Aziende

Landini contro il "bonus Marchionne" ai dipendenti Fiat

Il leader Fiom attacca il nuovo sistema retributivo che prevede premi fino a 10.700 euro. Ma non è la prima volta che l'azienda "scavalca" il sindacato

Marco Cobianchi

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Sergio Marchionne, con il nuovo piano di remunerazione per i dipendenti della Fiat, non concordato con Cgil, Cisl e Uil, continua nella sua strategia: quella di “sottrarre" i lavoratori al monopolio sindacale. Per questo ieri Maurizio Landini, leader della Fiom, ha detto che il nuovo piano, che permette ai dipendenti di guadagnare fino a 10.700 euro in più nei prossimi anni “cancella il ruolo del sindacato riducendolo a spettatore notarile” e “finge una partecipazione dei lavoratori ai destini aziendali su cui invece non hanno alcuna possibilità di parola”.

Il fatto è che non è la prima volta che l’amministratore delegato del gruppo Fca “delegittima” il sindacato scavalcandolo, si può dire, a sinistra. Il precedente risale al 2007 quando Sergio Marchionne, arrivato a Torino solo tre anni prima, decide di versare 30 euro in più al mese a tutti i dipendenti, dirigenti esclusi, nel bel mezzo delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Quella decisione, non concordata, fece dire a Giorgio Cremaschi, il “dissedente della Cgil” che Marchionne era “il peggior nemico del sindacato”. E aveva ragione, perché da allora ben poco è stato concordato con i sindacati, sia quando si è trattato di scelte a loro sfavore sia quando si è trattato di scelte a loro favore. Una delle poche volte che la Fiat si è seduta al tavolo delle trattative è stato nel 2006 quando concesse un premio di risultato di 1.100 euro, erogabile entro il 2008, all’interno di un contratto integrativo che in Fiat non esisteva da 10 anni. QUell'integrativo venne sottoscritto da tutte le organizzazioni, Fiom compresa.

La mossa di questi giorni ribadisce, invece, il concetto espresso nel 2007: ai dipendenti ci pensa l’azienda, non il sindacato. Dal punto di vista delle organizzazioni è una minaccia mortale soprattutto per quelle, come la Fiom, specializzate nell’organizzare il dissenso. Per Landini la decisione “colpisce la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori constringendoli a rinunciare alla propria libertà in quanto persone indipendenti ed autonome”. Per questo la Fiom ha deciso di dare il via ad una stagione di assemblee nel corso delle quali cercherà di convincere i lavoratori che un’azienda che aumenta il salario del lavoratori, in realtà, sta giocando contro la loro “dignità”.

In base al nuovo sistema retributivo un operaio specializzato guadagnerebbe, secondo i calcoli aziendali, fino a 7mila euro in più in quattro anni e, se le performances della Fiat dovessero superare i target (si punta a non perdere più soldi in Europa già nel 2015) il bonus può crescere fino a 10.700 euro. Ma, secondo Landini, questo si traduce nel fatto che il divario di stipendio tra un operaio Fiat e uno di un’altra industria metalmeccanica, pari a 750 euro secondo i calcoli del sindacato, non verrà colmato. Ora toccherà spiegarlo ai lavoratori nelle assemblee.

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