Ritardi dei pagamenti: il governo fa il furbo ma Tajani (Ue) non ci sta

La direttiva che assicurava un po’ di ossigeno alle imprese è stata subito disattesa. La Confindustria propone di ritoccare le aliquote agevolate sui beni di consumo. E si profila il rischio di una nuova stretta sui conti pubblici. Il 2013 è già in salita

Credits: Illustrazione di Guido Rosa

Gianluca Ferraris

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C’è uno spread che non diminuisce: è quello che marca la differenza tra l’Italia e gli altri paesi europei nei tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni ai loro fornitori. Cinque anni fa eravamo a 135 giorni, oggi siamo saliti a 180: per saldare le stesse fatture la Germania ne impiega 37, la Gran Bretagna 43, la Svezia 24. Risultato: quasi 100 miliardi di crediti non incassato da parte delle nostre imprese nei confronti di asl, province, comuni e chi più ne ha più ne metta. «I ritardi nella riscossione non sono una questione nuova, ma nel 2012 i tempi si sono ulteriormente allungati. E, complice la stretta creditizia, le imprese non hanno più ossigeno» lamenta Antonio Tajani, vicepresidente e responsabile Industria della Commissione europea, che il 4 febbraio sarà a Milano per un confronto sul tema con Associazione nazionale costruttori edili, Api-Confindustria e Confartigianato.

L’Italia può uscire da questa spirale?
Deve. Centinaia di aziende falliscono aspettando di farsi pagare una fattura. È ora che questo malcostume finisca: Stato ed enti locali devono trovare le risorse necessarie, a costo di tagliare altrove.

Il nostro Paese è stato il primo ad adeguarsi alla direttiva Ue 7-2011 che obbliga la pubblica amministrazione a saldare il dovuto entro 30 giorni. Lei però, con una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha fatto capire che non bastava...
C’erano parecchie lacune, peraltro molto più che interpretative, dal conteggio dei giorni ai settori interessati, che devono comprendere l’edilizia, fino all’ammorbidimento di tempi e sanzioni che per Bruxelles va limitato alla sanità e a pochi altri casi. Le circolari interpretative di Passera però mi pare abbiano corretto il tiro.

Nel Lazio un decreto firmato dall’ex commissario straordinario Enrico Bondi permette alle asl e agli ospedali di ritardare i pagamenti fino a 120 giorni.Insomma, la direttiva viene subito disattesa. E se anche altre regioni sottoposte a piani di rientro adottassero scappatoie simili?
Temo che il decreto Bondi, che peraltro non ho mai ricevuto, sia inapplicabile, come tutte le normative che dovessero risultare in contrasto con la direttiva Ue. L’ho scritto chiaro e tondo al governo: nessuna deroga, nessuna scappatoia.

Altrimenti?
Chi entro il 16 marzo, la scadenza naturale prevista per recepire la direttiva, non si adegua in toto potrebbe subire una procedura di infrazione da parte di Bruxelles.

Lei pensa che il governo Monti si sia mostrato un po’ troppo lassista su questo fronte?
Non è un probma di persone o di linea politica, ma di approccio. Sono i conti pubblici che devono mettersi al servizio dell’economia reale, e non viceversa.

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