Edoardo Frittoli

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Fu un ingorgo di carretti agricoli a trazione animale a far nascere l'idea della Citroen 2CV: quello in cui Pierre Boulanger (capo dell'ufficio studi Citroen) si venne a trovare un giorno del 1934 mentre si trovò a transitare in un piccolo villaggio della campagna francese.

Nacque in quest'occasione il progetto di una macchina super-utilitaria alla portata di tutti, che avrebbe dovuto avere anche la funzione di trasporto merci per i contadini e che avrebbe dovuto essere spartana, economicissima e di facile manutenzione.

TPV: l'antenata della 2CV

Quello della TPV (Très Petite Voiture) fu uno dei progetti a più lunga gestazione di tutta la storia dell'automobilismo, soprattutto a causa della guerra.

Il primo prototipo, che fu progettato dal designer di origini italiane Flaminio Bertoni detto "dita d'oro" e dall'ingegner André Lefèbvre, fu pronto nel 1937. La TPV, al primo test, è praticamente ingovernabile. Per poter perfezionare la progettazione, Boulanger acquista una proprietà superprotetta nella Valle della Loira a 100 km da Parigi.

I primi esemplari di preserie rappresentavano quanto di più essenziale potesse costituire una vettura: motore bicilindrico da 375cc. per 8CV di potenza. carrozzeria interamente lamiera ondulata, tetto in tela proseguito fino ai parafanghi posteriori, accensione a manovella e un faro soltanto al centro del frontale. Quest'ultima soluzione sarà poi modificata a causa del rischio che la TPV fosse scambiata di notte per una motocicletta. questo "brutto anatroccolo" poteva trasportare fino a 50 kg di bagaglio e raggiungere la velocità massima di 60 Km/h.

La guerra, l'occupazione della Francia e la ripresa dello sviluppo

Lo sviluppo della piccola Citroen sarà bloccato dallo scoppio della guerra e dalla successiva occupazione nazista della Francia. La fabbrica di La Fertè-Vidame viene occupata e adibita a deposito materiale militare. I pochi esemplari assemblati saranno distrutti anche per non lasciare agli occupanti la possibilità di sottrarre il progetto del TPV.

Il progetto della 2CV riprenderà alla fine delle ostilità con le caratteristiche di base di anteguerra. Le principali modifiche riguardavano il proiettore sempre unico ma spostato sul lato sinistro del cofano anteriore e l'avviamento a strappo, poi cambiato con uno a chiave tradizionale. La 2 cavalli aveva la serratura unicamente sulla portiera sinistra e i vetri posteriori erano fissi, le luci posteriori simili a quelle di un ciclomotore.

Prima del debutto definitivo, tuttavia, la piccola francese sarà attualizzata e notevolmente migliorata dalla matita di Flaminio Bertoni, che ridusse la superficie dei lamierati ondulati e aggiunse il secondo faro anteriore ancorato al cofano, soluzione mai più abbandonata per tutta la vita produttiva della 2CV.

Salone di Parigi 1948: nascita di un'icona a 4 ruote

Il lancio avverrà al Salone dell'Auto di Parigi il 6 ottobre 1948, dove la macchina sarà presentata nell'unica tonalità di grigio chiaro disponibile. I pareri saranno molto divisi, soprattutto tra pubblico e stampa. Mentre i Francesi apprezzavano l'idea di una macchina che avrebbe reso possibile la motorizzazione di massa, i giornalisti non avevano gradito la linea ancorata agli anni '30, la scarsa affidabilità e l'eccessiva povertà negli allestimenti.

La produzione della prima serie, la 2CV A, inizierà nel 1949 ad un ritmo molto blando, per permettere alla Citroen di apportare le modifiche richieste dalle impressioni dei primi e pochi fortunati possessori.

La Francia si innamora della Deux Chevaux

Il pubblico francese imparò presto ad amare la "Deux Chevaux", tanto che nel 1950 gli stabilimenti di Levallois dovettero far fronte ad una domanda schiacciante che vide le liste di attesa sfiorare i 7 anni. All'avvio della produzione di serie, furono 400 le 2CV che uscivano ogni giorno dalla linea di montaggio, equipaggiate ancora dal motore "motociclistico" a due cilindri e tre velocità. Lo stesso anno arriva ad affiancare l'utilitaria la sua versione commerciale, la "Fourgonnette", che rappresenterà un altro successo commerciale per la casa del double chevron. Nel 1954 fu disponibile il propulsore bicilindrico da 475cc.

Dopo l'aggiunta di nuove colorazioni il successo della piccola francese sarà inarrestabile: nel 1956 si raggiunse il traguardo del mezzo milione di 2CV prodotte. L'anno successivo con il modello AZLM la due cavalli perderà la capote in tela integrale, che sarà limitata al tetto e sostituita parzialmente da uno sportello metallico che rimarrà fino alla fine della produzione. Nel 1960 il primo restyling sostanziale, con la scomparsa dal cofano motore della lamiera ondulata sostituita  da 5 nervature. Una versione speciale di quegli anni sarà la 2CV "Sahara", dotata di due motori, uno anteriore ed uno posteriore (con il risultato delle 4 ruote motrici).

L'evoluzione della specie (1965-1985)

Dal 1965 in avanti la dotazione della AZAM sarà più ricca e comprenderà il riscaldamento e una sorta di immobilizer antifurto ante-litteram. Ma la novità più importante sarà certamente la disponibilità del nuovo bicilindrico da 602cc per 28,5 Cv di potenza massima, in grado di far sfiorare alla piccola di casa Citroen la soglia del 100 Km/h. Sopravvissero le versioni con il propulsore originario da 475cc denominata 2CV4, mentre la nuova e più performante versione sarà chiamata 2CV6. La storia di un'icona sempre fedele a sé stessa. Una eccezione stilistica avverrà nel 1975, quando già la due cavalli era stata affiancata dalla sua "gemmazione" Dyane: si provò ad attualizzare la linea adottando due proiettori quadrangolari, che non raggiunsero mai l'apprezzamento del grande pubblico. Tornati i fari circolari, diverse saranno le versioni speciali e limitate della bicilindrica: La Spot, una bicolore con il tetto in tela in tinta con la carrozzeria e quindi la più famosa e diffusa "Charleston", anch' essa con carrozzeria bicolore e sedili trapuntati. Una delle ultime versioni speciali uscita sul mercato sarà la "Dolly", una 2CV con i parafanghi verniciati a contrasto con il resto della carrozzeria. Siamo nel 1985, vale a dire mezzo secolo dopo l'idea della macchina del popolo di casa Citroen ispirata al lavoro quotidiano della vasta campagna francese. Tre anni dopo, ovvero a 50 anni dal lancio al salone di Parigi 1948, usciva dalle linee di produzione di Levallois l'ultima 2CV. Sarà prodotta ancora per due anni in Portogallo, per un totale di quasi 4 milioni di berline e 1,3 milioni di versioni furgonate.

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