Mps e Monti Bond, ecco come cambierà il destino della banca

Nazionalizzazione, risanamento autonomo o un'acquisizione dall'esterno. Sono i tre scenari che attendono l'istituto toscano

La sede del Monte dei Paschi a Siena (Credits:Epa Photo/Ansa)

Andrea Telara

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UPDATE: questa mattina, 28 febbraio, il gruppo Mps ha emesso i Monti Bond, sottoscritti dallo Stato che gli ha così "prestato" 4,07 miliardi (che la banca dovrà restituire con un tasso pari al 9% per i primi due anni e via via crescente fino a un massimo del 15% i caso di rinvio di rimborso nel tempo). I titoli serviranno in parte a sostituire i precedenti Tremonti bond sottoscritti nel 2009 (1,9 miliardi) e in parte (171 milioni) a pagare anticipatamente gli interessi maturati al 31 dicembre 2012 sui Tremonti Bond dato che il bilancio 2012 è in perdita. Il resto servirà a sostenere il bilancio del gruppo senese appensantito da perdite dovute anche a operazioni finanziarie in derivati su cui sta indagando la magistratura. Ma ora, cosa può succedere? Vi riproponiamo il nostro articolo che, pubblicato solo qualche giorno fa, chiarisce i tre potenziali scenari che si aprono ora per la banca e per i suoi azionisti.

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I soldi a Siena arriveranno presto. Sono quelli dei Monti Bond, il prestito obbligazionario governativo che dovrebbe aiutare il gruppo Monte dei Paschi a rimettersi in sesto, dopo lo scandalo giudiziario sui derivati che ha coinvolto l'ex-presidente Giuseppe Mussari e il vecchio management dell'istituto. I Monti Bond hanno infatti appena ottenuto il via libera definitivo della Corte dei Conti e anche del Tar del Lazio, che è stato chiamato a pronunciarsi su un ricorso contro il prestito concesso a Mps, presentato dall'associazione dei consumatori Codacons.

TUTTO SULLO SCANDALO MPS

MPS E I DERIVATI

Per l'istituto toscano è in arrivo dunque una iniezione di liquidità che tuttavia, è bene ricordarlo, era stata decisa ben prima dell' indagine sui derivati. Il collocamento dei Monti Bond è infatti un'operazione richiesta dall'Eba (European Banking Authority, l'autorità che vigila sul settore creditizio europeo) per ricapitalizzare la banca e restituirle dei coefficienti patrimoniali adeguati, messi a repentaglio dalla crisi dei debiti sovrani e dalla forte esposizione sui titoli di stato italiani.

MPS E I CORRENTISTI DELLA BANCA

Negli ultimi mesi, però, la sottoscrizione del prestito governativo ha assunto anche un'altro significato e si è trasformata in una tappa obbligata per il salvataggio del gruppo Mps dal crack, dopo i buchi di bilancio causati dall'utilizzo disinvolto dei derivati e dalla discussa acquisizione di Antonveneta. Adesso, per il Monte dei Paschi, si aprono all'orizzonte tre scenari diversi, da cui dipenderà il futuro della più antica banca del mondo.

RISANAMENTO AUTONOMO. La prima ipotesi è che l'istituto toscano riesca a salvarsi da solo, rimborsando nei prossimi anni i Monti Bond e attuando l'ambizioso piano industriale messo in cantiere dall'attuale presidente, Alessandro Profumo. In questo caso, bisogna  aspettarsi comunque un rimescolamento di carte nell'azionariato, cioè un passo indietro della Fondazione Mps, che oggi è azionista di maggioranza della banca affiancata (con pacchetti di minoranza) da soci privati (la famiglia Aleotti, la compagnia assicurativa francese Axa e la casa d’affari americana Jp Morgan). La quota della fondazione potrebbe scendere al 25%, lasciando spazio a un investitore istituzionale privato o pubblico (si parla, per esempio, del fondo strategico che fa capo alla cassa Cassa Depositi e Prestiti).

NAZIONALIZZAZIONE. Un 'altro scenario che si profila all'orizzonte è quello di una completa nazionalizzazione dell'istituto, con l'ingresso diretto del Tesoro nell'azionariato. Va ricordato, infatti, che il prestito governativo appena sottoscritto da Mps è uno strumento ibrido, a metà strada tra debito e capitale, ed è stato definito un po' “opaco” da Angelo Baglioni, professore di economia politica alla facoltà di scienze bancarie dell'Università Cattolica. Nello specifico, I Monti Bond sono titoli obbligazionari perpetui (cioè senza scadenza) con cui Mps si indebita nei confronti del governo. Ogni anno, i bond prevedono il pagamento di un tasso d'interesse molto alto, inizialmente del 9% che sale progressivamente al 15% negli anni successivi.

Gli interessi che eccedono il risultato di esercizio, però, possono essere convertiti ogni anno in azioni della banca. Inoltre, Mps ha la facoltà di trasformare in qualsiasi momento i bond sottoscritti dal governo in capitale della società. Il che rappresenterebbe di fatto una nazionalizzazione, visto che l'ammontare del prestito appena ricevuto (circa 4 miliardi di euro), supera ampiamente il valore complessivo della società. Secondo molti osservatori, il destino di Mps si deciderà entro il prossimo biennio: se il gruppo guidato da Profumo non tornerà completamente in carreggiata, finirà inevitabilmente sotto il controllo pubblico, per poi essere venduto a un compratore estero in un momento successivo.

ACQUISIZIONE. La terza ipotesi sul piatto è che il gruppo Mps subisca un'acquisizione esterna, ancor prima del processo di nazionalizzazione. In Italia, per adesso, non si vedono potenziali compratori mentre è circolato più volte il nome della francese BnpParibas, che nel nostro paese già controlla Bnl (una banca che doveva fondersi con Mps  nel decennio scorso, con una operazione ventilata più volte e poi naufragata). In questo caso, c'è però il rischio concreto che i centri nevralgici del Monte dei Paschi si allontanino sempre più da Siena, facendo perdere gran parte della propria identità alla banca più antica del mondo.

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