Il futuro dell'auto con i millennials

L'anomalo approccio alla guida dei nati dopo il 1989 in uno studio per Decalia asset management: poche patenti, no vetture di proprietà

Automobili

– Credits: iStock

Maurizio Tortorella

-

Con 62,4 auto ogni 100 abitanti, oggi l’Italia è il Paese europeo a maggiore densità di quattro ruote. Batte tutti gli altri: la Germania, con una media di 55,7 auto; la Spagna, con 49,3; la Francia, con 47,9; e perfino la Gran Bretagna, ferma a 47,2.

Maturo per definizione, e questi dati lo confermano, in Italia e in tutto il continente il mercato automobilistico sta per subire una serie di radicali mutazioni, che ne rivoluzioneranno dimensioni, caratteristiche, metodi di consumo.

Ne è certa Decalia, società ginevrina dell’asset management (i due soci principali sono Alfredo Piacentini, fondatore di Banque Syz, e Rodolfo De Benedetti), che dal 2013 fa consulenza e gestisce fondi d’investimento innovativi.

Decalia ha elaborato uno studio per valutare “il futuro della guida” che individua una serie di clamorose criticità per il nostro mercato, ma ipotizza anche interessanti opportunità d’investimento.

La congestione delle nostre principali città, l’età media dei nostri mezzi di trasporto, fanno sì per esempio che tra le principali 100 città al mondo sia possibile prevedere che Roma e Milano (insieme a Kuala Lumpur e Santiago del Cile) siano le due metropoli più facilmente destinate ad adottare restrizioni per l’utilizzi delle auto.

Lo studio curato da Decalia propone tagli di prospettiva decisamente sorprendenti. E si focalizza soprattutto sui “millennials”, ovverossia i nati dopo il 1989, che sono oggi poco meno di 2,5 miliardi: un terzo della popolazione globale.

Negli Stati Uniti, da sempre un modello per consumi e comportamenti di tutto l’Occidente industrializzato, il loro approccio al mondo dell’auto è peculiare: i “millennials” che hanno superato l’esame di guida sono il 45% in meno rispetto alla media dei patentati, perché pare che vedano la “driving licence” e il volante con scarso interesse, tanto che la maggior parte di loro considera il primo smartphone un obiettivo sicuramente più importante rispetto a quello della prima auto.

In Germania, che pure è una delle patrie europee della produzione automobilistica, i “millennials” che comprano una vettura sono il 50% in meno rispetto alla generazione che li ha preceduti, quella dei “baby boomers”.

Del resto, in tutto l’Occidente la gente è portata oggi a vedere nelle quattro ruote soprattutto difetti e problemi: nel 2015, nei soli Stati Uniti, le ore perdute nel traffico sono state 8 miliardi, per circa 12 miliardi di litri di benzina sprecati a causa del traffico. E il 22% dei gas serra è prodotto dalla circolazione automobilistica.

Ma anche l’impatto economico dei problemi automobilistici è gravoso: Decalia stima che la congestione del traffico, fra tempo perso e costo del carburante, da sola possa costare dal 2 al 4% del Pil.

Quanto alle nostre città, in media ormai un terzo degli spazi è occupato da parcheggi, e il 30% del traffico urbano è dovuto alla disperata ricerca di uno spazio dove lasciare l’auto. Peraltro, le nostre vetture sono destinate a restare parcheggiate per il 95% del tempo.

In tutto il mondo, al momento, la flotta dei veicoli circolanti è costituita al 60% circa da vetture di proprietà, per un altro 20% da taxi e da auto a noleggio, e per il restante 20% da car sharing e ride sharing.

In un futuro non troppo lontano, però, le proporzioni sono destinate a cambiare sensibilmente: la flotta dei veicoli di proprietà scenderà al 50%, e per il restante 50% da quello che i tecnici chiamano “autonomous mobility-on-demand systems“, cioè l’insieme delle vetture capaci a vario livello di proporre una guida automatizzata.

La Cina, come sempre, fa storia a sé: metà dei veicoli elettrici circolanti nel mondo gira sulle strade della Repubblica popolare. È un risultato della politica d'incentivi adottata dal governo di Pechino. 

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Auto, perché Marchionne boccia quella elettrica

Secondo l’ad di Fca, bisognerà prima risolvere il problema di come produrre l'energia da fonti pulite e rinnovabili

Commenti