India e Finmeccanica: solo l'Italia può risolvere il caso

E intanto New Delhi autorizza un sistema di tassazione retroattiva che colpisce le multinazionali

(Credits: Leon Neal/AFP/Getty Images)

Claudia Astarita

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Mentre in Italia un team della polizia criminale indiana sta raccogliendo informazioni per fare luce sulle presunte tangenti associate alla vendita dei dodici elicotteri AW-101 di Finmeccanica, a New Delhi il governo ha già avviato le procedure necessarie per disdire la fornitura da 753 milioni di dollari di Agusta Westland. Poco importa che la qualità del prodotto italiano sia superiore a quella di qualsiasi altro concorrente: ciò che interessa all'India è che entro massimo altri quattro giorni il governo italiano fornisca a quello indiano un elenco di motivi validi che possano convincerli a non cancellare un accordo al momento ufficialmente "sospeso". Nonostante tre dei dodici elicotteri in questione siano già stati consegnati.

Per quanto possa far sorridere notare che uno dei paesi più corrotti del mondo si dichiari "profondamente turbato" dall'ipotesi che l'accordo con Finmeccanica sia stato concluso grazie a una serie di "aiuti extra", è evidente che in un momento in cui la tensione elettorale è altissima e maggioranza e opposizione approfittano di qualsiasi pretesto per mettersi in cattiva luce, indipendentemente dal fatto che i loro misfatti siano o meno confermati, è realistico ipotizzare che l'accordo con Finmeccanica verrà salvato se e solo se sarà possibile dimostrare che quest'ultimo è stato concluso nella massima trasparenza.

Insomma, per New Delhi spetta all'Italia chiarire in tempi rapidissimi la buona fede (e non solo) di Finmeccanica. Una richiesta senza dubbio eccessiva perché per fare chiarezza sulla vicenda non sarebbe poi così sbagliato aprire un'indagine anche nel Subcontinente...

E invece non è la prima volta che New Delhi sceglie di far ricadere sugli altri le conseguenze di scelte errate e iniziative poco lungimiranti. Abbiamo ripetuto fino alla nausea che per recuperare credibilità e per definire un piano di crescita più sostenibile l'India ha bisogno di riforme strutturali che possano sbloccare l'attuale deficit di infrastrutture e know how ma, ancora più importante, attirare investimenti diretti esteri nei settori chiave dell'economia nazionale. Quelli che il governo ha scelto di proteggere per decenni pur non avendo a disposizione le risorse per farli crescere.

Ebbene, in un contesto in cui il Subcontinente non può più prescindere dall'aiuto degli stranieri, è assurdo constatare la determinazione con cui New Delhi sta cercando di far approvare un sistema di tassazione retroattiva pensata per colpire proprio le multinazionali. E i prezzi di trasferimento cui sono autorizzate a spostare beni e servizi da una nazione all'altra. Pare infatti che una quarantina di aziende siano ora nel mirino di un governo interessato a fare cassa più che chiarezza. Tassando transazioni di ieri e di oggi con aliquote molto diverse da quelle messe in conto dagli operatori internazionali prima dell'apertura in India. E contribuendo al consolidamento di un mercato da cui, a dispetto delle enormi potenzialità e opportunità offerte, pare più saggio tenersi alla larga.

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