La classifica dei marchi che piacciono di più agli italiani

La ricerca Italy Rep Track 2016 mostra cosa preferiscono i Millenials, gli Under35. Da Ferrero a Google, premiano qualità ed etica

millennials

– Credits: iStock - djiledesign

Stefania Medetti

-

Prodotti aspirazionali, tecno-digitali e della tradizione familiare. Sono queste le tre macro categorie a cui vanno le preferenze dei Millennials italiani espresse nell’ambito della prima edizione della ricerca condotta sul target generazionale dei 18-34enni da Reputation Institute, l’istituto di ricerca globale specializzato nella reputazione delle aziende.

Per Italy Rep Track 2016, dunque, sono stati sentiti circa 13mila Under 35 che si sono espressi su oltre 350 marchi somministrati in ragione della loro familiarità con il grande pubblico.

Il risultato, illustrato in anteprima a Panorama.it, mostra come in media, i brand che godono del maggior favore fra i giovani hanno ottenuto un punteggio di 67,2 RepTrak Pulse Score, un dato che indica un forte rapporto emozionale del cliente con il marchio.

"Considerato che un risultato superiore a 70 è sinonimo di una reputazione molto forte, i dati di questa prima ricerca dimostrano che i giovani tendono a fidarsi di più delle aziende rispetto agli italiani in generale", fa notare Michele Tesoro, managing director Italia, Svizzera e Medio Oriente di Reputation Institute.

I nomi in classifica

Ai primi tre posti della classifica, dunque, con una RepTrak Pulse Score superiore a 80, figurano Ferrero con 86, seguita da Google con 85,8 e Disney con 84,8. Nella top ten figurano anche Canon, Coop Italia, Ferrari, Apple, Pirelli, Lego e Amazon.

Ma le prime cinquanta aziende vantano comunque un punteggio superiore a 70 RepTrak Pulse Score, indicativo di una disponibilità all’acquisto stimata del 57%. L’analisi della reputazione aziendale è condotta tenendo presenti sette parametri: qualità del prodotto, tasso di innovazione, percepito del posto di lavoro, governance, cioè etica, responsabilità sociale di impresa, la leadership e performance finanziaria.

"I parametri hanno un peso diverso, ma dall’analisi dei giovani, in confronto alla popolazione allargata, emerge che le due variabili più importanti sono la qualità dei prodotti e l’etica aziendale", prosegue Tesoro. In realtà, anche il tema della performance, ovvero della solidità e delle prospettive future è tenuto in particolare considerazione da questo target anagrafico.

Colmare le distanze

Fra i marchi che, invece, ottengono un punteggio inferiore a 70, figurano per esempio le banche: Unicredit si attesta a 61,8, seguita da Uni con 58,4. Volkswagen, che aveva un punteggio vicino all’80 nella precedente edizione dell’inchiesta presso gli italiani, si attesta al 50,6 nel ranking stilato dai giovani che, però, sono altrettanto severi nella valutazione di brand molto utilizzati come i social network: LinkedIn totalizza 63,6 e Facebook si deve accontentare di un magro 50,8. Agli ultimi posti, Monsanto con 37,3.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

La vita da sogno dei giovani ricchi russi

Su Instagram si trova la pagina dedicata allo sfarzo che circonda i figli degli oligarchi

Istat: la disoccupazione è stabile. Ma non tra i giovani

Giovani e ricchezza, perché i redditi non crescono

La disponibilità economica degli under 30 è cresciuta solo in Australia. Stabile la Germania. Male Italia, Stati Uniti, Spagna e Regno Unito

Commenti