Morto Riccardo Garrone, l'imprenditore di successo estraneo ai salotti

La storia normale (ed eccezionale) del proprietario della Erg

Riccardo Garrone, fondatore di Erg (Credits: Stefano Scarpiello / Imagoeconomica)

Sergio Luciano

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Imprenditore di successo ma estraneo ai salotti, padre soddisfatto di eredi capaci, “patron” di calcio amato dai tifosi: Riccardo Garrone, da sempre Duccio in famiglia e per gli amici, che se n'è andato ieri a due giorni dal 77esimo compleanno, era contento della vita che stava vivendo, e della sua vecchiaia. Perchè l'aveva saputa gestire senza anacronismi, passando la mano in tempo utile (dieci anni fa) al primogenito Edoardo (stesso nome del nonno) e Alessandro, con l'aiuto del nipote Giovanni Mondini. Insomma, una storia “normale”, che in certi ambienti – e con certe fortune – significa una storia eccezionale.

In realtà, Garrone aveva avuto tutte le abilità necessarie per cavalcare bene l'onda del “miracolo”: quindi tante, ma certo amplificate negli effetti dall'epoca in cui gli era toccato in sorte di poterle mettere in pratica. Fu chiamato all'opera prima del previsto, nel '63, quando il padre Edoardo morì in Norvegia durante una pesca al salmone, e Riccardo, che aveva allora 27 anni, dovette salire al timone, forte di una buona formazione scientifica (era laureato in chimica industriale, e all'epoca non ce n'erano tanti) anche se trovò ad aiutarlo sia la sorella, Carla, che suo marito, Gian Pierto Mondini.

La sua capacità fu, da subito, quella di gestire l'azienda con una visione strategica di lungo termine: dapprima, perseguendo e coronando il progetto che era stato del padre per un oleodotto che congiungesse la raffineria di Genova San Quirico con il porto di Genova. Ma, subito dopo, fatto il maxi-tubo, con la presa d'atto che una simile raffineria non avrebbe avuto vita facile a ridosso della metropoli: e la decisione di iniziare a progettarne il trasloco. L'occasione venne di lì a poco, con l'alleanza con la famiglia Cameli – ricchissimi armatori genovesi – che stavano progettando appunto un grande impianto petrolchimico a Priolo, vicino Siracusa, con tutte le provvidenze della pingue Cassa per il Mezzogiorno, che ingolosirono anche gli Agnelli e permisero la costruzione della raffineria più moderna d'Europa, in funzione dal '75, la Isab, su cui l'imprenditore genovese – l'unico “del mestiere” tra i soci, e quindi in grado di gestire – concentrò tutta la produzione.

Di fronte alla crisi petrolifera che però nel frattempo andava montando, Garrone fu veloce a correggere la rotta: anche a costo di lasciarsi sfuggire qualche occasione, come un'alleanza con i kuwaitiani che sarebbe stata un affare ma non gli sembrava sicura. Vi rinunciò, ma senza detrimento per la sua Erg, che anzi aumentò costantemente gli utili fino a permettersi di acquistare le reti dei distributori Elf e Chevron in Italia, collocando così il gruppo tra i big del petrolio privato, vicino a Moratti e Brachetti Peretti.

Tutto questo, per Garrone, non ha mai comportato la rinuncia a un suo modo di essere anticonvenzionale: tra gli amici veri, ad esempio, annoverava Paride Batini, il “console” dei camalli, gli scaricatori del porto di Genova, con cui spesso e volentieri, in Galleria Mazzini, si ritrovavano a giocare a carte. E in città, il suo essere orgogliosamente “padrone di se stesso” e una sincera passione per Genova non gli hanno risparmiato attacchi e polemiche, anche perchè a sua volta lui era tutt'altro che diplomatico.

Stimato, però: per cui nell'83 venne eletto presidente dell’Associazione Industriali di Genova proprio grazie al dichiarato intento di svecchiare. Un mandato interpretato con grinta, e anche qui non senza polemiche, e quindi chiusosi senza “bis”. Per la cronaca, l'imprenditore sarebbe stato richiamato al vertice dell'Assiociazione dodici anni più tardi, dal '98 al 2000.

L'altro “salto”, nel '97, con la quotazione del gruppo in Borsa e il passaggio di mano ai figli; ma anche con la graduale (e fruttuosa) cessione dell'attività di raffinazione ai russi della Lukoil. E la riconversione ai business attuali: la TotalErg (51% Erg, 49% Total), una joint venture forte di  3.300 punti di vendita e una quota di mercato del 12%, terzo operatore italiano; e la ERG Renew S.p.A., primo operatore nell’eolico in Italia (1.061 megawatt) e nono in Europa (1.231 megawatt), oltre al residuo 20% della Isab e della raffineria Sarpom di Trecate.

C'è stato poi, costantemente in tutti questi anni, l'altro Garrone, l'appassionato presidente della Sampdoria , amato dai tifosi ma anche capace di gesti forti, come il licenziamento di Antonio Cassano, che l'aveva insultato (“è come un figlio, per me, l'ho perdonato, ma ogni tanto emette delle schegge impazzite che fanno male a tutti”) e il genove combattente, mai taccagno quando s'è trattato di sostenere qualche progetto visionario: l'idea di impiantare a Cornigliano, sull'area dell'ex siderurgico, quella Eurodisney che sarebbe poi sbarcata nella ben più fredda Marne La Vallèe, vicino Parigi; la promozione del nuovo stadio di calcio; il finanziamento del teatro Carlo Felice; o la divulgazione scientifica con la “Fondazione Edoardo Garrone”.

Affilato come sempre, in un'intervista programmatica del '90 al Secolo XIX, che il giornale della sua città giustamente rievoca, aveva ben sintetizzato, a proposito di Genova, quello che vale forse per tutto il Paese: “Genova soffre di un processo di impoverimento che non è frutto tanto di rifiuto del rischio o di scarsità di risorse, quanto soprattutto di carenze decisionali, di scelte non realistiche, di mediazioni non congrue con l’interesse generale”.

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