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Enel e la banda larga: la strategia del Governo

L'ingresso dell'operatore elettrico potrebbe accelerare il processo di ammodernamento della rete. Pesanti le ripercussioni su Telecom

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In settima posizione c'è l'Enel, Ente Nazionale per l'energia Elettrica italiano, che con l'Ipo del 1999 ha raccolto 17,408 miliardi di dollari. – Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

Perché affidare un progetto di oltre 6 miliardi per lo sviluppo della rete a fibra ottica a un operatore elettrico e non a un operatore delle telecomunicazioni? Questa la domanda che in molti si sono fatti leggendo l’indiscrezione di Repubblica secondo cui il governo Renzi sarebbe pronto a "licenziare" Telecom Italia e a mettere in cabina di regia Enel per portare nel giro di tre - cinque anni internet veloce in tutte le case degli italiani.

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Telecom Italia, come suggerisce il nome, si occupa di telecomunicazioni. Enel di produzione, trasporto e vendita di energia elettrica, soprattutto. Cosa si cela dietro il colpo di teatro dell'esecutivo? Le interpretazioni per ora possono essere due. La prima, è quella che potremmo dire "coercitiva": chiamare in causa Enel, per far capire che si fa sul serio e spingere così l’ex monopolista delle telecomunicazioni a darsi una mossa, visto che tergiversa da tempo.

BANDA LARGA: COSA CAMBIA CON IL PIANO NAZIONALE


L'indecisione di Telecom, tuttavia, si basa su ragioni economiche: il suo principale asset è costituito dai 35 milioni di chilometri di cavi in rame dal valore stimato attorno a 15 miliardi di euro. Una rete che l'ex monopolista vorrebbe vedere dismessa (considerati i costi di conversione) il più tardi possibile. Renzi, tuttavia, punta al switch off entro il 2020 per dotare il paese di una infrastruttura moderna e in grado di stare al passo con l’innovazione tecnologica.

Ma farlo con un colpo di mano del governo, per alcuni osservatori forse è troppo. Soprattutto se si considerano le possibili ripercussioni sugli azionisti (anche piccoli): rischiano di veder crollare il valore di Telecom a Piazza Affari. Il colosso, se costretto con una norma a smantellare la sua rete, potrebbe andare incontro a una svalutazione di bilancio di dimensioni importanti: si stima un valore monstre da 10 miliardi di euro.

Le pressioni del governo

Tuttavia non sarebbe certo la prima volta che l'attuale esecutivo mette sotto pressione Telecom: due mesi fa, aveva provato a inserire l'obbligo di spegnere la rete di rame fra cinque anni, una clausola che avrebbe messo in seria difficoltà Telecom e che poi era stata tolta all’ultimo.

In questo caso la fuga di notizie relative all'opzione Enel per la banda ultralarga ha tanto il sapore di nuovo aut aut all’ex monopolista delle telecomunicazioni (nonostante il premier Renzi abbia twittato che "non spetta al Governo fare piani industriali"). Il piano A su cui sta lavorando l'esecutivo, come è infatti emerso negli ultimi mesi, ha come obiettivo la creazione di una Rete Italiana di Nuova Generazione a controllo pubblico, gestita da Telecom Italia assieme ad altri operatori come Metroweb. Una strada questa che permetterebbe all'Italia di non incorrere nelle sanzioni Ue nel caso di accusa di possibili aiuti di stato: Telecom si incaricherebbe dei lavori, ma per utilizzare gli aiuti pubblici per lo sviluppo della rete internet veloce, sarebbe costretta a scorporare la rete.

Oppure...

La seconda interpretazione della notizia, invece, è quella di una rottura vera e propria tra Telecom e governo, tanto che quest'ultimo avrebbe deciso di scommettere su un altro progetto e di cambiare cavallo, affidandosi al colosso italiano dell'energia elettrica. Grazie a una recente normativa, che consente il passaggio del cavo della banda larga anche sui tralicci elettrici, si potrebbero superare le difficoltà degli scavi e comprimere i costi.

Non solo. Con Enel si potrebbero raggiungere le aree del Paese più sottoposte al cosiddetto digital divide, ossia difficilmente raggiungibili dalle infrastrutture che consentono di usufruire delle nuove tecnologie internet: zone di montagna e campagne più isolate. Il tutto al prezzo (molto caro) di creare danni (notevoli) a Telecom Italia.

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