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Mps, lo scontro Italia-Bce: le cose da sapere

Dietro all'atteggiamento rigido della Banca centrale sulla ricapitalizzazione della banca senese ci sono le pressioni tedesche. E non solo

draghi

Redazione Economia

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"Oltre alla lettera, di 5 righe e tre numeri, sarebbe stata utile qualche spiegazione, perchè la mancanza di informazione si traduce in opacità e le cose opache inducono a interpretazioni quasi sempre sbagliate". È tutta in questa dichiarazione rilasciata dal Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Il Sole 24 Ore, l'amarezza e la rabbia nei confronti della decisione della BCE, i cui organi di vigilanza hanno, a sopresa, richiesto una ricapitalizzazione al rialzo per MPS a 8,8 miliardi.

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E ancora: "La BCE ha dimostrato di avere un atteggiamento molto rigido sia in termini di tempi sia in termini di valutazione del rischio... C'è sempre una componente discrezionale in queste decisioni e ci sono paralleli spesso infelici con altre situazioni". Posizione confermata poi anche dal Presidente del Consiglio nella conferenza stampa di fine anno in cui si è detto "molto colpito" dalla BCE e ha sottolineato le parole rilasciate da Padoan.

Insomma, qualcosa è andato storto e per capire bene cosa bisogna fare un salto in Germania.

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È stato il ministero delle Finanze tedesco a chiedere a Bce e Commissione europea di assicurare che le autorità italiane "rispettino le regole". La presa di posizione di Berlino arriva nei giorni in cui a Siena si comincia a scrivere il nuovo piano industriale. I tempi sono contingentati: Siena potrebbe confezionarlo entro la fine di gennaio, per poi avviare il confronto con il Governo. La Commissione europea dovrà riceverlo entro la fine di febbraio.

La prima scadenza è però il 31 dicembre. Entro quella data dovranno arrivare il via libera di Bankitalia e poi del Tesoro alla richiesta di Mps di accedere alla garanzia dello Stato su bond da emettere a breve per garantirsi liquidità.

Intanto cominciano a emergere i dettagli del fallimento del piano di salvataggio di Montepaschi "sul mercato". La pietra tombale l'ha messa il passo indietro del fondo sovrano del Qatar. L'addio è stato ufficializzato durante il cda di Mps del 22 dicembre. Poche ore dopo Siena ha chiesto l'intervento dello Stato.

Gli Emirati avevano firmato un "impegno informale" per un investimento compreso fra i 750 milioni e il miliardo di euro, ma si sono sfilati a metà dicembre. Il fondo sovrano aveva interagito con l'esecutivo guidato da Matteo Renzi e ha continuato a farlo con quello guidato da Paolo Gentiloni, ma alla fine non ha più ritenuto che ci fossero le condizioni per andare avanti. Fra i timori anche quelli legati al rischio di instabilità politiche, nel caso di elezioni a breve.

La mancanza dell'investitore 'forte' ha fatto crollare il piano.

A quel punto Siena non ha potuto far altro che chiedere allo Stato di potersi avvalere del decreto salvarisparmio, che permette al Governo italiano di intervenire con 20 miliardi nelle crisi delle banche. Un provvedimento che Berlino ha accolto con molte riserve, tanto che il ministero delle finanze ha voluto ribadire che l'ingresso pubblico nel capitale degli istituti di credito può avvenire "soltanto in circostanze eccezionali" e "nel quadro di regole stringenti".

Poi, riferendosi specificamente a Mps, "la banca in questione - ha aggiunto - deve essere solvente e i fondi statali non devono essere usati per coprire perdite in bilancio. Non ci deve essere alcun aggiramento delle regole" e "azionisti e creditori subordinati dovrebbero essere i primi a essere chiamati in causa".

Subito dopo è arrivata la richiesta della BCE di portare l'aumento di capitale di Mps da 5 a 8,8 miliardi, anche se, prima del via libera al nuovo piano industriale di Siena, i numeri potrebbero cambiare. "La singolare lettera che la Bce avrebbe inviato a Siena - sostengono alcuni deputati Pd - desta stupore, sia nei contenuti che nelle forme". Anche l'ammontare ha suscitato qualche malumore. Secondo gli analisti di Equita sim, però, l'obiettivo è "togliere qualsiasi dubbio sulla solvibilità della terza banca italiana". Quindi, hanno spiegato in un report, "pensiamo che il rafforzamento potrà forse scendere, ma di poco".

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