Opa su Yoox: perché se ne va un altro pezzo di made in Italy

L'azionista di maggioranza è il colosso elvetico Richemont che vuole potenziare i canali di vendita online ed è pronto a sborsare 2,7 miliardi

federico-marchetti

L'a.d. di Yoox Federico Marchetti allo "Startupitalia Open Summit 2015", 14 dicembre 2015 – Credits: ANSA/MOUARD BALTI

Massimo Morici

-

Yoox Net a Porter (Ynap) non sarà più italiana. L'unica realtà dell'e-commerce italiana di un certo peso a livello internazionale, che ha saputo unire il mondo della moda con l'innovazione del web, è pronta ad aggiungersi alla lista di aziende che hanno cambiato bandiera.

Richemont è un colosso finanziario di Ginevra che possiede diversi marchi del lusso (tra i suoi brand ricordiamo Cartier, Montblanc, ma anche l’italiana Officine Panerai) ed è anche l'attuale azionista di maggioranza di Ynap di cui detiene il 50% delle azioni e il 24% dei diritti di voto: ha annunciato il lancio di un'Opa totalitaria a 38 euro per azione rispetto ai 30,26 euro dell'ultima seduta di Borsa , venerdì 19 gennaio, con l'obiettivo di far uscire dal listino milanese la società che sarebbe valutata così intorno a 5,3 miliardi di euro. E per farlo è pronta a sborsare 2,7 miliardi di euro.

La strategia di Richemont

Gli oggetti di lusso, infatti, non si comprano più solo nelle boutique, ma sempre più spesso online e il colosso elvetico in una nota spiega che "ha intenzione di rafforzare ulteriormente il proprio impegno in tale canale". Per farlo, è pronro a investire ulteriori risorse per accelerare il solido percorso di crescita di Ynap e "rafforzarne la posizione di leadership nel lungo termine nel settore del lusso online": ciò significa "maggiori investimenti in prodotto, tecnologia, logistica, persone e marketing".

La storia di Yoox

Yoox nel 2015 si era fusa con Net-a-Porter, un altro gruppo del lusso online, creando un gruppo Ynap con un giro d'affari di oltre 1 miliardo di euro. Yoox e Net-a-Porter avevano infatti due storie parallele e potevano essere considerate tra le pochissime aziende europee che avevano fatto fortuna in un settore, quello del commercio elettronico, dominato dai colossi americani come eBay e Amazon.

Una piattaforma lasciata in mano agli stranieri

C'è da dire che Yoox era già a pieno controllo elvetico e che Yoox era destinata, in un certo senso, a cambiare un giorno passaporto. L'operazione, se non altro, può indurre a un'ulteriore riflessione sul capitalismo italiano, dove manca un conglomerato finanziario in grado di fagocitare brand sul mercato, come stanno facendo appunto l'elvetica Richmont e le concorrenti francesi Kering e Lvmh, che hanno già acquisito importanti brend italiani della moda.

La sede resterà in Italia

Comunque, Federico Marchetti, classe 1969, ravennate, ex bocconiano fondatore e a.d di Yoox, non parla di un altro pezzo di made in Italy che se ne va, anche se nei fatti di questo si tratta. In una nota spiega che Yoox, pur sotto il pieno controllo di Richemont, "continuerà a essere gestita come una società distinta". La sede resterà in Italia a Zola Predosa (poco fuori Bologna).

Un affare per il fondatore e Renzo Rosso

Marchetti, che detiene oggi poco meno del 6% del capitale votante della società, dalla vendita delle sue quote potrebbe intascare un bel gruzzolo: i 38 euro ad azione offerti da Richemont costituiscono un premio del 27 per cento rispetto al prezzo medio ponderato del titolo degli ultimi mesi, il tutto dopo aver visto il titolo crescere oltre i 30 euro in 9 anni dai 4 euro della quotazione nel 2009, quando i ricavi dell'azienda erano di circa 150 milioni di euro (1,8 miliardi di euro il giro d'affari nel 2016).

Parliamo per Marchetti di una cifra di oltre 196 milioni di euro, la stessa che potrebbe guadagnare dalla vendita Renzo Rosso, il patron della Diesel che ha una quota in Ynap pari a quella detenuta da Marchetti: per entrambi, oltre che una bella avventura imprenditoriale, Yoox è stata senza dubbio l'affare della vita.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Moda: perché Instagram uccide il modello di business dei negozi

Ecco come la Generazione Z sta riscrivendo le regole di produzione e vendita

Le 400 aziende dove i dipendenti italiani lavorano meglio

L'indagine Panorama e Statista per misurare la soddisfazione dei lavoratori: Ferrero, Ferrari e Hilton le prime in classifica

Moda, le nuove praterie professionali per i giovani in Lombardia

Commenti