Nestlè, non solo carne di cavallo

Anche pizze, cacao e latte tra gli scandali alimentari del colosso svizzero che è in buona compagnia

(Credits: Guido Montani/ANSA)

Claudia Astarita

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Il comunicato stampa pubblicato da Nestlè Italia è chiarissimo: dopo la diffusione delle notizie relative allo scandalo per la contaminazione di lasagne e hamburger con carne di cavallo partito in Gran Bretagna, la multinazionale svizzera ha ordinato controlli a tappeto in tutta Europa per scovare eventuali fornitori di prodotti alimentari distribuiti con etichette false. Vale a dire che non riportano in maniera esatta il contenuto degli stessi.

Ebbene, sono bastati un paio di test per riscontrare tracce di DNA equino anche in due prodotti Nestlè: i "Ravioli di Brasato Buitoni" e i "Tortellini di Carne". Alimenti che l'azienda ha poi deciso di ritirare volontariamente dai mercati di Italia e Spagna, nonostante non rappresentassero alcuna minaccia sul piano della sicurezza alimentare.

Nestlè ha poi chiarito che le confezioni incriminate sono state tutte commercializzate dall'azienda tedesca H.J. Schypke, subappaltatrice del fornitore JBS Toledo N.V., precisando altresì che nonostante tutti gli altri prodotti legati alla multinazionale non siano da ritenere a rischio, il gruppo si è impegnato ad eseguire nuovi controlli prima di autorizzare la ripresa della produzione.

Quantificare il danno economico innescato dallo scandalo "carne di cavallo" è difficile, ma da questo comunicato è evidente che la priorità degli svizzeri è stata quella di limitare le ricadute negative sul piano dell'immagine. Considerando che non è la prima volta che i prodotti Nestlè, alimentari e non, vengono ritirati dal mercato in via precauzionale, quella di agire in anticipo è stata senza dubbio un'ottima mossa per evitare polemiche che, prima o poi, sarebbero scoppiate.

Quindi meglio tutelarsi prima rinunciando ad alcune vendite e, ancora più importante, circoscrivere il problema ad un paio di prodotti piuttosto che essere accusati poi di aver (volontariamente) fatto finta di nulla. Anche perché, come abbiamo già detto, i precedenti non mancano. A novembre 2012 Nestlè era stata costretta a ritirare dal mercato americano il Nesquik, perché nelle confezioni prodotte e distribuite negli Usa il carbonato di calcio usato per produrre il cacao in polvere era considerato a rischio salmonella. Un mese dopo gli svizzeri hanno ritirato "volontariamente" anche le pizze commercializzate come "Le Creazioni di Casa Buitoni", nelle tre varietà "mozzarella, provolone e pomodorini", "spinaci e armonia di formaggi" e "funghi e armonia di formaggi". Il motivo? I numerosi reclami di consumatori che avrebbero trovato nelle confezioni alcuni piccoli corpi estranei di natura metallica. Anche in questo caso gli alimenti erano stati commercializzati da un fornitore tedesco.

Più lontani nel tempo sono gli scandali legati al latte: nel 2005 vennero ritirate in Italia 30 milioni di confezioni di latte per neonati perché contenenti tracce di un elemento in genere utilizzato nella fabbricazione di imballaggi. Nel 2008 venne bloccata la vendita di sei tipi di latte prodotti e commercializzati in Cina perché sospettati di contenere melamina.

Nel mondo degli scandali, alimentari e non, la Nestlè è, purtroppo, in buona compagnia. Trovare esempi è facile: a luglio 2012 l'agenzia americana per la sicurezza dei consumatori ha richiamato 220mila passeggini Peg Perego perché considerati "a rischio strangolamento". IKEA aggiorna costantemente la pagina relativa alle comunicazioni di sicurezza . L'ultima segnalazione riguarda binari difettosi che potrebbero causare il rischio di scossa elettrica una volta completata l'installazione delle lampade ad essi collegati.

A tutela dei consumatori di tutto il mondo sono intervenuti Unione Europea e OCSE, creando un portale che consente ad autorità e cittadini di scambiare informazioni sui prodotti non sicuri e ritirati dal mercato. Solo a gennaio 2013 le segnalazioni sono state 55. In tutto il 2012 1621. Di cui 45 riguardanti l'Italia.

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