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Nestlé: ecco come si sta riposizionando nel settore del wellbeing

In molti paesi, lo zucchero è sul banco di accusa per il suo impatto sulla salute pubblica. Coì anche la multinazionale ha deciso di correre ai ripari

pillole

– Credits: iStock - martinwimmer

Le cose in Nestlé stanno cambiando. La multinazionale svizzera, racconta Bloomberg, si sta preparando a uno scenario amaro: lo zucchero, infatti, è sotto accusa per il suo impatto la salute pubblica in molti paesi e c’è chi teme che possa subire una serie di restrizioni alla vendita, così come è già successo con gli alcolici e il tabacco.

Le vendite di snack e caramelle in Nestlé hanno iniziato a calare a partire dal 2012. Nel biennio 2013 – 2015, in particolare, gli snack hanno chiuso a – 14% e i prodotti a base di latte e i gelati a – 16%. Nestlé non è un caso isolato, anche le vendite dei concorrenti hanno seguito lo stesso andamento e ognuno, dunque, ha cercato di dare una nuova prospettiva al proprio business. Coca-Cola ha ridotto il contenuto delle lattine, Mondelēz International ha iniziato a cavalcare il trend gluten-free, mentre Pepsi sta sperimentando con snack più salutari, tipo l’hummus. 

Nestlé, che è la più grande multinazionale alimentare del mondo, con 335mila dipendenti, un portafoglio da oltre duemila marchi prodotti in 436 fabbriche distribuite in 85 Paesi, ha scelto invece di orientarsi verso il settore farmaceutico. I prodotti in cantiere, dunque, sono basati su ingredienti di derivazione alimentare, confezionati con packaging accattivanti come quelli degli snack. Una scelta che affonda le radici nell’esperienza della multinazionale nell’ingegnerizzazione alimentare. Nestlé, infatti, ha firmato alcune fra le innovazioni alimentari più significative dello scorso secolo, a partire dal caffè liofilizzato. Alcuni dei nuovi prodotti che la multinazionale vorrebbe lanciare potrebbero richiede la ricetta medica, mentre altri sarebbero in libera vendita, come il nuovo integratore Meritene Regenervis.

Per dare una svolta al proprio business, dunque, la multinazionale svizzera ha ingaggiato alcuni pesi massimi del settore farmaceutico, come Ed Baetge che guida Nestlé Institute of Health Sciences, con un budget decennale da 524 milioni di dollari e un team da 160 scienziati specializzati in biologia cellulare, medicina gastro-intestinale e genomica. Il loro obiettivo è la ricerca di nuovi prodotti naturali di origine alimentare che possano essere integrati nella dieta con funzioni preventive e curative. Greg Behar, invece, è responsabile di Nestlé Health Science, una divisione da tremila persone che punta alla commercializzazione di nuovi prodotti e che ha acquisto partecipazioni in aziende esistenti come Betaquick, un sostituto del latte per persone che soffrono di epilessia, Resource Support Plus, un drink ad alto contenuto di proteine per pazienti oncologici e Optifast, una linea di barrette, minestre e frullati per persone obese da utilizzare sotto controllo medico. Nestlé è molto ottimista per le prospettive di questo nuovo settore: i prodotti medicali, infatti, hanno alti margini e non subiscono  la concorrenza dei supermercati sul fronte alimentare.

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