Nuova Giulia, così Alfa Romeo sfida Bmw e Mercedes

Con il nuovo modello, Fca entra nell’alto di gamma con una convinzione mai dimostrata in passato

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La nuova Alfa Romeo Giulia, presentata il 24 giugno 2015

Giuseppe Cordasco

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“Diversamente da quanto accaduto più volte in passato, quando si lanciavano proclami velleitari, questa volta mi sembra che ci sia la seria intenzione di far uscire il marchio Alfa Romeo da quel limbo in cui è stato confinato per anni”. Rappresentano una vera e propria apertura di credito verso Sergio Marchionne le parole di Giuseppe Berta, economista della Bocconi, e grande esperto di automotive. “Mettiamola così: non sappiamo se la sfida ai tedeschi di Bmw e Mercedes nel campo dell’alto di gamma sarà vincente, ma di sicuro è stata lanciata con grande convinzione. D’altronde – continua Berta – annunciare una crescita della produzione dagli 80mila modelli attuali a 400mila in tre anni, rappresenta senza dubbio una scommessa, che al momento nessuno può prevedere quale esito avrà”.

 

Eppure qualche elemento che lascia ben sperare si può evidenziare. A cominciare dalla notorietà di un marchio che, nonostante l’appannamento degli ultimi anni, resta sempre molto appetibile. “Soprattutto a livello occidentale – fa notare Berta -, altrimenti come si spiegherebbe l’interesse più volte ribadito da Volkswagen all’acquisto del Biscione? Ora però bisognerà lavorare per diffondere questa notorietà a livello mondiale”. E questa rappresenta la sfida più difficile, non solo e non tanto a livello di marketing, ma soprattutto sul fronte della commercializzazione. “Riuscire a vendere 400mila modelli in tre anni – sottolinea con enfasi Berta – vuol dire non solo coprire adeguatamente Europa e America, ma soprattutto riuscire a sfondare in Asia. E quando dico Asia penso in modo particolare alla Cina, un mercato divenuto ormai imprescindibile e molto condizionante”.

 


La scommessa lanciata ieri dunque con la presentazione della nuova Giulia, per essere vincente dovrà essere di carattere mondiale, e non è un caso allora che in tanti hanno avuto l’impressione che a fare da traino al rilancio dell’Alfa Romeo, si sia usata la spinta propulsiva, è proprio il caso di dirlo, di un brand di proprietà del gruppo come Ferrari. “Credo non sia sfuggito a nessuno il vero e proprio ammiccamento della nuova Giulia all’esperienza del Cavallino – afferma Berta -. Parlare in modo sfacciato di prestazioni, sottolineare l’emozionalità di una vettura rispetto alla freddezza dei più classici canoni tedeschi: sono tutti segni evidenti di come si voglia creare una sorta di continuità tra Alfa e Ferrari, appunto”. Un’operazione che si spera possa generare effetti positivi anche sul tessuto produttivo e industriale del nostro Paese. “Intanto il programma prevede l’inizio dei lavori a Cassino – dice Berta -. Ma a regime, i modelli in produzione dovrebbero essere otto, e dunque è prevedibile che altri stabilimenti, tipo di quelli Mirafiori di Torino o di Melfi, potranno essere interessati dal rilancio della nuova Alfa Romeo”.

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Eppure, nonostante l’enfasi data proprio alla creazione di nuovi posti di lavoro su progetti di lunga durata, un’azienda multinazionale come Fca, con la presentazione della nuova Giulia, di certo guarda anche ben oltre. “Sarà forse sfuggito ai più – evidenzia Berta – ma secondo me il lancio della nuova Alfa Romeo per Sergio Marchionne è stato un modo per lanciare un nuovo, ennesimo messaggio alla General Motors. Insomma, un modo per dire: guardate che si ci mettiamo insieme potremo essere ancora più competitivi a livello globale”. Un messaggio che il numero uno di Fca spera ovviamente sia giunto con chiarezza dalle parti di Detroit, visto che il tema delle fusioni e degli accorpamenti di grandi marchi, da qualche tempo, è divenuto fondamentale nell’agenda industriale di Marchionne. Staremo a vedere dunque se, tra le altre cose, la nuova Alfa Romeo potrà rappresentare anche uno stimolo ulteriore in questa direzione.      

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