Scandalo Mps, la crisi e le parole di Grilli

Ecco perché il Ministro dell'economia ha tentato di rassicurare il mercato. Mentre le procure parlano di situazione 'esplosiva'

Il presidente di Mps, Alessandro Profumo (Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Sergio Luciano

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Corso di avviamento al giornalismo, prima lezione: “Un cane che morde un uomo non è una notizia, un uomo che morde un cane è una notizia”. Seconda lezione: “Vittorio Grilli che dice che il sistema bancario è sano non è una notizia”. Terza lezione: “Quando mai Vittorio Grilli ha generato una notizia”.

Adesso parliamoci seriamente. Ma vi pare mai possibile che il ministro dell’Economia, master a Yale, una vita al Tesoro, una lucrosa parentesi come managing director al Credit Suisse First Boston, intrinseco al sistema bancario come i buchi alla groviera, vi pare che uno così avrebbe mai potuto parlare francamente dello scandalo Mps dicendo, ad esempio, “C’è del marcio in Piazza del Campo?”. Escluso.

“Il sistema bancario è solido”, ha detto Grilli. E c’ha pure ragione. Il sistema bancario italiano è molto più solido, o forse meno friabile, dei sistemi bancari: tedesco, britannico e perfino francese. Non perché i nostri banchieri siano stati più bravi, al contrario: si giovano oggi dei loro difetti di ieri, che li hanno mantenuti ben lontani dall’innovazione finanziaria nella quale hanno sguazzato i loro colleghi stranieri, come gli gnomi del Credit Suisse con cui ha lavorato Grilli. I derivati tossici del Monte, come prima di essi quelli di Unicredito, sono giocherelli per ragazzi, a confronto di quelli che gonfiano le pance delle cosiddette “grandi banche” europee. Non a caso, mentre l’Italia, dopo questi nuovi bond governativi per Siena, avrà erogato alle sue banche neanche 10 miliardi di aiuti, i paesi europei “confrontabili” stanno su livelli di dieci volte superiori…

Però c’è una nemesi storica perché il buon Grilli, per ripetere le comunicazioni ovvie, in casi del genere, per un ministro dell’Economia, ha dovuto inghiottire un rospo grosso come un autocarro, cioè ha dovuto difendere d’ufficio l’operato della Banca d’Italia, il cui ex capo, Mario Draghi, non l’ha voluto come successore e il cui nuovo capo, Ignazio Visco, gli ha soffiato il posto agognato da decenni. Così agognato da averlo indotto a telefonare all’amico Massimo Ponzellini – all’epoca presidente in carica della Banca popolare di Milano, discusso istituto sotto indagine della vigilanza – per chiedergli di indicarlo presso Berlusconi e presso la Cgil (il diavolo e l’acqua santa!) per avere quella nomina e insomma di ammorbidire la resistenza del Pd che non lo voleva sapendolo troppo vicino all’allora ministro Tremonti. Capirai, parlare bene di una Bankitalia “che non ce l’ha voluto”, per uno così è come chiedere a Dracula di fare un panegirico dell’aglio.

Poi Grilli, parlando in Parlamento a nome del governo, ha anche detto che l’intervento del governo nel Monte con i bond non è un salvataggio (falso, ndr: cos’è, allora, un mecenatismo?) e non è una nazionalizzazione (vero, ndr): non hanno neanche i soldi per nazionalizzare le forze armate, se servisse.

In serata, alla trasmissione Ballarò, il presidente del Monte Alessandro Profumo provvede ad aggiustare il tiro chiarendo che “potenzialmente” una nazionalizzazione di Mps “può accadere. Sottolineo potenzialmente - dice - perché abbiamo fatto un piano industriale con il nuovo cda e management che dovrebbe consentirci di restituire” i Monti bond. Nel caso però la banca non dovesse rispettare gli impegni e non fosse in grado di rimborsare in toto il suo prestito, la quota in mano al Tesoro salirebbe, in base al contratto dei bond, addirittura all’82% della banca.

Siparietto delizioso, infine, tra il ministro in carica Grilli e il suo predecessore Tremonti, nonché suo capo per anni e suo principale sponsor per la nomina in Banca d’Italia (che l’interessato, ad adiuvandum, perorava con Ponzellini, ricordiamolo). Tremonti non voleva stangare il suo pupillo, ma il capo del suo pupillo, Monti, e il suo vero rivale, Draghi. Ha lamentato l’assenza dei due al confronto parlamentare, quindi, e ha chiesto lumi a Grilli del suo recente incontro con Draghi, quasi una scena di gelosia. E Grilli ha replicato minimizzando: “Non c’è niente di strano, ci incontriamo almeno due volte al mese”.

Nel frattempo la agenzie battevano la notizia di una dichiarazione non del tutto tranquillizzante, per il Monte, da parte del procuratore di Siena, Tito Salerno, titolare delle indagini, che ha detto ai cronisti: “La situazione è  esplosiva e incandescente, non posso dirvi nulla". Senza rendersi conto che aveva già detto fin troppo. Diciamola noi una piccola verità: ma come si fa a scagliare la prima pietra contro le banche, in un Paese così?

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