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Ilva: dove vuole arrivare Calenda nella trattativa con Arcelor Mittal

Il ministro dello Sviluppo ha annullato il tavolo tra sindacati e azienda, chiedendo a quest’ultima il rispetto degli impegni presi a luglio

“Irricevibile”. Non ha usato certo mezze parole il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda per bollare la proposta contrattuale con cui la AM InvestCo, società aggiudicatrice dell’Ilva, si era presentata ieri al tavolo di confronto con i sindacati.

Un giudizio talmente netto e negativo da spingere lo stesso ministro ad annullare del tutto l’appuntamento, in attesa che il gruppo franco-indiano Arcelor Mittal, capofila all’85% della cordata che ha rilevato gli ex stabilimenti Riva, elabori una nuova proposta. Ma  a che cosa punta il ministro Calenda e quali potranno essere le reazioni in seno alla AM InvestCo?

Obiettivo contratto

Il vero nodo del contendere non sarebbero in effetti i circa 4mila esuberi annunciati dalla Arcelor Mittal e che in effetti erano stati messi in preventivo fin dalla presentazione dell’offerta di acquisizione dell’Ilva.

A destare la preoccupazione del ministro Calenda e dei sindacati, che ieri a questo proposito hanno indetto una giornata di sciopero con manifestazioni di protesta in particolare a Taranto e Genova, sarebbero invece i nuovi stipendi e l'inquadramento contrattuale.

Nelle intenzioni della AM InvestCo infatti, i circa 10mila lavoratori che verrebbero riassunti, dovrebbero sottostare a un nuovo contratto. Questo significherebbe la perdita totale di qualsiasi beneficio di anzianità, e l’addio all’Art. 18, visto che il nuovo regime contrattuale sarebbe inquadrato nel Jobs Act che prevede le cosiddette tutele crescenti. Un quadro, come detto, assolutamente inaccettabile, tanto dai sindacati che dallo stesso Calenda.

 

Le parole del ministro

E proprio in questo senso le parole del ministro dello Sviluppo economico sono state molto chiare: “Come Governo – ha fatto sapere senza giri di parole Calenda - non possiamo accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni presi a luglio”.

E senza questi presupposti dunque non è stato possibile in nessun modo aprire il tavolo della trattativa con le parti sociali. Una cosa infatti erano gli esuberi, che come detto erano stati annunciati e sui quali il confronto tra sindacati e azienda potrebbe portare a ulteriori sviluppi, senza contare che comunque il governo si è impegnato a non lasciare a piedi nessuno, coinvolgendo nelle attività di risanamento ambientale del sito di Taranto i lavoratori che non dovessero essere assorbiti dalla Arcelor Mittal.

Altro invece sono le condizioni contrattuali, che dovranno essere cambiate, pena il mancato avvio di una qualsiasi trattativa. Insomma, ha ribadito con forza Calenda: “Gli esuberi si conoscevano da prima ed erano nelle due offerte, anche se nessuno verrà lasciato per strada. Quello che oggi manca invece è l’impegno sui salari e gli scatti di anzianità».

Le reazioni dell’azienda

Dal canto suo la AM InvestCo ha espresso sconcerto per l’annullamento del tavolo della trattativa, una decisione che è arrivata come un fulmine a ciel sereno. La delegazione aziendale, guidata dal Ceo della divisione europea di Arcelor Mittal Geert Van Poelvoorde e dal presidente e amministratore delegato di AM InvestCo Matthieu Jehl, era infatti convinta che già ieri si potesse avviare un dialogo con i sindacati.

In un momento successivo, a bocce ferme, in un comunicato ufficiale, la AM InvestCo ha fatto sapere di essere disposta a tutelare i livelli occupazionali, come d’altronde preannunciato nell’offerta di luglio.

I vertici dell’azienda ci hanno tenuto però a precisare che invece nessun tipo di impegno era stato preso sui contratti e sui livelli retributivi, che sarebbero dovuti scaturire appunto dalla trattativa con i sindacati. Staremo a vedere ora quale sarà il possibile compromesso che si potrà raggiungere tra le richieste di Calenda e le offerte della AM InevestCo.

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