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Marchionne e le 5 ragioni per la fusione tra Fca e Gm

Dietro l’insistenza per l’accordo ci sarebbe tra l’altro anche un interessamento di Warren Buffet

Sergio_Marchionne

L'amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne – Credits: Imagoeconomica

“Ci sono voci molto insistenti secondo le quali la possibile alleanza tra Fca e Gm, verrebbe vista di buon occhio, e dunque sostenuta, anche da Warren Buffet, il terzo uomo più ricco del mondo”. A sostenere questa tesi è Giuseppe Berta, economista della Bocconi e grande esperto del settore dell’automotive, che aggiunge: “Solo in questo modo si spiegherebbe tra l’altro, l’insistenza con cui Sergio Marchionne continui a lavorare per una fusione tra i due grandi marchi dell’auto, nonostante i rifiuti e le smentite che arrivano costantemente dai vertici manageriali della Gm”. Come a dire dunque, che il numero di Fca avrebbe le spalle “finanziarie” ben coperte, per un’operazione che sarebbe di portata storica per il settore automobilistico mondiale. Ma l’interessamento di Buffet, che può contare su un patrimonio stimato in circa 73 miliardi di dollari, non sarebbe però l’unica motivazione a sostenere la tenacia con cui da mesi Marchionne spinge per un accordo tra Fca e Gm.

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“C’è da considerare infatti – continua Berta – che General Motors conta un azionariato diffuso che potrebbe essere fortemente influenzato verso una possibile alleanza”. Cosa che non accade invece al management dell’azienda, preoccupato ovviamente, che una possibile fusione possa portare ad una propria defenestrazione. “Differenza questa fondamentale ad esempio con Ford – spiega Berta – dove a comandare è ancora la famiglia e dunque accordi di questo tipo potrebbero risultare ben più complicati”. E a giocare a favore di Marchionne, proprio nell’influenzare positivamente l’azionariato di Gm, potrebbero esserci anche alcuni hedge fund americani, anch’essi pare molto interessati ad un eventuale accorpamento dei due marchi automobilistici. Un ulteriore fattore questo che sembra dunque spingere nella direzione auspicata dal numero uno di Fca. Quest’ultimo poi, proprio in ragione delle cose dette finora, vede chiara la possibilità che una futura nuova società, che nascesse su suo impulso dalla fusione di Fca e Gm, non potrebbe che essere governata da lui stesso.

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“Una motivazione questa non da poco – sottolinea Berta – visto che una cosa di questo tipo non sarebbe mai potuta accadere con altri big dell’auto, come ad esempio la già citata Ford, oppure la Volkswagen, della quale si era pure parlato qualche tempo fa, come possibile partner di una nuova avventura imprenditoriale”. E come se già non bastassero le ragioni finora elencate per spiegare la predilezione del manager in pullover per Gm, a favorire un possibile disegno di fusione con Fca, ci sarebbe anche l’attuale clima politico degli Stati Uniti. “Obama e il suo governo hanno dato forte impulso ai progetti di Marchionne – fa notare Berta -. In questo contesto è ovvio che anche una possibile iniziativa di fusione con Gm verrebbe, se non favorita, di certo non ostacolata. L’arrivo invece a Washington di un presidente repubblicano potrebbe completamente cambiare le carte in tavola”.

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E considerando che le elezioni Usa si avvicinano sempre di più, il tempo a disposizione per Marchionne sembra essere limitato. Se vorrà dunque condurre in porto il suo programma di accorpamento con Gm dovrà sfruttare al massimo la buona stella di questo periodo, nel quale tra l’altro può contare anche sui buoni risultati ottenuti da Fca sul mercato italiano, dove ad agosto cresce del 12,7%, un valore superiore anche a quello complessivo pari al 10,6%.   

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