Mediobanca, ecco come cambia

Cade la suddivisione in tre gruppi degli azionisti, cambiano le nomine dei consiglieri e gli equilibri nel patto di sindacato di piazzetta Cuccia. Bolloré diventa secondo azionista

Il finanziere francese Vincent Bolloré, da oggi secondo socio di Mediobanca – Credits: Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Gianluca Ferraris

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Per chi conosce le dinamiche paludate e le regole spesso non scritte dei salotti finanziari all’italiana, la svolta è notevole. E supera di molto, per intenzioni e probabili conseguenze, quel paragrafetto vergato all’interno del verbale di stamattina intitolato “Revisione del testo dell’accordo parasociale”. D’ora in poi, in barba al motto reso immortale dal suo fondatore Enrico Cuccia, anche in Mediobanca le azioni si conteranno, invece di venire pesate.

Potrebbe riassumersi così, in una battuta, la scelta dei grandi soci della banca d’affari milanese di rivedere i termini del patto di sindacato che la governa e che a oggi blindava il 30,5 per cento del capitale azionario.

- Cade, in primis, la storica suddivisione del patto in tre filoni distinti: il “gruppo A” delle banche, il “gruppo B” dei soci industriali (entrambi al 12 per cento) e il “gruppo C” dei soci esteri, in realtà composto dal solo finanziere francese Vincent Bolloré (che controlla il residuo 6,5 per cento ma è stato autorizzato a salire fino all’8).

- Cade anche, di conseguenza, il sistema del numero di nomine spettanti a ciascun gruppo per la designazione dei consiglieri di amministrazione, prima fissata a 5 per i bancari, 7 per gli industriali e 4 per gli “stranieri”. Da oggi in poi, a parte i cinque manager, il nuovo patto di Mediobanca designerà gli amministratori in maniera rigorosamente proporzionale e su base singola. Le modifiche allo statuto sono state approvate all'unanimità e nessun socio ha manifestato volontà di uscire. La soglia di decadenza dell’intesa non è stata modificata e resta al 25 per cento, una quota che continuerà a garantire stabilità.

- Lo statuto, in ossequio alle indicazioni di Bankitalia e Consob, verrà modificato formalmente in occasione dell’assemblea annuale 2015. Ma l’abolizione dei tre gruppi di soci avrà un impatto sul prossimo rinnovo del consiglio che avrà luogo con l'assemblea del 28 ottobre. Il nuovo consiglio, secondo indiscrezioni pubblicate questa mattina dalle agenzie di stampa specializzate, sarà composto da 18 membri al massimo (contro i 20 attuali) e vedrà schierati almeno otto consiglieri indipendenti e un rappresentante delle minoranze. Restano dunque fino a quattro posti da ripartire tra i soci non più in base all'appartenenza ai singoli gruppi ma in base alla quota detenuta. A fare la voce grossa saranno dunque probabilmente i primi tre azionisti: Unicredit, Mediolanum e lo stesso Bolloré che proprio oggi è ulteriormente salito al 7,01 per cento dello stock azionario globale, dal 6,46 per cento precedente, diventando il secondo socio. Toccherà proprio a lui e a Unicredit, tra l’altro, esprimere le future vicepresidenze.

Il patto tornerà a riunirsi il 29 settembre mentre l’ultima riunione del consiglio in scadenza è fissata per il 17 dello stesso mese, quando saranno approvati i conti dell'esercizio fiscale 2013/2014. Molta la curiosità da parte degli analisti dopo che l’istituto di piazzetta Cuccia ha avviato nel corso dell’ultimo semestre un progressivo smobilizzo delle partecipazioni ritenute non più strategiche e in passato detenute più per finalità “politiche” che speculative: dai cambi di governance in Generali, Rcs e Telecom , alla fine dei patti parasociali di Pirelli e Rcs che vedevano spesso Mediobanca recitare il ruolo del gran ciambellano, passando per la scissione (non priva di frizioni tra i soci) ai piani alti di Telco. Piccole e grandi rivoluzioni in quelli che erano stati i bastioni di un sistema di potere ora sempre più sfumato e in cerca di equilibri differenti, come dimostrano anche le decisioni di oggi.

La notizia non sembra essere stata accolta troppo positivamente dai mercati: in questo momento il titolo Mediobanca, con una perdita del 2,6 per cento, è insieme a Telecom Italia la maglia nera del listino milanese.

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