Aziende

Maschio, l'anti-Piaggio

A Pontedera si chiede la restituzione del premio di produzione. A Padova si reinveste nell'azienda. A patto che...

Gli interni dello stabilimento Maschio Gaspardo (Credits: US)

Mentre la Piaggio di Pontedera chiede ai dipendenti di restituire all’azienda il premio di produzione, c’è chi avva fatto bene prima i conti con l’oste. Ha chiamato a raccolta i dipendenti e a tutti ha chiesto tre anni di fedeltà: niente scioperi, niente aumenti di stipendio, niente assenteismo e il risparmio sarebbe stato investito per aggredire la crisi.
Risultato, il gruppo padovano Maschio Gaspardo, 236 milioni di fatturato e 1.300 dipendenti nel mondo è riuscito a tagliare i prezzi, con sconti anche del 50 per cento e ad affermarsi a livello internazionale nonostante la crisi. “Il fatturato del 2012 è cresciuto del 26%” sottolinea il presidente Gaspardo Egidio Maschio alla presentazione del piano industriale 2013/2017. E ad ascoltarlo c’erano una cinquantina di banche, quelle che lo hanno sempre sostenuto e nuovi “auditor” provenienti da Russia, India, Cina, persino dall’Iran. ”Il credit crunch? Mai saputo cos’è” dice con orgoglio. “Grazie alla solidità e ai conti in ordine”.

Ed è la solita storia, perché le banche non amano il rischio. Aiutati che la banca di aiuta. E con 14 milioni di utile e 34 di margine lordo consolidato, non è difficile.
Adesso Maschio chiede 100 milioni, per sostenere una linea di sviluppo molto ambiziosa fatta di acquisizioni e ampliamenti. In gioco c’è un mercato, quello delle macchine agricole, dato in crescita nel mondo del 7%. In linea con l'aumento della popolazione e della necessità di produzione alimentare nei Paesi din via di sviluppo. “L’Africa è il futuro” sottolinea ancora il presidente. Ma anche India, Asia, e Sud America. “L’obiettivo è ampliare i siti produttivi e  le filiali commerciali in Italia e nel mondo, potenziando la gamma produttiva sino a poter  offrure tutto l’esistente nel settore delle macchine per l’agricoltura. Come? Anche acquisendo aziende, in Italia e all’estero”.

A questa frase viene subito in mente l’acquisto dell’azienda emiliana Unigreen, inglobata nel gruppo Maschio Gaspardo a fine 2012, mentre sono a buon punto le trattative per una nuova operazione in Italia. Nel mirino c’è un’altra società del norditalia che produce buoni aratri: “Abbiamo già firmato la lettera di intenti, conto di chiudere entro i prossimi due mesi”.

Gaspardo Egidio Maschio è quanto di più lontano dagli arzigogoli finanziari e contrattuali si possa pensare. Ex operaio, settore agricolo. Mani nella terra. Concretezza. E funziona. “Non mi sento di giudicare la riforma FOrnero, ma una cosa posso dirla: io nasco come operaio e ragiono come tale. Nessun dipendente se non valorizzato, se non ha prospettive, se non crede nell’azienda farà mai il bene dell’azienda. E nel mare magnum di esodati, precari, aziende che giocano al risparmio sui contratti è bene sottolinearlo”.

Dopo tre anni, le aumenterà dunque l’integrativo ai suoi dipendenti? “Se e quando finirà la crisi, senz’altro. Non prima. Poi staremo più che bene tutti!”. Con la stessa filosofia Gaspardo Egidio Maschio ha convinto a serrare i ranghi attorno a lui anche tutti i suoi fornitori. “Ho garantito acquisti e ordini in cambio di uno sconto. Che insieme al risparmio sui nuovi contratti ho scontato dai prezzi per la clientela. Il risultato non è mancato di arrivare”.

Adesso il Gruppo padovano punta entro i prossimi 5 anni quasi a raddoppiare il fatturato, crescendo di ulteriori 200 milioni. In attesa dei premi di produzione. Da non restituire.

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