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Ignazio Visco, l'economia e le banche: lo scenario a luci e ombre

Il governatore avverte: bisogna fare di più. Gli istituti di credito devono abattere i costi e aumentare la redditività. Più aggregazioni

Visco

Redazione Economia

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L'uscita dell'Italia dalla recessione è "lenta ed esitante": su di essa gravano le incognite dell'economia mondiale. Le riforme fatte si muovono nella giusta direzione ma non bastano: occorre fare di più per rilanciare gli investimenti e la produttività delle imprese, costruendo "un sentiero di crescita solido e stabile".

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, coglie l'occasione delle "Considerazioni finali" della relazione annuale per lanciare un monito sulla crescita economica: "Si deve, e si puo', fare di più". Come dimostrano anche i dati Istat, con il Pil in crescita dello 0,3% su base congiunturale e dell'1% su base tendenziale nel I trimestre dell'anno. Nella ricetta del governatore spiccano il rilancio degli investimenti e il taglio del cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro. "L'obiettivo di innalzare la capacità di crescita dell'economia", scandisce Visco, "è imprescindibile."

In tale contesto, è forte il richiamo alla lotta contro la corruzione: "La legalità", dice, "è condizione cruciale per lo sviluppo". Nelle parole del governatore si coglie quindi un'ombra in merito allo stato dei conti pubblici. A preoccupare è il debito, fortemente cresciuto in questi anni proprio a causa della crisi. "L'evoluzione del contesto macroeconomico", rimarca Visco, "rischia di ostacolare" l'obiettivo di una sua riduzione nel 2016. Di qui la necessita' di "uno stretto controllo dei conti pubblici e la realizzazione del programma di privatizzazioni".

Le banche

Le riforme e gli interventi stanno aiutando il settore bancario che ora deve però ridurre i costi e aumentare la redditività per uscire definitivamente dalla crisi. Il giudizio è del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che nelle sue "Considerazioni finali" promuove a pieni voti l'istituzione del Fondo Atlante, le misure sulle procedure di insolvenza e di recupero crediti e la riforma delle banche popolari.

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Da soli però gli interventi normativi e di sistema non bastano: "Un recupero", avverte, "passa necessariamente attraverso un aumento dell'efficienza, un contenimento dei costi, un ampliamento delle fonti di ricavo; mirate operazioni di aggregazione, condotte secondo logiche strettamente industriali, possono stimolare e favorire questo processo". Per molte banche italiane, rileva Visco, "resta forte l'esigenza di intervenire anche sui costi, inclusi quelli per il personale".

 

Inoltre vanno ridotti gli sportelli. "Il modello di attività, basato su una diffusa presenza territoriale, va ancora adeguato". Infine, "lo sfruttamento più intenso della tecnologia, a partire da un maggiore sviluppo della digitalizzazione, consentirebbe significativi risparmi di costo nell'offerta di servizi tradizionali e standardizzabili"

Bisogno di aggregazioni
La legge di riforma delle banche popolari, ha aggiunto, "ha posto le premesse per risolvere il duplice problema del controllo sull'operato degli amministratori, che nelle forme cooperative puo' essere poco efficace o addirittura soggetto a incentivi perversi, e dei vincoli a reperire capitali sul mercato". Ora "è necessario dare al più presto attuazione alla riforma delle banche di credito cooperativo".

Il recupero dell'efficienza del sistema bancario passa anche per "mirate operazioni di aggregazione", da condurre "secondo logiche strettamente industriali" ha esortato Visco, secondo cui soprattutto gli istituti di minori dimensioni devono "procedere speditamente in questa direzione, superando vecchie logiche di mero presidio del territorio che hanno sovente contribuito ad acuire, anzichè attenuare, le difficoltà dell'economia reale e delle stesse banche".

Procedere nel lungo periodo
Nonostante i problemi, Visco non manca però di rilevare una "diffusa determinazione a superare le difficoltà e ritornare a servire con profitto l'economia". La valutazione sugli interventi messi in cantiere per sciogliere il nodo delle sofferenze è "positiva". Il punto è "procedere con coraggio e veduta lunga".

Secondo il governatore, sono tuttavia "necessari, per ridurre al massimo i rischi di crisi, azioni rapide, mutamenti strutturali, profonde revisioni organizzative, attenzione costante alla qualità dell'alta dirigenza". Nell'ultimo anno e mezzo, dice ancora il numero uno di Palazzo Koch, "le misure di riforma sono state di grande rilievo; hanno riguardato il ruolo delle fondazioni di origine bancaria, gli assetti delle banche popolari, quelli del credito cooperativo. Le debolezze preesistenti hanno prodotto risultati in alcuni casi molto negativi. Ora si aprono opportunità da cogliere per tempo", sebbene non si tratti di "un processo facile".

I pericoli dall'Europa
Anche perchè, come ha aggiunto Visco, l'Unione europea è  in una "situazione di vulnerabilità" in cui "vi è il pericolo non solo che le autorità nazionali ed europee non siano in grado di reagire adeguatamente a shock di ampia portata, ma che abbiano anche difficoltà a evitare effetti di contagio originati da tensioni di carattere circoscritto. Una effettiva riduzione dei rischi complessivi richiede che adeguate reti di sicurezza basate su strumenti sovranazionali affianchino le misure pensate per ridurre fragilità specifiche".

Il governatore lamenta che "nel caso del sistema bancario si è pressochè annullata la possibilità di utilizzare risorse pubbliche, nazionali o comuni, come strumento di prevenzione e gestione delle crisi. L'esperienza internazionale", osserva, "mostra" invece "che, a fronte di un fallimento del mercato, un intervento pubblico tempestivo puo' evitare una distruzione di ricchezza, senza necessariamente generare perdite per lo Stato, anzi spesso producendo guadagni. Andrebbero recuperati piu' ampi margini per interventi di questo tipo, per quanto di natura eccezionale".

Inoltre, aggiunge, "la posizione assunta dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato esclude l'utilizzo, a fini preventivi e di ordinata gestione delle crisi, degli schemi di assicurazione obbligatoria dei depositi, sebbene tali fondi siano di natura privata, essendo finanziati e autonomamente gestiti dagli intermediari; l'efficace conduzione dei processi di risanamento richiederebbe invece l'utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione. Non vi è motivo per considerare come impropri aiuti di stato iniziative che contribuiscono a correggere fallimenti del mercato senza ledere la concorrenza. Un'interpretazione rigida della normativa sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria, ha anche ostacolato l'ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane".

Il bail-in
Quanto al bail-in, afferma ancora Visco, "la nuova normativa costituisce una risposta a vicende occorse in sistemi bancari diversi da quello italiano, direttamente colpiti dalla crisi finanziaria globale e sostenuti da massicci aiuti di stato. Essa è pensata per contrastare, com'è giusto, comportamenti opportunistici delle banche, ma nella sua applicazione va ricercato un equilibrio tra questo obiettivo e quello della stabilità".

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Ma "diversamente da quanto proposto dalla delegazione italiana nelle sedi ufficiali, non è stato previsto un sufficiente periodo transitorio che consentisse a tutti i soggetti coinvolti di acquisire piena consapevolezza del nuovo regime, nè si è esclusa l'applicazione delle norme agli strumenti di debito già collocati, anche al dettaglio".

Cosa manca
Visco esorta quindi a completare l'Unione bancaria "con gli elementi che erano previsti nel disegno originario. Il fondo unico di risoluzione è stato costituito, ma i contributi versati dalle banche, inizialmente suddivisi in comparti nazionali, verranno messi in comune in tempi lunghi; non traspare una chiara determinazione a farne effettivamente uso.

Il sistema unico di garanzia dei depositi non è ancora stato definito; la Commissione europea ha recentemente presentato una proposta, anch'essa caratterizzata da un lungo periodo di transizione. Manca in entrambi i casi un sostegno finanziario pubblico europeo, previsto fin dal Rapporto del 2012 e indispensabile per garantire la capacita' dell'Unione bancaria di assicurare la stabilita' sistemica".

Infine il governatore si sofferma sul tema alla possibile imposizione di un tetto ai titoli di Stato detenibili dalle banche. "Il tema dei requisiti prudenziali sulle esposizioni verso debitori sovrani", osserva, "viene spesso collegato nel dibattito, anche politico, al completamento dell'Unione bancaria, argomentando che bisogna ridurre i rischi prima di poterli condividere. Esso va affrontato senza posizioni preconcette, evitando di prendere decisioni affrettate che potrebbero aggravare i rischi anzichè ridurli. Non vi è consenso sulla convenienza complessiva delle diverse opzioni di riforma; per di più, l'esperienza insegna che transizioni originariamente pensate come graduali spesso finiscono per subire repentine accelerazioni imposte dal mercato. In ogni caso", conclude Visco, "la questione va risolta in modo coordinato a livello globale, nelle sedi istituzionali appropriate".

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