La strana guerra alle camere di commercio

Le critiche di Confindustria, l’attacco del governo e poi la ritirata: forse Renzi ha capito che il sistema funziona?

Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere – Credits: Ansa

Sergio Luciano

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Giorgio Squinzi ha dato fuoco alle polveri, con una lettera del 7 aprile scorso a Matteo Renzi in cui, da presidente della Confindustria, si lagnava delle camere di commercio, pur presiedute dai "suoi" per un buon terzo del totale. Il governo ha risposto attaccando a testa bassa il sistema delle camere per ridurre i costi a carico delle imprese. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha ricucito con Squinzi e, negli ultimi giorni, lo ha riavvicinato alle ragioni delle camere. E Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, media con il governo e ha "dato il buon esempio" dell’autoriforma, disegnando per il suo Piemonte un futuro con sole tre camere al posto delle attuali otto.

Carlo e Ferruccio mediano
Questa mediazione di Sangalli e Dardanello sta dando qualche frutto. "È in corso un confronto politico" ammettono al Pd, che infatti ha emendato la legge Madia riducendo al 35 per cento per il 2015 e al 40 per il 2016 quel meno 50 per cento secco dell’importo dell’imposta di registro originariamente immaginato da Renzi. Che poi, inaugurando il 23 luglio la Brebemi (presieduta dal capo della Camera di commercio di Brescia Bettoni), s’è come rabbonito: "Io non voglio buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, ma voi non potete difendere l’indifendibile. Su tutte le riforme abbiamo dimostrato di essere disponibili a discutere".

Le voleva morte, per ora le usa
In effetti il governo Renzi ha lasciato nella legge di stabilità la prescrizione che le Camere eroghino 70 milioni all’anno, tra il 2014 e il 2016, ai Confidi per il sostegno del credito alle Pmi. Mercoledì 23 luglio, il governo ha pensato di affidare alle camere la gestione del marchio identificativo dell’oro da oreficeria; e, nel decreto competitività, ha consegnato alle camere "il presidio dell’agroalimentare made in Italy": Unioncamere dovrà provvedervi. Ma allora le camere servono?

Molti buoni motivi per tenerle
In realtà, le ragioni per "salvare il soldato Dardanello" sono molte. Le camere sono:

1) efficienti: dal 2010 al 2012 hanno avuto meno costi (-26,1 per cento) e trasferito più risorse alle imprese (+34,8 per cento);

2) generose: nel 2012 hanno investito nel credito pro imprese, direttamente e tramite i Confidi, circa 100 milioni;

3) apprezzate: il 70 per cento delle imprese è soddisfatto del servizio del registro;

4) soccorrevoli: nelle crisi di settore, sono accanto al territorio;

5) appassionate: dei loro distretti, da cui fanno spesso emergere le eccellenze;

6) flessibili: visto che sanno sostenere, almeno loro, le Pmi...

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