruppo "ha agito in buona fede".

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