Mercato unico dei capitali: cos'è e cosa cambia per le aziende

Una pmi italiana potrebbe ricevere con più facilità finanziamenti da investitori basati in altri paesi membri

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. – Credits: EPA/OLIVIER HOSLET

Massimo Morici

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Non solo le banche. Per offrire alle piccole imprese europee una gamma più ampia di fonti di finanziamento alternative e ai risparmiatori maggiori possibilità di investimento, Bruxelles dà il via al piano d’azione per la creazione dell'unione dei mercati di capitali.

L'obiettivo è contribuire a sviluppare un'unica piazza europea per gli investimenti che comprenda tutti e 28 i paesi rimuovendo gli ostacoli che fino ad oggi hanno impedito la libera circolazione dei capitali.

Il sistema di finanziamento delle nostre imprese, soprattutto le pmi che costituiscono la spina dorsale del made in Italy, è ancora legato a doppio filo alle banche, da cui dipendono il 69% del totale dei debiti finanziari che salgono al 75% nelle piccole e medie imprese contro il 43% delle grandi imprese che possono contare sul altre fonti.

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In Europa, stando ai dati raccolti in un recente studio di Ambrosetti, questa percentuale in media scende al 54%; nel Regno Unito e negli Stati Uniti d'America addirittura al 31 e 30%.

I FINANZIAMENTI PER LE PMI
Ma cosa cambierà, in sostanza, con l’apertura del mercato unico dei capitali?

"Il piano d'azione pubblicato ieri dalla Commissione Europea definisce gli effetti pratici che l'attuazione il mercato unico dei capitali dovrebbe portare all'economia reale. In pratica, una pmi europea potrà finanziarsi come una grande azienda e potrà farlo attraverso i mercati dei capitali tra i diversi Stati membri" spiega a Panorama.it Andrea Crovetto, banchiere di lungo corso e ora amministratore delegato di Epic, una piattaforma digitale che consente a investitori qualificati di investire in minibond, cambiali finanziarie o azioni di pmi.

"Ad esempio, una pmi spagnola – aggiunge - potrebbe presentare i suoi progetti di investimento a potenziali investitori nei diversi Stati membri e ricevere finanziamenti da investitori basati in Germania e in Italia. Allo stesso tempo, sempre per fare un esempio, un investitore francese avrà la possibilità di diversificare il proprio portafoglio di obbligazioni emesse da società di un determinato settore, come il farmaceutico, investendo in piccole e medie imprese basate in Olanda, Portogallo o Italia".

Il via libera segue una consultazione avviata a febbraio dalla Commissione sulle misure necessarie per sbloccare gli investimenti nell’Ue.

Le risposte arrivate sono state oltre 700 e, scrive la Commissione in una nota, "testimoniano di un ampio sostegno a favore dell’unione dei mercati dei capitali".

Dai contributi è emerso che il mercato unico dei capitali "contribuirebbe a sostenere una maggiore ripartizione transfrontaliera dei rischi, a creare mercati con un maggiore spessore e più liquidi e a diversificare le fonti di finanziamento dell’economia".

LE MISURE ALLO STUDIO
Quanto al piano d’azione lanciato dalla Commissione Juncker, l’unione dei mercati dovrebbe mobilitare e convogliare i capitali non solo verso le imprese ma anche verso progetti infrastrutturali (come richiesto dalle imprese di assicurazione).

Ampliare la gamma di fonti di finanziamento e accrescere gli investimenti a lungo termine, secondo i tecnici di Bruxelles, renderebbe i cittadini e le imprese europee meno vulnerabili agli shock finanziari come si sono visti negli anni successivi all'ultima del 2008.

Tra le misure a breve termine che saranno prese, la Commissione ricorda le nuove norme sulla cartolarizzazione - il processo con cui un soggetto che eroga un prestito (come una banca) crea uno strumento finanziario raggruppando attività che poi gli investitori possono acquistare - che puntano a una maggiore semplificazione, trasparenza e standardizzazione.

Secondo le stime della Commissione, se le cartolarizzazioni nell'Ue tornassero ai livelli di emissione medi pre-crisi, sarebbe possibile generare tra i 100 e i 150 miliardi di euro di finanziamenti supplementari per l’economia.

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