Aziende

Mps, punti di forza e di debolezza del piano industriale

La maxi-vendita di sofferenze prevista dall'ad Morelli risanerà la banca. Ma, per gli analisti, alcuni obiettivi sulla redditività sono ambiziosi

Mps-Morelli

Andrea Telara

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Un tonfo del 15%. È la performance odierna a Piazza Affari del titolo del Monte dei Paschi di Siena (Mps), dopo la presentazione del piano industriale della banca per il prossimo triennio, illustrato dall'amministratore delegato Marco Morelli. Più che una delusione sui contenuti del piano, a pesare oggi sulle azioni Mps sono probabilmente le prese di beneficio, dopo che i titoli dell'istituto toscano hanno messo il turbo nei giorni scorsi, portando a +84% il rialzo complessivo dell'ultimo mese. Al di là delle cronache borsistiche, però, sta di fatto che gli analisti delle case d'affari non hanno accolto con particolare ottimismo questo primo piano industriale della gestione Morelli.

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In particolare, gli esperti delle case di investimento apprezzano, com'è ovvio, la maxi-cessione dei crediti sofferenti per un totale di 27,7 miliardi di euro. Se verrà attuata senza intoppi, consegnerà senza dubbio al mercato una banca finalmente risanata, senza la pesante zavorra dei prestiti deteriorati. Tuttavia, gli analisti intravedono nel piano una buona dose di ottimismo, forse un po' eccessiva, tale da sollevare qualche punto interrogativo sul raggiungimento degli obiettivi prefissati. La pensano così, per esempio, gli esperti di Kepler Cheuvreux che oggi hanno un rating "hold" (tenere nel portafoglio e aspettare) sulle azioni del Monte dei Paschi, seppur con un prezzo-obiettivo (target price) di 0,45 euro, ben superiore alle quotazioni attuali (0,31 circa).

In particolare, l'ufficio studi di Kepler Cheuvreux considera non proprio a portata di mano il traguardo fissato da Morelli di riportare l'utile netto di Mps a 1,1 miliardi di euro entro il 2019. È più probabile, a detta degli analisti della casa d'affari e delle loro valutazioni interne, che i profitti si avvicinino a 600 milioni. Più o meno dello stesso parere sono anche gli analisti di Banca Imi che, in una nota, hanno sottolineato come i target del piano industriale siano ampiamente sopra il consensus delle case d'affari.

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Più che gli obiettivi di bilancio, però, a suscitare dubbi tra gli esperti della comunità finanziaria è, ancora una volta, il dato monstre: il maxi-aumento di capitale da 5 miliardi di euro, che il Monte dei Paschi effettuerà entro la fine dell'anno. A dire il vero, nel piano industriale non ci sono i dettagli di come si articolerà la ricapitalizzazione che può avvenire in diversi modi: con l'emissione di nuovi titoli (ipotesi peggiore per il rischio di un flop), con la conversione in azioni dei bond subordinati oppure con l'ingresso di nuovi soci, come vorrebbe Corrado Passera, ex- ministro dello Sviluppo Economico ed ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ha presentato un suo piano per mettere in salvo Mps.

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A parte i dettagli, però, la sostanza non cambia: volenti o nolenti, il Monte dei Paschi dovrà presto raccogliere sul mercato 5 miliardi di euro, da investitori disposti a mettere soldi in una banca che vale attualmente poco più di 1 miliardo. La strada verso il traguardo, insomma, è ancora in salita. Anche per Morelli.

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