Ilva e il piano europeo per l'acciaio

Mentre a Taranto fermano anche l'altoforno 2 e aumentano gli esuberi, a Bruxelles varano un piano per il settore

un altoforno dello stabilimento tarantino - credits: www.ilvataranto.com

Marino Petrelli

-

All’Ilva si ferma anche l’altoforno numero 2 e altri 800 operai saranno costretti a stare a casa a partire da luglio. Si sommeranno ai 1.100 che lo sono già. Per l’azienda sono esuberi temporanei, causati dalla crisi di mercato dell’acciaio e dal calo della domanda. Al quale la Commissione europea cerca di mettere un freno con un piano ambizioso di rilancio dell'intero comparto dell'acciaio e della siderurgia nel Vecchio continente.

L’altoforno si fermerà per almeno tre mesi, come stabilito a fine marzo al ministero del Welfare nell’accordo tra le parti, ma la notizia, per quanto nell’aria, ha spiazzato sindacati e operai che non si aspettavano tempi così rapidi e che già, secondo quando apprende Panorama.it, sarebbero pronti a manifestare davanti i cancelli dello stabilimento e creare presidi spontanei.

Sul piano produttivo, è una mazzata non indifferente. L'altoforno 1 era già stato fermato ai primi di dicembre per i lavori di risanamento, l’altoforno 3 è spento da anni ed ora, in base all’Aia, dovrà essere definitivamente dismesso e la relativa area bonificata. Restavano gli altiforni 2, 4 e 5. Da luglio solo gli ultimi due continueranno a produrre. L’altro stop importante è previsto all’inizio dell’estate 2014 quando sarà spento, anche qui per lavori, il grande altoforno 5. L’azienda, fanno sapere alcuni dirigenti, spera che prima o poi il mercato riparta e si riprenda in modo da avere in quel momento uno stock di altiforni riammodernati e pronti a produrre.

Ilva e sindacati si rivedranno il 19 giugno ma non sembrano esserci complicazioni a proposito della nuova fermata. Anche perché a metà marzo i contratti di solidarietà sottoscritti erano stati per 3.749 unità nel 2013 , ma fino a questo momento ne sono stati usati per poco più di un migliaio di addetti. Chiaro segnale che le parti già prefiguravano un più ampio utilizzo di questo ammortizzatore sociale.

UN PIANO EUROPEO PER L'ACCIAIO

Ma non c'è solo Ilva. Il quadro dell’acciaio e della siderurgia è a tinte fosche in tutta Europa. Al punto che la Commissione europea ha presentato un piano d’azione (qui il documento integrale ) per aiutare il settore a fronteggiare le sfide contingenti e a porre le basi per riconquistare competitività in futuro. Una sorta di salvagente, come molti lo hanno definito, per favorire un quadro normativo più favorevole, sia dal punto di vista ambientale che commerciale.

Secondo la Commissione europea , la domanda di acciaio europeo è oggi del 27 per cento al di sotto i livelli precedenti la crisi economica. Tra il 2007 e il 2011, l’occupazione è calata del 10 per cento. Nonostante tutto, l’Europa rimane ancora il secondo produttore di acciaio al mondo, con una produzione di 177 milioni di tonnellate all'anno, pari all’11 per cento del totale mondiale. L’Ocse stima che la produzione di acciaio dovrebbe salire a 2,3 miliardi di tonnellate entro il 2025, da circa 1,9 miliardi oggi.

Da qui il piano di rilancio. Applicabile anche per l’Ilva. Come spiega Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione e responsabile su industria e imprenditoria, “i costi della legislazione europea nel caso delle fornaci elettriche raggiungono un massimo di 18 euro per tonnellata d'acciaio, 12 euro nel caso di altiforni. Se vogliamo applicarlo all’Ilva, che è uno dei principali siti europei del settore che non deve essere assolutamente abbandonato, penso all’utilizzo dei fondi della Banca europea degli investimenti, dei fondi per il carbone e l’acciaio, per la salute dei lavoratori, e agli aiuti di Stato finalizzati alla riqualificazione ambientale”.

Il rischio, concreto, dice la Commissione, è  quello di dover fare i conti con la chiusura di molti impianti e di conseguente perdita di posti di lavoro. Il riferimento è sicuramente a Taranto, ma anche a Piombino e a Terni, realtà italiane alle prese con una crisi senza precedenti.

Il piano prevede un forte rilancio della domanda interna dell’acciaio. Soprattutto in quei paesi, come l’Italia, dove le costruzioni e l’industria dell’auto garantiscono ancora una domanda piuttosto alta. Ecco perché l’Ilva potrebbe inserirsi a pieno titolo in questo rilancio voluto dall’Europa: produrre di più per favorire la crescita di altri settori strategici interni.

DALL'EUROPA AIUTI ANCHE PER LE BONIFICHE

Poiché l’industria siderurgica è tra i settori responsabili della maggiore quantità di CO2,  essa è particolarmente a rischio di “rilocalizzazione” delle emissioni. Di conseguenza,  saranno assegnate gratuitamente quote di emissione al 100 per cento del valore base di riferimento. Sotto le linee guida sugli aiuti di Stato, essa può beneficiare di una compensazione finanziaria a partire dal 1 gennaio 2013 fino al 31 dicembre 2020.

Un’occasione per lo stabilimento tarantino che sarà alle prese nei prossimi mesi con una bonifica costosa ma da compiere il prima possibile. In questo modo, l’Ue viene in aiuto a tutti quegli stabilimenti che metteranno mano al portafoglio per garantire reali soluzioni alle problematiche ambientali. E’ necessario, anche, un quadro normativo stabile e trasparente per garantire che gli investimenti a lungo termine, indispensabili per il rinnovamento della base industriale, abbiano luogo. La politica climatica dell’Ue dopo il 2020 avrà un ruolo cruciale secondo la volontà, gli impegni e le ambizioni dei paesi extra Ue.

QUALE FUTURO PER TARANTO

Oggi gli 11mila dipendenti del sito di Taranto si sono svegliati con una buona notizia: la riscossione dello stipendio di maggio. Ma lo scenario della fabbrica resta comunque denso di punti interrogativi. Intanto ci si domanda come e quando l’altoforno 2 potrà tornare alla normalità. Poi resta sul tavolo il nodo dell’Aia e delle risorse, ingenti, da mettere sul tavolo. I soldi sono pochi e bisogna invece fare presto.

C’è anche un nuovo fronte giudiziario da affrontare: davanti al Tribunale del Riesame, riprende la “sfida” tra Procura e avvocati dell’azienda per il sequestro dei materiali. Tra questi, da qualche giorno, c’è anche Franco Coppi, il penalista romano noto per aver difeso, proprio nella città jonica, Sabrina Misseri, accusata di aver ucciso, insieme alla madre, Sarah Scazzi, e per questo condannata all’ergastolo in primo grado. Franco Sebastio, procuratore capo di Taranto è stato chiaro: "Per risanare serviranno molti miliardi di euro". Se fermare gli altiforni servirà a qualcosa, lo si capirà da luglio. Intanto, a Taranto il futuro è appeso ad un filo.

© Riproduzione Riservata

Commenti