Marchionne: compro, vendo o diluisco?

Il sindacato della Chrysler porta il gruppo in tribunale per alzare il prezzo della sua quota. E l’ad medita sulla fusione con il Lingotto

Sergio Marchionne nell'elaborazione grafica di Stefano Carrara

Sergio Luciano

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E se la Fiat vendesse l’Alfa Romeo all’Audi? O se tenesse tutto e si fondesse con la Chrysler, lasciando però diluire al 15 per cento l’Exor della famiglia Agnelli? E se, invece, non si fondesse più? Tutte ipotesi verosimili, a oggi. Perché il bello con Sergio Marchionne è che, da quando ha salvato la Fiat e si è riscoperto mediatico, nessuno si annoia più, fra il Lingotto e Detroit: non mancano i colpi di scena.

Intanto Marchionne ha scoperto che i suoi tanto amati sindacati metalmeccanici Usa dell’Uaw sanno dire di no: no al prezzo di 139,7 milioni di dollari che ha offerto per il 3,3 per cento del capitale Chrysler (sul 41,5 per cento che controlla il fondo pensioni Veba). I sindacati chiedono 342 milioni, il 144 per cento in più, e hanno portato in tribunale la Fiat. La Corte del Delaware doveva decidere a marzo però ha rinviato all’estate.

Il vero problema del Lingotto è che comprare quel 3,3 per cento non basta. Per effettuare una fusione senza diluire l’Exor degli Agnelli la Fiat dovrebbe possedere il 100 per cento della Chrysler. Che significa spendere altri 4 miliardi di dollari circa. Altrimenti, se i sindacati anziché vendere alla Fiat collocano in borsa le loro quote, Marchionne fondendo comunque le due società diluisce i suoi soci. John Elkann non ha escluso la possibilità: «Se fosse utile all’azienda, non lo impediremo».

A meno che la Fiat non faccia cassa, per esempio cedendo alle lusinghe del gruppo Volkswagen che vuol comprare l’Alfa Romeo, segnatamente per integrarne il marchio tra i propri, scalzando gradatamente la declinante Seat e affiancandolo all’Audi, dove l’ex marchionniano Luca De Meo non desidererebbe altro (anche alla Regione Lombardia l’ipotesi di un intervento tedesco su Arese trova conferme informali e piace). Ma i ma sono tanti.

Marchionne ha ribadito il no all’ipotesi di cedere l’Alfa e il fatto stesso che la fusione Fiat-Chrysler sia così importante per sprigionare le sinergie tra i due gruppi è tutt’altro che pacifico. Anche per questo, e per la prima volta, la strategia della guerra lampo di Marchionne segna il passo.

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