Aziende

Liliane Bettencourt, la storia di Madame L'Oréal

La donna che, iniziando come tirocinante nel laboratorio del padre, ha trasformato negli anni l'azienda di famiglia in un impero da 44 miliardi di euro

Liliane-Bettencour

Chiara Degl'Innocenti

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Era la donna più ricca al mondo Liliane Bettencourt. Non poteva rinunciare al denaro, ma lo trovava immensamente volgare. “Ricca è una brutta espressione”, sosteneva da trent’anni Madame L'Oréal che dalle tinture per capelli (poi, anche shampoo e creme da scaffale del supermercato) era arrivata a costruire un impero da 44 miliardi di euro proprio snobbando il "vile" denaro.

Ma poiché pecunia non olet aveva fatto in modo che il suo patrimonio crescesse così tanto da trasformare la piccola azienda a gestione familiare nel colosso cosmetico. Ora lei è scomparsa all'età di 94 anni il 21 settembre, nella sua casa di Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi. E della sua storia, a tratti macchiata da vicende familiari e politiche non cristalline, resta il ricordo di una vita complicata oltre alle polemiche sul suo patrimonio.

L’azienda del padre

Nata a Parigi nel 1922, figlia del chimico Eugène Schueller, aveva compreso fin da subito le potenzialità dell’allora L’Auréale, il laboratorio del padre dove si facevano esperimenti per colorare i capelli a casa. Ad appena 14 anni, aveva iniziato a lavorare come tirocinante intuendo che la moda dei capelli corti e tinti sarebbe diventata una tendenza.

La L'Oréal fondata all'inizio del secolo scorso nelle mani della signora Bettencourter divenne ben presto oro, ma proprio per questo motivo gli ultimi anni della sua vita furono segnati da una tentacolare saga familiare, oltre che politica e giudiziaria.

L’affaire Bettencourt in famiglia

Il cosiddetto affaire Bettencourt parte dal 2009-2010 con il caso Francois-Marie Banier, lo scrittore e fotografo dandy, accusato dalla figlia Francoise Bettencourt-Meyers di aver approfittato dell'anziana signora per ottenere in dono un miliardo di euro tra denaro e immobiliari, inclusa un'isola alle Seychelles. Poi è la volta della controversa vicenda di Patrice de Maistre, l'amministratore del patrimonio che ricevette, tra l'altro, una barca a vela di 21 metri e 5 milioni di euro, oltre che una chiacchieratissima Legion d'Onore.

Meglio di un romanzo, nella storia di Liliane Bettencourt non poteva mancare il maggiordomo che, si racconta, registrò le conversazioni di Madame con il solo obiettivo di mostrare la fragilità di una vittima circondata da personaggi "senza scrupoli".

L’affaire Bettencourt in politica

Con l'ex contabile Claire Thibout, la cui testimonianza fece tremare l'Eliseo, evocando una tangente da 150 mila euro per Nicolas Sarkozy, poi prosciolto dai giudici si accende anche il filone politico. Il caso mise nei guai anche l'allora ministro del Lavoro, Eric Woerth, accusato di aver aiutato la Bettencourt ad evadere il fisco e intascando tangenti nelle sue vesti di tesoriere dell'Ump.

Le intuizioni e le acquisizioni

È indiscutibile il ruolo determinante della Bettencourt nella vita dell'azienda. Nonostante non avesse accettato la carica di presidente, lasciata al marito André, nel 1974 spinse la L'Oréal ad aprire l'azionariato alla multinazionale svizzera Nestlé e più tardi all'acquisto del marchio Maybelline New York.

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