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Mps, perché ha di nuovo bisogno di soldi pubblici

Dopo il No della Bce alla proroga dei tempi per l'aumento di capitale, cresce l'ipotesi di un intervento statale. Un bail-in pilotato per evitare il peggio

Il decreto sarebbe ormai pronto. È quello con cui il Tesoro si appresterebbe a metter sul piatto un po' di soldi per salvare il Monte dei Paschi di Siena (Mps), che da mesi deve mettere in cantiere una faticosa ristrutturazione con un aumento di capitale da 5 miliardi di euro per il quale è arrivato il "No" della Bce a una proroga dei tempi.

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Per ricapitalizzarsi la banca toscana ha appena convertito in azioni una parte delle sue obbligazioni subordinate. Tramite questa operazione, è riuscita a raccogliere poco più di 1 miliardo di euro. Per salvarla occorrono però altri 4 miliardi, che non sono facili da trovare soprattutto dopo la crisi del governo Renzi, successiva al referendum costituzionale del 4 dicembre.

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Almeno due dei quattro miliardi necessari alla ricapitalizzazione, sarebbero dovuti arrivare infatti da una serie di grandi investitori istituzionali (anchor investor) tra cui il fondo sovrano del Qatar. Le trattative sono in corso da tempo e formalmente non sono ancora sfumate. Ora, però, qualcosa è cambiato. Non è facile, infatti, convincere i grandi investitori istituzionali a mettere i loro soldi in una banca di un paese come l'Italia che sta vivendo un periodo di turbolenze politiche, da cui potrebbe dipendere persino la sua permanenza nell'Unione Monetaria Europea. Prima di investire i loro soldi nella Pensiola, insomma, i grandi fondi internazionali vogliono vederci chiaro e capire cosa succede a Roma e dintorni. Vedi mai che arriva un nuovo governo anti-europeista che cambia tutto, magari persino la moneta nazionale. E così, anche le trattative dei vertici di Mps con gli investitori internazionali sono finite in stand-by.

Ecco spiegato perché il Monte dei Paschi, che fine a qualche mese sembrava destinata ad adottare una soluzione di mercato per salvarsi, oggi ha bisogno nuovamente del salvagente di Stato. Non è ancora chiaro come si articolerà l'intervento pubblico anche se alcuni analisti (per esempio quelli di Banca Imi) parlano addirittura di un burden sharing, secondo le regole europee del bail-in, la procedura per la risoluzione delle crisi bancarie.

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In pratica, il valore delle azioni della banca potrebbe essere azzerato. Poi, le obbligazioni subordinate (cioè il debito) verrebbero trasformate in titoli azionari, studiando però un meccanismo che tuteli i piccoli risparmiatori e i correntisti. Non va dimenticato infatti che i bond subordinati di Mps sono in mano anche a 40mila piccoli clienti dell'istituto toscano che ora rischiano di ritrovarsi nel portafoglio una bomba a orologeria.

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