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Mps: il ritorno all'utile. Ora si guarda al 2018

Dopo 11 trimestri di perdite, l'istituto senese rivede profitti: 72,6 milioni a marzo 2015. Il piano industriale: nel 2018 880 milioni di utile netto

Alessandro Profumo, presidente di Banca Mps – Credits: Matteo Bazzi/Ansa

Il Montepaschi torna in utile dopo undici trimestri in rosso. La banca senese, finita al centro dello scandalo derivati causata dalla precedente gestione Mussari-Vigni, dopo quasi tre anni dal cambio della guardia e' tornata a vedere conti positivi. Si tratta di un risultato netto di 72,6 milioni di euro che, come commentato a caldo dal presidente Alessandro Profumo, rappresenta la base per tornare a "remunerare gli azionisti che hanno avuto fiducia in noi". Ottimista anche l'amministratore delegato Fabrizio Viola. "Il ritorno all'utile, ottenuto in un contesto di nuove e più  severe regole europee, conferma che il nostro piano industriale produce i primi effetti positivi. Questo risultato apre nuove opportunità e, guardando avanti, ci dà ancora maggior determinazione nel continuare l'attivitò di rafforzamento della banca".

Il piano industriale

E proprio guardando al futuro il Cda della banca ha aggiornato il piano industriale messo a punto nel 2013 con l'approvazione della Commissione europea. L'aggiornamento delle linee guida include "un allungamento dell'orizzonte previsionale al 2018" e "sostanzialmente conferma gli obiettivi e le principali leve di azioni". L'utile netto a fine periodo è atteso a circa 880 milioni di euro, mentre i ricavi sono previsti in crescita del 4,8% e i costi in calo del 2,2%.

L'aumento di capitale

Intanto, la banca resta impegnata nella messa a punto dell'aumento di capitale da 3 miliardi, atteso entro maggio, necessario a rimborsare il restante miliardo di Monti bond e a colmare il deficit patrimoniale emerso dopo la bocciatura agli stress test della Bce. A tal proposito Mps ha spiegato di aver intavolato un confronto con l'Eurotower sull metodo di calcolo dell'esposizione verso Nomura innescata dal derivato Alexandria. Secondo Mps infatti a seguito dell'aumento di capitale questa esposizione, che al momento è ben oltre i limiti regolamentari, potrebbe rientrare. Questo potrebbe avvenire "attraverso diverse modalità, tutte attualmente allo studio. Tra queste anche la possibilità di chiudere anticipatamente, in tutto o in parte, l'operazione Alexandria.

Ovviamente questa opzione non può essere unilateralmente attuata da Mps in quanto necessita del consenso della controparte", spiega la banca nel comunicato. Intanto, guardando ai conti, nel primo trimestre il gruppo ha contabilizzato ancora rettifiche nette di valore per deterioramento di crediti per circa 468 milioni di euro, un dato che si attesta sostanzialmente sugli stessi livelli dello scorso anno.

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