Hedge fund: chi è Ray Dalio, l'uomo che vuole affossare Piazza Affari

È un finanziere molto noto a New York: ha puntato quasi un miliardo contro Enel, UniCredit, Intesa e altre blue chip

Ray-Dalio

Il businessman americano Ray Dalio negli uffici LinkedIn di New York, l'8 aprile 2016 – Credits: Astrid Stawiarz/Getty Images for LinkedIn

Massimo Morici

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Il nome del finanziere italo-americano Ray Dalio, fondatore e numero uno dell'hedge fund più grande al mondo, Bridgewater (160 miliardi di dollari in gestione), torna a impensierire gli italiani.

Stando a una ricostruzione di Bloomberg, il suo fondo speculativo basato a Westport, una piccola cittadina sul mare nel Connecticut, ha puntato oltre 1 miliardo di dollari contro l'Italia, scommettendo su un forte ribasso delle quotazioni delle principali società quotate a Piazza Affari.

Nel mirino sono finite nell'ordine: Enel, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Generali, Prysmian, Banco Bpm, UBI Banca e Bper Banca.

Le sortite in passato

È la seconda volta che Dalio colpisce il nostro paese in quattro anni. Nel 2013, per ricordarne un'altra, il businessman aveva incaricato il suo staff di passare ai raggi x la Penisola, dal punto di vista economico e politico. Ne uscì uno studio dal titolo poco rassicurante: "Può l'Italia far saltare l'euro?".

La sua nuova "scommessa" è una delle più grandi prese contro l’Italia degli ultimi decenni, anche se la più clamorosa fu quella di George Soros contro la lira negli anni ’90. Stavolta, però, ad essere colpita sarà la Borsa di Milano. Qualcuno dei diretti interessati, intanto, se l'è presa sul serio. Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, è stato lapidario: "Perderà un'occasione di fare soldi con questi buoni titoli italiani".

Le previsioni del businessman

Bridgewater non ha commentato le indiscrezioni di Bloomberg, anche se è evidente che l'hedge fund americano vede nero per le banche italiane e anche (forse) per l'Italia nel suo complesso. Sul fronte obbligazionario c'è ancora Mario Draghi a mettere un tappo.Gli acquisti di titoli di Stato sul mercato dureranno entro la fine dell'anno ed è probabile che saranno estesi anche al 2018. 

Gli speculatori, invece, hanno mano libera sul FTSE MIB (il principale indice di Borsa italiano), dove, tra l'altro, i principali titoli per capitalizzazione sono nel comparto finanziario.

La scommessa contro le banche

Ma come dargli torto, visto che le banche di casa nostra continuano a non passarsela tanto bene, considerando la quantità di crediti deteriorati ancora in pancia (300 miliardi di euro) e l'annuncio ai primi di ottobre delle nuove regole della Bce che rischiano di penalizzare soprattutto gli istituti bancari italiani.

Non a caso sei delle otto posizioni corte  - si chiamano così le operazioni finanziarie che cercano di trarre profitto da un movimento ribassista delle quotazioni - prese dall’hedge fund americano sono proprio contro titoli di banche e assicurazioni per un totale di oltre 770 miliardi di dollari.

Come investe

Ma chi è Dalio e come si muove sui mercati? Figlio del jazzista di origine italiana Marino Dallolio (Ray ha accorciato il cognome in Dalio), Dalio è un businessman che si veste come "un musicista progressive britannico", scriveva anni fa The New Yorker.

In ambiente finanziario, fa parte della categoria degli investitori "macro": compra e vende centinaia di titoli (azioni, obbligazioni, futures, valute) sulla base di previsioni sui principali indicatori macro economici (crescita del Pil, inflazione, tassi di interesse, debito pubblico ecc.). L'altra sponda è quella degli "stock" o "bond picker", che, infischiandosene degli scenari generali, scambiano titoli basandosi solo sui fondamentali e sulla qualità delle aziende.

La trasformazione in "guru"

In verità Dalio, più che un investitore, è una sorta di "guru". O gli piace far credere di esserlo. Per dirne una: ha riassunto il suo metodo di investimento in una serie di principi (il precetto più importante suona più o meno così: massima diversificazione per ridurre i rischi), che poi col tempo ha applicato anche alla gestione del personale. 

È, ovvio, un salutista (chi non lo è oggi?) e incoraggia i propri dipendenti alla cultura della "trasparenza radicale", con buona pace per la privacy. Dice di riuscire negli investimenti perché ha sempre imparato dai suoi errori. E chissà che non si sia sbagliato anche questa volta.

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