Milano-Serravalle, il futuro

Intervista al presidente Marzio Agnoloni, su cosa prevede per la rete stradale, sul suo lavoro in tre società pubbliche e... sul suo stipendio

Marzio Agnoloni, presidente della Milano Serravalle (Credits: US)

Marco Cobianchi

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Marzio Agnoloni è seduto sopra una montagna di strade. È presidente della Milano-Serravalle e della Tangenziale Esterna di Milano (Tem) oltre che amministratore delegato della Pedemontana. Tutte società pubbliche e tutte urgentemente bisognose di investimenti miliardari. E tutte, in qualche modo, interessate alla privatizzazione. Un primo tentativo è già stato fatto, ma è caduto nel vuoto. E in attesa del bis, Agnoloni ha deciso, su invito dell’azionista pubblico, di ridurre i suoi emolumenti del 30% portandoli al di sotto di quanto previsto dalla legge.

Però, presidente, non crede che tre poltrone in altrettante società pubbliche siano comunque troppe?
Partiamo dallo stipendio. Il mio emolumento non può superare l’80% di quello del presidente della provincia. Nella Milano-Serravalle e nella Pedemontana questo vincolo era già rispettato, ora lo è anche in Tem.

Si può dire che guadagna poco?
No. Si può dire però che se avessi continuato a fare il mio mestiere da privato cittadino, e avessi continuato ad occuparmi di ristrutturazioni aziendali, avrei guadagnato molto ma molto di più.

Allora perchè ha accettato?
Conosco Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, principale azionista del gruppo, da almeno 30 anni e quando mi ha chiesto di assumere questi incarichi l’ho fatto esclusivamente per spirito di servizio e per un obbligo morale verso di lui. D’altra parte in 45 anni di lavoro non ho mai voluto assumere incarichi pubblici, poi, nel maggio 2010 ho ceduto...

Però 3 poltrone...
Il motivo è prettamente funzionale: in queste tre società ci deve essere una regia unica perchè i problemi da affrontare sono gli stessi e sono di natura gestionale e finanziaria. Inoltre gli interlocutori sono esattamente gli stessi: azionisti e banche finanziatrici, cioè Banca Intesa.

La Milano Serravalle è stata al centro di molti scandali negli anni scorsi, tra i quali anche quelli legati ad assunzioni facili di natura politica. Lei farà lo stesso?
Qualche numero. Nei tre anni della mia direzione alla Milano-Serravalle sono state assunte solo 9 persone tra le quali il direttore generale, il direttore tecnico, il direttore degli acquisti e due persone nel servizio audit interno, che in una società come questa ricoprono un’importanza fondamentale. Nei tre anni precedenti la mia gestione sono state assunte circa 50 persone e ne sono state stabilizzate circa altre 100 che erano state assunte come stagionali.

Il 26 novembre c’è stata l’asta per vendere la società Milano Serravalle, ma è andata deserta. Visto come è andata a finire l’asta per la privatizzazione della Sea, si potrebbe dire che in Lombardia non si riesce a privatizzare nulla...
I motivi del flop dell’asta sono diversi. Il primo è che i tempi erano troppo stretti sia per quanto riguarda la durata dell’asta sia per quanto riguarda la modalità di pagamento. In secondo luogo il momento è difficile: in un mercato finanziario come questo trovare qualcuno che abbia 650 milioni di euro da pagare cash al momento dell’acquisto è praticamente impossibile.

Si riuscirà a privatizzare?
Credo di sì. Il nuovo bando è in corso e termina il 10 di luglio, quindi i tempi sono più lunghi. In più chi vince ha 2 anni per versare il dovuto.

Quali sono i soggetti interessati?
Credo ci siano anche società internazionali.

Quindi lei non è contrario a privatizzare anche a soggetti stranieri?
No, d’altra parte se non ci sono italiani disposti a pagare quel prezzo, è inevitabile. Certo: potrebbero essere interessati il gruppo Gavio e Autostrade per l’Italia, e io ne sarei felice. E poi c’è il fondo F2i, anche se credo che sarebbe meglio un operatore industriale invece di un fondo.

La provincia quanto incasserà dalla privatizzazione?
Circa 400 milioni.

Lei ritiene possibile terminare i lavori delle tre infrastrutture in tempo per l’Expo 2015?
Per quanto riguarda la Tangenziale esterna sì, se arrivano gli investimenti necessari è possibile. Per quanto riguarda la Pedemontana riusciremo a terminare i primi due tratti, chiamati A e B1. Se le banche ci accompagnano nei nostri piani di investimento potremmo anche aprire i cantieri delle altre tratte nel maggio del 2014 ma comunque l’intera Pedemontana, cioè il collegamento tra Bergamo, Monza, Milano, Como e Varese, non sarà pronto. Bisogna tener presente che il finanziamento dei lavori per la Pedemontana vale 3 miliardi di euro che abbiamo chiesto ad un pool di 5 banche: Intesa, Mps, Bpm, Unicredit e Ubi. Un ruolo sarà giocato anche dalla Cassa depositi e prestiti e dalla Banca europea degli investimenti.

E a quanto ammonta il valore degli investimenti in tutte e tre le società?
Si tratta di 5 miliardi per la  Pedemontana, 900 milioni per la Serravalle e altri 2,1 miliardi per la tangenziale esterna.

Fanno 8 miliardi. Una bella cifra, ma non dovrebbe essere un problema per società che godonop di concessioni pubbliche e rappresentano un monopolio naturale.
E invece lo è, anche per noi.

Posso solo immaginare i problemi di società private che operano in settori esposti alla concorrenza...
Esatto.

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