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Ilva, il perché dello scontro tra Regione e Governo

Il governatore Emiliano chiede garanzie sul fronte ambientale e presenta un ricorso al Tar. Il ministro Calenda paventa l’addio di ArcelorMittal

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Giuseppe Cordasco

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È scontro aperto sul futuro dell’Ilva tra il governatore della Puglia Michele Emiliano e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Oggetto del contendere le garanzie ambientali che secondo Emiliano, nel progetto di rilancio dello stabilimento di Taranto guidato da ArcelorMittal, non sarebbero sufficienti.

Da qui la presentazione di un ricorso al Tar che intenderebbe impugnare il decreto con il quale appunto il governo ha dato il via libera al piano di investimenti della cordata franco-indiana. Il rischio però ora è che un eventuale accoglimento del ricorso presentato dalla Regione Puglia possa portare al fallimento totale del rilancio dell’Ilva, con l’abbandono dei player che finora si sono detti interessati a un programma di investimenti. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le posizioni in campo.

Emiliano: regole ambientali da rispettare

Le contestazioni che hanno spinto il governatore della Puglia a presentare il ricorso al Tar sono svariate e articolate. Prima fra tutte, il mancato programma di decarbonizzazione dell’Ilva, idea che invece era presente nel progetto di rilancio presentato dalla cordata Acciaitalia guidata da Jindal, poi risultata perdente rispetto ad ArcelorMittal.

Tra le contestazioni ci sarebbero poi l'ennesimo differimento dell'obbligo, imposto a livello europeo, di applicare le migliori tecniche disponibili per la produzione di ferro ed acciaio, e, secondo la Regione, un immotivato prolungamento dei termini per gli interventi di copertura del Parco Minerale e del Parco Fossile.

Punto di forte contrasto è anche l'eccessivo prolungamento del termine di realizzazione degli interventi di rimozione dell'amianto, dato che nell'area dello stabilimento ce ne sono circa 4.000 tonnellate da smaltire.

Infine, non meno scottante, è il tema della gestione delle acque, con l’invito, per il momento rimasto inascoltato, a prendere in esame i progetti regionali finalizzati al contenimento dei consumi idrici, avvalendosi del recupero delle acque reflue in uscita dal depuratore di Taranto.

Calenda e il rischio di fuga degli investitori

Il ministro Carlo Calenda invece, da parte sua, difende a spada tratta il piano industriale e ambientale di ArcelorMittal, scelto da lui e dai commissari straordinari, per rilanciare il gruppo siderurgico, e chiede al governatore della Puglia di ritirare il ricorso al Tar. Il rischio più immediato infatti, potrebbe essere quello che ArcelorMittal decida di ritirarsi dal progetto, abbandonando l’Ilva di Taranto al suo destino.

Secondo Calenda poi il ricorso al Tar non è un provvedimento qualsiasi come qualcuno ha cercato di sostenere per abbassare i toni dello scontro. In realtà infatti, se accolto esso sospende la validità del decreto e i commissari dell'azienda saranno tenuti a spegnere gli altiforni dell'Ilva.

Tra l’altro, in maniera provocatoria, lo stesso Calenda, si chiede perché Emiliano non abbia presentato le proprie contestazioni a tempo debito, visto che la Regione Puglia ha partecipato a tutti i tavoli di confronto nel corso dei quali la Arcelor Mittal aveva presentato i propri piani. Insomma, uno scontro durissimo, con sullo sfondo il pericolo reale che l’Ilva possa rimanere senza futuro industriale.

Le reazioni

Tante le reazioni registrate su questo braccio di ferro tra Governo e Regione, a partire da quelle del diretto interessato, ovvero della ArcelorMittal. Il Gruppo industriale multinazionale ovviamente ha espresso la propria preoccupazione per il ricorso presentato da Emiliano, sottolineando che sarebbe un vero peccato se esso pregiudicasse la volontà e la capacità di realizzare a Taranto gli investimenti programmati nel proprio piano di rilancio dell’Ilva.

Una preoccupazione condivisa anche dai sindacati, in particolare da Fim Cisl e Uilm che per oggi hanno organizzato una manifestazione di protesta davanti alla Regione Puglia proprio per chiedere il ritiro del ricorso e l’apertura di una trattativa che non pregiudichi il futuro dell’Ilva. Staremo a vedere.

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