Indesit, la crisi, gli esuberi e le conseguenze per l'occupazione

Gli effetti della ristrutturazione del noto produttore di elettrodomestici, nel distretto di Fabriano e non solo

La protesta dei lavoratori dello stabilimento Indesit di Teverola, in provincia di Caserta (Credits: Felice De Martino/Ansa)

Andrea Telara

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“ Tecnicamente non è possibile, ma il distretto meccanico fabrianese deve ottenere lo stato di calamità industriale, per la crisi Indesit e non solo”. Parola di Giuseppe Ciarrocchi, segretario regionale delle Marche della Fiom, la federazione dei metalmeccanici della Cgil. Le frasi di Ciarrocchi descrivono la situazione in cui si trova oggi un'area industriale specializzata nella produzione di elettrodomestici e di cappe per cucina, che comprende ben 16 comuni marchigiani, 14 nella provincia di Ancona e altri 2 in quella di Macerata.

LA CRISI INDESIT

E' in queste zone che si abbatte come una scure la crisi della Indesit, storico marchio dell'industria made in Italy che fa capo alla famiglia Merloni e che ha da poco annunciato ben 1.425 esuberi, non solo nelle sede di Fabriano (dove è prevista una riduzione di 480 dipendenti) ma anche a Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno, dove perderanno il posto 230 lavoratori. Altri 540 tagli al personale avverranno invece lontano, cioè negli stabilimenti di Teverola e Carinaro, in provincia di Caserta.

Nelle Marche, la crisi del noto produttore di elettrodomestici rischia però di trasformarsi in un vero e proprio tsunami, all'interno di uno dei distretti industriali più internazionalizzati dell'economia italiana. Già di per sé, gli esuberi diretti annunciati dalla Indesit sono una pessima notizia, visto che riguardano più di un terzo dei 4.300 dipendenti dell'azienda in Italia. Bisogna tener conto, però, anche dei potenziali effetti sui lavoratori dell'indotto, in un'area geografica dove il settore degli elettrodomestici e delle cappe per cucina, secondo i dati di Uniocamere aggiornati al 2011, impiega indirettamente oltre 14mila persone. Si tratta dei dipendenti di aziende fornitrici di prestigiosi marchi come Faber, Best, Elica e Tecnowind, oltre naturalmente alla stessa Indesit.

E' ancora presto per prevedere con esattezza gli effetti sull'occupazione nell'indotto, provocati dalla ristrutturazione appena messa in cantiere dal gruppo dei Merloni. Ma le statistiche, purtroppo, non fanno ben sperare. Nel distretto marchigiano, infatti, ci sono molte piccolissime imprese che hanno una struttura assai vulnerabile e che rischiano di subire un duro colpo dalla crisi. Su 500 aziende che nella regione ruotano attorno al comparto degli elettrodomestici (sempre secondo i dati di Unioncamere aggiornati al 2011), più di 230 hanno meno di 10 addetti mentre altre 105 non vanno oltre i 50 dipendenti. Su 14mila occupati nel settore, circa un quinto (per un totale di oltre 2.800 persone) sono assunti da micro-imprese con un organico inferiore alle 49 unità. Se andranno in crisi anche queste minuscole realtà industriali, i posti di lavoro persi con la crisi della Indesit saranno molti di più dei circa 1.400 appena annunciati dai vertici dell'azienda.

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