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Mps, dopo il bilancio 2012 tre sfide per Profumo e Viola

Conti peggiori rispetto alle attese per la banca senese, che sconta un annus horribilis fra scandali e svalutazioni patrimoniali. Ma i margini per ricostruire un futuro profittevole ci sono. A patto che...

Fabrizio Viola (a sinistra) e Alessandro Profumo, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Mps – Credits: Imagoeconomica

Dopo aver perso 4,6 miliardi di euro nel 2011, il Monte dei Paschi di Siena ha chiuso il 2012 con un passivo di 3,17 miliardi, effetto combinato delle svalutazioni e di un anno difficilissimo, non solo sul piano contabile. Il primo bilancio approvato dal tandem Alessandro Profumo-Fabrizio Viola ha surclassato, purtroppo in negativo, le previsioni degli analisti che avevano ipotizzato un "rosso" compreso fra i 2 e i 2,3 miliardi. Nel dettaglio, come è possibile leggere sul documento appena licenziato, sul risultato hanno pesato rettifiche nette su crediti da oltre 2,67 miliardi, oneri di ristrutturazione una tantum da 311 milioni, svalutazione di partecipazioni. Nei nove mesi la perdita netta era stata di 1,66 miliardi per le ulteriori svalutazioni degli avviamenti. Il core tier1 della banca sale all'11,3%, mentre qualche segnale positivo arriva dall'attività agli sportelli, che si è mantenuta quasi costante nonostante il periodaccio vissuto dalla banca e il timore che quaslche correntista si fosse fatto prendere dal panico.

''Questo è un bilancio di svolta che rendiconta tutte le azioni di discontinuità, è stato un esercizio difficile per tutti. Ci sono un'accelerazione del piano industriale, un nuovo management, una nuova organizzazione. Prima di procedere sul percorso del piano triennale si e' proceduto in una operazione di trasparenza sui prodotti strutturati, la corretta contabilizzazione di alcune spese del personale relative a precedenti esercizi, nonchè la svalutazione degli avviamenti. Si è concluso anche il rafforzamento patrimoniale''. Così Viola, amministratore delegato in carica da meno di un anno, ha commentato i risultati. Senza fingere di dimenticare che per lui e Profumo il lavoro di risanamento è solo all'inizio.

Il primo nodo da risolvere, alla luce del bilancio appena descritto, è naturalmente quello finanziario. Da quando si sono insediati, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola stanno giocando la partita più difficile proprio sul fronte della solidità patrimoniale, dell'equilibrio dei conti, di una redditività sostenibile e del rilancio operativo.

Tagliati gli investimenti meno redditizi, è ovvio che il grosso della partita si gioca sulla restituzione dei cosiddetti Monti bond . Il regolamento del prestito sottoscritto con il Tesoro da Rocca Salimbeni per rafforzare i propri indici patrimoniali prevede il pagamento degli interessi in azioni in caso di perdita o di utile inferiore alla somma necessaria per il pagamento. Le azioni dovranno essere emesse a prezzo di mercato, con l’effetto che lo Stato potrebbe diventare uno dei principali azionisti già al primo stacco della cedola, il prossimo anno. L’emissione da 4,07 miliardi prevede infatti un interesse di circa il 9% i primi due anni, destinato a salire fino al 15% negli esercizi successivi. Ai prezzi di mercato attuali, il pagamento dell’interesse in azioni corrisponderebbe ad una quota di poco inferiore al 20%. Obiettivo del management sarebbe comunque quello di tornare in utile già dal prossimo esercizio, proprio per evitare l’ingresso dello stato nel capitale.

Nonostante le difficoltà attuali non è detto che non ci si possa riuscire: buona parte delle minusvalenze accumulate sono dovute al deprezzamento dell’enorme quantità di titoli di Stato italiani che Rocca Salimbeni ha in pancia. Ma, spread o non spread, il valore di quei titoli tenderà al nominale con l'avvicinarsi delle loro scadenze. La perdita teorica, quindi, tenderà ad azzerarsi negli anni. E se nel frattempo l’attività di raccolta ordinaria terrà botta e la banca riuscirà a portare a termine l’aumento di capitale in calendario per il 2014, il cielo sopra Rocca Salimbeni potrebbe virare al bello, pur senza eccedere in quel «sempre più blu» di gaetaniana memoria che accompagnava gli spot di Mps fino all’anno scorso.

L’aumento di capitale futuro servirà anche a raggiungere l’obiettivo numero due, ossia il progressivo svincolo della governance bancaria dalla politica nazionale e locale. Uno svincolo che è sin dall’inizio parte integrante del mandato dei nuovi vertici e che Profumo e Viola non hanno certo accantonato. Come ha ricordato il primo in un recente incontro con i membri della Deputazione, l’organo di indirizzo della Fondazione Mps che a sua volta controlla ancora il 34% dell’istituto. A febbraio Profumo avrebbe chiesto il taglio del limite al diritto di voto nell'istituto al 4%, per incoraggiare l’ingresso di nuovi soci. La Fondazione Mps in questi giorni sta anche ridiscutendo il proprio statuto e gli assetti della governance ma è comunque quasi certo che la sua quota si diluirà ulteriormente, con tutto quel che ne consegue . Se poi nel frattempo si troverà anche un “cavaliere bianco”, fondo sovrano o private equity che sia, disposto a iniettare risorse fresche, l’obiettivo potrà essere raggiunto ancor più velocemente. Per il momento, però, dai corridoi di Rocca Salimbeni smentiscono seccamente che un’ipotesi di questo tipo sia alle viste.

La terza sfida da vincere, in parte legata ai conti e in parte alle inchieste giudiziarie ancora in pieno divenire (sono notizia di ieri il blitz nella sede milanese di Nomura, non indagata, e il sequestro di altri 10 milioni di euro all’ex manager dell’Area Finanza Gianluca Baldassarri, mentre oggi i pm senesi erano impegnati in Svizzera alla caccia di altri fondi neri) è quella legata alla reputazione dell’istituto.  Oggi Mps è indubbiamente una banca diversa, impegnata da più di nove mesi in un rilancio concreto, con iniziative di grande trasparenza come la revisione dello statuto e la pulizia di bilancio sui costi del personale che non erano stati contabilizzati correttamente dalla gestione precedente. Altro importante segnale di discontinuità è stato l’azione risarcitoria avviata nei confronti degli ex manager infedeli e delle banche (oltre a Nomura ci sono i tedeschi di Deutsche) coinvolti nell’affaire derivati, per un totale di 1,2 miliardi.

Sono state poi riscritturate parecchie operazioni di ingegneria finanziaria dovute alla passata gestione, in primis le stesse Santorini e Alexandria , con un risultato d’immagine che lenisce almeno in parte la minusvalenza da 730 milioni iscritta a bilancio. Il nuovo management ha anche riorganizzato profondamente la rete commerciale e la catena di comando (entrambe snellite e ridisegnate per renderle più efficienti) e inaugurato una nuova stagione di confronto con il potente sindacato interno, in vista di un doloroso piano di esuberi. Ancora altalenanti, invece, i rapporti con Bankitalia, e soprattutto quelli con la stampa.

Per la risoluzione di questi problemi, come è ovvio, non sarà sufficiente affidarsi alla pur lodevole e intensissima attività di frontman esercitata ultimamente dallo stesso Profumo, ma servirà una profonda riorganizzazione dell’ufficio stampa. Resa ancora più urgente, peraltro, dal suicidio dell’ex responsabile comunicazione David Rossi, il cui avvicendamento era comunque già stato preventivato. Rocca Salimbheni, secondo quanto risulta a Panorama.it, avrebbe già individuato il possibile sostituto di Rossi e punta a farlo insediare entro aprile: ma il candidato ideale, giornalista economico di un grande quotidiano scovato con l'aiuto di un headhunter, non ha ancora sciolto la riserva.

L’impresa, insomma, è possibile, ma la strada da percorrere è ancora lunga e i margini di manovra del management assai ristretti, soprattutto in una fase di congiuntura macroeconomica difficile come quella attuale. Ce la faranno i nuovio vertici di Mps? Secondo Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia che questa mattina con un editoriale sul Sole24Ore ha elogiato gli sforzi del duo Profumo-Viola, senz’altro sì. Quello che manca, al momento, è l’endorsement dei mercati, che continuano a penalizzare il titolo di Rocca Salimbeni. Da inizio anno le azioni della banca hanno perso il 22%. Tuttavia, dai top annuali di fine gennaio scorso (prima, cioè, che emergesse lo scandalo derivati), la perdita è ancora più pesante: meno 69%. Solo fra ieri pomeriggio e questa mattina l’azione è stata sospesa due volte dalle contrattazioni di Borsa per eccesso di ribasso. Segno che anche se gli analisti non hanno centrato in pieno il bersaglio, qualcuno a piazza Affari aveva fiutato la débacle.

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