Indesit, i Merloni lasciano: storia di una dinastia

Aristide Merloni guadagnava 250 lire al mese quando, nel 1919, ha iniziato a lavorare come disegnatore in uno stabilimento di Pinerolo. Ora, dopo tre generazioni, il passo indietro

Andrea Merloni, attuale presidente Indesit Company (Stefano Scarpiello / Imagoeconomica)

Stefania Medetti

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Aristide Merloni guadagnava 250 lire al mese quando, nel 1919, ha iniziato a lavorare come disegnatore in uno stabilimento di Pinerolo. In tasca aveva un diploma dell’Istituto Tecnico Industriale Statale Montani di Fermo. Dentro di sè, le immagini indelebili del fronte della Prima Guerra Mondiale dove lo avevano spedito, a diciannove anni, terminata la scuola. Dieci anni più tardi, il fondatore di una fra le più grandi avventure imprenditoriali italiani siede sulla poltrona di direttore generale dell’azienda piemontese, ma il richiamo della sua terra d’origine si fa sentire. Nel 1930, dunque, torna nelle sue Marche e a Fabriano, finanziato da un prete di Albacina, lancia una piccola attività per la produzione di bilance. In vent’anni, il nome Merloni è sinonimo di strumenti per pesare: l’azienda infatti detiene il 40% del mercato italiano. Dal ‘43 al ‘51, Aristide Merloni presiede la Cassa di Risparmio locale e dà grande impulsto alla costruzione di abitazioni. Da lì, all’incarico di sindaco, il passo è breve: nel 1951 vince con la metà dei voti degli elettori, più tardi sarà eletto senatore.

È con la scoperta di giacimenti di metano nella pianura padana che Merloni inizia a diversificare le proprie attività. Comincia con la produzione di bombole per il gas liquefatto: il presidente Eni Enrico Mattei, di cui è amico, lo invita ad aprire un nuovo stabilimento per cercare di arginare l’emigrazione dalla regione. Nel solco di questa esperienza, arriverà la produzione di scaladabagni, di fornelli smaltati a gas e frigoriferi (attraverso l’acquisizione della milanese Alia). Nel 1975, nasce il marchio Ariston, un nome che richiama quello del fondatore, ideato dal figlio Vittorio per competere con player come Zoppas, Candy e Rex. A distanza di quarant’anni dall’inizio delle attività, la Merloni-Ariston conta otto stabilimenti, tremila dipendenti, un fatturato di quasi 50 miliardi di lire e interpreta, con la gamma dei suoi elettrodomestici che spaziano dalle cucine alle lavatrici, tutto il sogno dell’Italia del boom.

Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel dicembre del 1970, l’azienda viene riorganizzata in tre unità: Merloni Elettrodomestici affidata al figlio Vittorio; Merloni termosanitari, amministrata da Francesco Merloni e il settore meccanico gestito da Antonio Merloni e ribattezzato con il suo nome. Nel 1985, Merloni Elettrodomestici acquista Indesit, il principale competitor, un’azienda caratterizzata da una forte presenza all’estero che dà un nuovo nome alla galassia Merloni che, come Indesit Company, inizia a guardare oltre confine e cresce per ulteriori  acquisizioni. In pochi anni, oltre a esordire in Piazza Affari, l'azienda porta a casa la proprietà della portoghese Portugal che produce cucine; della francese Scholtès, specializzata in elettrodomestici da incasso; della Pekel in Turchia, della Argentron in Argentina a cui negli anni Novanta fanno seguito le acquisizioni della britannica New World, specializzata nella cottura, dell’italiana Star Elettrodomestici, che produce apparecchi da cottura da incasso e della portoghese Fabrica Portugal. Nel 1994 Indesit Company sigla un accordo con il cinese Haier Group per la produzione di lavabiancheria, la collaborazione porta a un aumento degli investimenti nello sviluppo di modelli top di gamma.

La piccola impresa marchigiana è oggi un gruppo da 16mila dipendenti e 14 stabilimenti che deve competere con pochi grandi colossi, come Bosch, Electrolux, Philips, Lg e Whirpool. Negli anni, la difesa del territorio e delle radici non è mai venuta meno. L’Italia è responsabile del 30% della produzione, ma solo del 15% degli acquisti: non abbastanza per continuare a crescere, considerato il costo del lavoro in Italia, la saturazione del mercato dei bianchi e la concorrenza da parte dei grandi player stranieri. Anche nell’Europa Occidentale, dove si concentra il 60% delle vendite di Indesit Company, c’è un problema di domanda. Inevitabilmente, la crisi finanziaria ha impattato duramente sul gruppo: nel 2009, i ricavi hanno registrato -17%. Il 2012, è stato chiuso con 2,8 miliardi di euro di ricavi (+2,1%), con un utile netto da 62,3 milioni di euro in crescita del 5,9%. Sono stati il mercato russo (dove Vittorio Merloni ha avuto l’intuizione di entrare) e quello britannico a tenere a galla la società, ma il segno “+”, in realtà, è legato all’effetto dei cambi: a tassi costanti, Indesit continua a perdere.

Se il voto dell’assemblea degli azionisti del 6 e 7 maggio prossimi sarà, come sembra, favorevole, la presidenza di Indesit Company andrà per la prima volta a qualcuno che non fa parte della famiglia del fondatore. L’amministratore delegato Marco Milani, 61 anni, dovrebbe infatti subentrare nella presidenza ad Andrea Merloni che, a sua volta passerà alla presidenza di Fineldo, la cassaforte di famiglia che detiene il 42,4% delle quote di Indesit. Milani, da trent’anni in azienda, manterrà il dunque il doppio incarico. Sulla decisione hanno pesato il cattivo stato di salute di Vittorio Merloni, che aveva nominato Andrea come suo delfino, e le critiche alla gestione da parte dei fratelli Maria Paola e Aristide, mentre la madre Franca si è schierata al fianco di Andrea e la sorella Antonella è rimasta neutrale. A tre anni dall’insediamento alla presidenza del gruppo, dunque, Andrea Merloni, classe 1967, dovrà cedere il timone saldamente in mano alla famiglia da tre generazioni.  

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