Nespresso: la guerra della capsula continua

Una nuova sentenza a Londra allunga l’elenco dei giudici che hanno detto sì alle cialde succedanee

Un’immagine delle capsule Nespresso (Dimitrios Kambouris/Getty Images for Nespresso)

Stefania Medetti

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Nespresso ha perso il Regno Unito. Nella patria degli ex-bevitori di tè, infatti, il tribunale ha dato ragione a Dualit , produttore di tostapane retrò e recentemente anche di capsule per caffè. L’azienda, come riferisce il Financial Times , ha investito un milione di sterline in una battaglia legale durata quasi un anno, ma che adesso, con la vittoria, le spalanca le porte della grande distribuzione. Le capsule Dualit, dunque, potranno essere vendute e utilizzate per le macchine per caffè Nespresso e guai a chi oserà dire il contrario.

La decisione si muove sulla falsariga di quella emessa dal tribunale di Dusseldorf che, lo scorso febbraio, ha dato ragione a Ethical Coffee Company: le capsule succedanee non violano i brevetti di Nestlè. Anche il Tribunale di Torino, recentemente, ha sanzionato il comportamento denigratorio da parte di Nespresso nei confronti delle capsule a marchio Vergnano che possono essere usate nelle macchinette della concorrente svizzera.

Che Nespresso non volesse mollare la presa era scontato: il mercato delle cialde vale otto miliardi di dollari di cui la multinazionale svizzera controlla quasi un terzo, con profitti vicini al 30%. Nel 2010, quando la concorrenza era agli albori, Nespresso ha venduto oltre 6,5 miliardi di capsule. Nel mercato del caffè, inoltre, le cialde sono uno fra i segmenti a più rapida crescita e rappresentano dal 20 al 40% del giro d’affari in Europa. Il settore, secondo Euromonitor, cresce del 24% annuo a livello globale, contro il 4% del caffè sfuso. Insomma: business.

Nestlè, dunque, tende a difendere le proprie posizioni nei confronti degli oltre cento competitor che, in tutto il mondo, offrono cialde succedanee e beneficiano degli investimenti nell’hardware fatti della multinazionale svizzera per la messa a punto della macchinetta per espresso domestica. Fra le file dei competitor, addirittura, c’è anche Eric Favre, l’ingegnere impiegato in Nestlè che nel 1976, per pura passione, ha inventato il sistema che sarebbe diventato Nespresso. Successivamente, con la sua Monodor , si è messo a produrre macchine e capsule per caffè in proprio, facendo concorrenza all'ex datore di lavoro.

A complicare le cose ci pensa il modello di business di Nespresso, in quanto soggetto a oltre 1700 brevetti che riguardano la macchina per caffè, le capsule e il servizio. Alcuni dei brevetti, però, hanno iniziato a scadere lo scorso anno, liberando il campo alla concorrenza. Ethical Coffee Company, per esempio, è stata lanciata nel 2011 da Jean-Paul Gaillard, un altro ex-manager Nespresso che ha cominciato con la produzione di capsule compatibili, ma biodegradabili che costano circa il 30% in meno di quelle del gigante svizzero. Lo scorso anno, nei dieci Paesi in cui è presente, Ethical Coffee Company ne ha immesse 280mila e l’obiettivo per il 2013 sono 500mila pezzi. Da quest’anno, inoltre, Ethical Coffee Company vende anche un propria macchina per caffè e a luglio si prepara all’udienza davanti a un tribunale svizzero per difendere le proprie capsule.

L’ultimo concorrente a entrare nell’arena delle cialde è l’insegna svizzera Migros. La seconda più grande catena di distribuzione del Paese, infatti, ha iniziato lo scorso anno a vendere le proprie cialde, rallentando dell’8% - secondo le stime degli analisti - la crescita delle vendite di Nespresso. E questo nel secondo mercato più importante per Nespresso dove le capsule Migros sono vendute a 38 centesimi contro i 50 e più di quelle firmate Nestlè. Migros, inoltre può contare su 556 punti vendita contro le 22 boutique Nespresso. Risultato, stima la banca d’affari Nomura: il peso di Nespresso sul giro d'affari della casa madre potrebbe passare dal 15 al 10%.

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