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Ilva, perché il nuovo piano industriale non piace a lavoratori e sindacati

Tra i punti contestati non ci sono solo i 4mila esuberi, ma anche l’azzeramento dell’attuale contratto di chi verrà riassunto

Il piano di rilancio delle acciaierie Ilva a cui starebbe lavorando al AM InvestCo, la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia che ha vinto la gara per aggiudicarsi gli ex stabilimenti Riva, proprio non piace a lavoratori e sindacati.

Un rifiuto netto e perentorio che oggi è stato sottolineato da uno sciopero dell’intero Gruppo a cui, stando ai dati sindacali, avrebbero aderito in massa i lavoratori dei due principali stabilimenti Ilva di Taranto e Genova. Ma vediamo quali sono i punti controversi del nuovo piano industriale.

Esuberi

Il primo elemento di scontro, e non poteva essere altrimenti, riguarda gli esuberi. La AM InvestCo ha infatti deciso di rilevare l’Ilva con la condizione di riassumere circa 10mila dipendenti degli attuali 14mila.

Una scelta che dunque, pronti via, lascerebbe a spasso circa 4mila lavoratori, gran parte dei quali a Taranto, in un contesto territoriale dunque dove nuove opportunità di impiego sono purtroppo decisamente scarse.

Una problematica questa cui però sembra possa porre rimedio il governo. La proposta di compromesso infatti, lanciata dal ministero dello Sviluppo economico, prevederebbe che i lavoratori non assunti dalla AM InvestCo, restino a disposizione dell’attuale compagine commissariale dell’Ilva, che attuerebbe lavori di risanamento ambientale del sito pugliese, garantendo così un’occupazione ai 4mila esuberi annunciati.

Una soluzione di ripiego che però per il momento non convince i sindacati che spingono per l’assunzione di tutti gli attuali dipendenti: da qui la scelta oggi di scioperare.

Addio vecchio contratto

A rendere se possibile ancora più complicata e difficile la trattativa c’è poi il fatto che, secondo i programmi della AM InvestCo, i lavoratori che verrebbero riassunti dalla vecchia Ilva si ritroverebbero con un nuovo contratto. Non ci sarebbe dunque nessuna continuità con il vecchio rapporto di lavoro.

La conseguenza è che i lavoratori perderebbero qualsiasi beneficio di anzianità e inoltre si vedrebbero applicare il Jobs Act, che come noto prevede tutele crescenti e l’addio all’Art. 18. Una prospettiva questa che ovviamente ha fatto nascere disappunto tra le maestranze e provocato una forte reazione di tutte le sigle sindacali che, come già ribadito, oggi hanno deciso di decretare una giornata di sciopero di tutte gli stabilimenti del Gruppo.

Da parte sua la AM InvestCo ha aperto un flebile spiraglio alla trattativa, annunciando la possibilità di introdurre in busta paga qualche voce compensativa che vada in parte a ripianare perdite, legate al nuovo regime contrattuale, che i lavoratori stimano in circa 6mila euro.

Oggi intanto, il ministro Carlo Calenda, ha annullato un incontro tra le parti previsto in mattinata presso la sede del ministero dello Sviluppo economico, proprio per le scarse garanzie offerte finora dalla AM InvestCo agli operai. Segno ulteriore che siamo di fronte a una trattativa ancora lunga e difficile.

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