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Mps: cosa c'è dietro il crollo delle azioni in Borsa

L'istituto toscano crolla a Piazza Affari assieme a tutte le banche. Gli investitori non vedono prospettive sulle sofferenze e su un eventuale compratore

Monte-Paschi

Andrea Telara

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Prosegue la tempesta a Piazza Affari su Mps: il titolo, sospeso diverse volte in asta di volatilità, ha concluso in calo del 14,37% a 0,6555 euro, nuovo minimo di chiusura mentre in corso di seduta ha toccato anche un prezzo di 0,6525 euro. In questo primo scorcio del 2016 Mps ha bruciato in Borsa quasi la metà del suo valore. Da 1,23 euro dell'ultima seduta del 2015 il titolo è scivolato a 0,65 euro accumulando un calo superiore al 47% in poche settimane.

La banca ora ha una capitalizzazione di 1,9 miliardi di euro.  Ma cosa sta accadendo a Mps? Gli operatori di borsa puntano il dico su mix concomitante di fattori.


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Il primo è legato ai crediti deteriorati o in sofferenza (non performing loan-Npl), che oggi sono ancora in pancia a Mps. A settembre del 2015, l'esposizione netta dell'istituto toscano ai non performing loan era di oltre 24 miliardi di euro. Nei mesi scorsi, i vertici di Mps sono riusciti a venderne circa 1 miliardo a una società riconducibile al gruppo Deutsche Bank. Si tratta però soltanto di una piccola boccata d'ossigeno, che certo non risolve tutti i problemi della banca senese. Per liberare il Monte dei Paschi dalla zavorra dei crediti deteriorati, infatti, ci vorrebbe un'operazione di cui si parla da tempo e di cui, per ora, non si vede neppure l'ombra.

Si tratta della creazione di una Bad Bank, una società-veicolo in cui vengano fatti confluire i crediti in sofferenza delle maggiori banche italiane, per ripulire i loro bilanci. Una operazione di questo tipo, seppur con dimensioni più piccole, è stata fatta per salvare i quattro istituti regionali finiti nei mesi scorsi sull'orlo del crack (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife). Da tempo, il governo vorrebbe creare una Bad Bank anche per gli istituti nazionali, in modo da dare nuova linfa all'intero sistema bancario italiano.


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Peccato, però, che la nascita di una Bad Bank abbia bisogno di un via libera dall'Ue e purtroppo, finora, non si ha la minima idea di dove andranno a parare le trattative tra Roma e le autorità di Bruxelles, pronte a bocciare qualsiasi soluzione che abbia le sembianze di un mega aiuto di stato al sistema creditizio. Ecco perché, non avendo le idee chiare su cosa potrà accadere, gli operatori di borsa hanno voltato da tempo le spalle al titolo Mps.

A rinforzare i cali delle azioni, poi, ha contribuito anche un secondo fattore: l'assenza totale di novità riguardo a eventuali scalate e acquisizioni. Da tempo, infatti, il Monte dei Paschi è indicato da diversi analisti e osservatori come un potenziale bersaglio di un compratore straniero oppure come possibile protagonista della fusione con un altro istituto. Su questo fronte, però, oggi c'è calma piatta e il titolo Mps ha dunque perso quell'appeal speculativo che aveva lo scorso anno.


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