I numeri del business della moda islamica

230 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2014, destinati a raddoppiare entro il 2020

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Sfilata di moda islamica a Kuala Lumpur, in Malesia – Credits: MANAN VATSYAYANA/AFP/Getty Images

La chiamano modest fashion ed è l'ultima frontiera per le grandi case di moda internazionali, alle prese con l'interesse a penetrare un mercato tradizionalmente ostico nei confronti delle loro creazioni: quello delle donne islamiche che desiderano coprire la propria figura con veli ed hijab.

I numeri della moda islamica

Si tratta solo apparentemente di una nicchia trascurabile: in realtà il giro d'affari che ruota attorno a questo settore parzialmente inesplorato è importante. Le statistiche non sono sempre precise, ma i dati che ne emergono parlano chiaro. Secondo uno studio presentato l'anno scorso dal Comune di Torino, la moda islamica nel 2014 ha generato un giro d'affari di circa 300 miliardi di dollari e entro il 2019 dovrebbe attestarsi attorno a quota 484 miliardi.

Secondo un'altra ricerca elaborata dall'agenzia di consulenze Thomson Reuters, nel 2014 il valore della moda islamica era di 230 miliardi di dollari, l'11% del mercato globale dell'abbigliamento, destinato a crescere a 484 nel 2020 (13% di quota di mercato).

Dove si vende l'abbigliamento islamico

I Paesi con il più alto numero di consumatori musulmani con un elevato potenziale di spesa oggi sono la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, l'Indonesia, l'Iran, l'Arabia Saudita e la Nigeria, cui si debbono aggiungere i milioni di consumatori di fede islamica ormai stabilmente residenti sul territorio europeo ed in particolare in Francia, Germania e Regno Unito – oltre che in Italia. Quali che siano le cifre esatte, l'opportunità di trarne profitto è enorme.

I brand che hanno lanciato linee islamiche

E quello che sinora era un territorio inesplorato per le aziende occidentali sta diventando terreno di conquista. La prima casa di moda a disegnare una linea di modest fashion è stata l'americana DKNY nel 2014. Altri grandi nomi non si sono fatti attendere e ora anche le collezioni di Valentino, Dolce & Gabbana, Prada, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto includono capi di questo genere.

Ultimamente lo stile islamico ha iniziato a diffondersi anche oltre i confini dell'alta moda, e sempre più marchi dedicati alla grande distribuzione hanno scelto di testare il mercato: si tratta di Uniqlo, Mango, Zara e di H&M. Da notare che il loro ingresso in questo mercato non è passato inosservato, visto che hanno deciso di puntare molto su strategie di marketing aggressive: Uniqlo, ad esempio, ha affidato alla pop star malese Yuna, famosissima in tutta l'Asia, il compito di fungere da testimonial alle sue collezioni. Infine, è interessante segnalare che molte piccole case di moda indipendenti si stanno progressivamente affermando in questo settore, e nomi come quello di Ibtihaj Muhammad, stilista del New Jersey, sono destinati a diventare sempre più noti. 

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