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Ilva comprata da ArcelorMittal: tutti i punti dell'accordo

Via libera all’acquisizione dall’Europa che chiede però a Marcegaglia di uscire dall’affare e impone la cessione di altri cinque stabilimenti

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Giuseppe Cordasco

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Sembra essere giunta finalmente in porto la trattativa per il passaggio dell’Ilva nelle mani del Consorzio AmInvestCo, la newco controllata da ArcelorMittal, joint venture euro-indiana che rappresenta la società numero uno dell'acciaio tanto nel Vecchio Continente che nel resto del mondo.

Dopo un’approfondita analisi di tutti gli aspetti economici e ambientali legati all’acquisizione, l’Antitrust europea ha infatti dato il proprio parere positivo all’intera operazione, imponendo però alcune precise condizioni che dovranno essere rispettate dai nuovi proprietari dell’Ilva.

Condizioni

Il via libera comunitario al piano per il passaggio dell’Ilva nelle mani di ArcelorMittal, sarà condizionato innanzitutto all'uscita del gruppo italiano Marcegaglia dal Consorzio AmInvestCo.

In secondo luogo, la multinazionale euro-indiana dell’acciaio, che ha la propria sede legale in Lussemburgo, dovrà anche provvedere alla cessione di cinque stabilimenti europei, fra cui quello di Piombino La Magona, oltre a diverse linee produttive in Belgio e centri di distribuzione in Francia e in Italia. Per ArcelorMittal significherà un taglio di produzione di circa 7 milioni di tonnellate di acciaio e il congedo forzato di circa 12mila dipendenti.

Cifre queste non casuali, visto che rappresentano proprio il valore produttivo e umano che porterà in dote l’acquisizione dell’Ilva: quest’ultima infatti dovrebbe garantire una produzione che attualmente è di circa 6 milioni di tonnellate di acciaio, ma con una potenzialità di 11 milioni, e un numero complessivo di circa 13.800 dipendenti, senza contare l’indotto.

Non dimenticare l’ambiente

Nel comunicato con il quale la commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager ha espresso il proprio giudizio favorevole all’acquisizione non mancano anche precisi riferimenti alla questione ambientale, legata soprattutto al sito di Taranto.

La vendita, fanno sapere infatti da Bruxelles, dovrebbe anche permettere di accelerare i lavori di risanamento. In questo senso, la Commissione avverte che continuerà a seguire da vicino il rispetto degli obblighi ambientali sottolineando che bisognerà procedere senza ritardi ai lavori di bonifica considerati urgenti.

Da notare poi che resta comunque confermata la procedura di infrazione per aiuti di Stato, per la quale l'Italia dovrebbe recuperare dall'Ilva 84 milioni di euro.

L’ultimo tassello: i sindacati

"Ora manca solo l'accordo sindacale e poi finalmente Ilva potrà diventare un'acciaieria competitiva e all'avanguardia” ha annunciato soddisfatto in rete il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda.

E infatti, dopo il via libera europeo, tutti gli occhi sono ora puntati sulla trattativa sindacale. In questo senso, i tre segretari generali di Uilm, Fiom e Fim hanno ribadito la necessità di riaprire la trattativa, proprio nella sede del ministero dello Sviluppo economico, tenendo fermo l'obiettivo "zero esuberi".

Da parte di ArcelorMittal si spera d’altro canto in una chiusura veloce di una trattativa che possa contribuire nel rispetto dei propri impegni a trovare una soluzione positiva per tutti i lavoratori. Staremo a vedere.

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