ITAtech, per l'innovazione italiana soldi al rallentatore

Il fondo creato nel 2016 da Cdp e Fondo europeo degli investimenti ha assegnato solo 40 milioni su 200. Ora serve un colpo di acceleratore

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– Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Stefano Caviglia

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Era il 19 dicembre 2016 quando la Cassa depositi e prestiti e il Fondo europeo degli investimenti hanno annunciato la creazione, con 200 milioni di euro (100 a testa), del fondo Itatech, a cui affidare il rilancio degli scarsi investimenti mirati alla nascita di imprese innovative in Italia. Sono passati più di 12 mesi e Itatech ha fatto parlare di sé soprattutto per le polemiche suscitate dall’intenzione (trapelata informalmente e per ora non attuata) di assegnare gran parte delle risorse a una società francese chiamata Sofinnova.

“Perché mai li soldi per il venture capital italiano devono passare per un fondo francese?” si sono chiesti in molti, provocando una discussione piuttosto accesa che ha tenuto banco per settimane in tutto il settore. Tanto più che all’orizzonte, come fece notare a suo tempo Panorama.it, si intravede anche un imbarazzante conflitto di interesse, dal momento che l’unica società italiana con cui Sofinnova ha avuto rapporti di collaborazione in questi anni è la fondazione Telethon, dove proprio l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia, è consigliere di amministrazione.

Pare che in Cdp non considerino questo un conflitto di interessi vero e proprio, dal momento che gli incarichi di consigliere di amministrazione della fondazione benefica (chi l’avrebbe mai detto?) non sono retribuiti. Ma forse non sono poi così convinti neppure loro, visto che la pista francese di Itatech che sembrava pronta per essere battuta è rimasta invece congelata, con il sollievo (almeno per il momento) dei venture capitalist italiani, timorosi di restare a bocca asciutta.

Ma al di là del braccio di ferro in corso fra Cdp e il venture capital italiano resta il fatto che l’investimento annunciato con tanta enfasi nel 2016 non ha ancora prodotto nulla, o quasi. L’unica società ad aver ricevuto fondi è la Vertis di Napoli, specializzata in progetti di automazione: 30 milioni nel settembre del 2017, con l’impegno ad aggiungerne altri 10 quando questi saranno stati investiti. Ad oggi pare siano in dirittura d’arrivo i primi tre finanziamenti, miranti soprattutto alla creazione delle competenze per trasformare risultati scientifici in asset industriali. Una buona iniziativa, ma non certo in grado di soddisfare le attese suscitate dal lancio di Itatech nel 2016.

Al punto in cui siamo si può solo auspicare che i restanti 160 milioni disponibili per una sferzata all’innovazione industriale in Italia trovino la miglior destinazione possibile nei tempi più brevi. L’effetto sul sistema dell’iniezione di risorse annunciata con Itatech sarà ben maggiore se concentrata in poco tempo rispetto a una distribuzione erogata con il contagocce nell’arco di anni. E poiché i passaggi per individuare i progetti meritevoli, introdurre le correzioni necessarie e infine finanziarli sono di norma assai complessi, sarebbe decisamente benvenuto un colpetto di acceleratore in cima alla catena.

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