General Motors: ecco il piano di Mary Barra

L'agenda del ceo è ambiziosa e punta a rimettere in ordine i conti e la reputazione, investire i profitti nella crescita, arrivare al break-even in Europa e restituire benefit agli operai

Mary Barra, ceo General Motors, durante una conferenza stampa al quartier generale di Opel, in Germania – Credits: Daniel Roland/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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Fresca di nomina fra le cento donne più potenti del mondo - Forbes l’ha innalzata dal 35° al settimo posto nell’ultima edizione della classifica -, Mary Barra ha davanti un futuro più ricco di sfide del passato che l’ha portata al vertice di Gm. Dopo trentatrè anni di onorata carriera, cominciata come studente-lavoratore nella fabbrica di Detroit, il nuovo ceo deve rimettere in sesto l’azienda partendo dai cocci lasciati dalle precedenti amministrazioni. In particolare, Barra deve affrontare il problema del dissesto finanziario e di quello prodotto sul fronte della reputazione dal recall delle Chevrolet Cobalt, responsabili di incidenti mortali dovuti al malfunzionamento del motorino di avviamento. 

Per quanto riguarda la gestione della crisi di credibilità, Barra - a differenza dei suoi predecessori che hanno cercato di insabbiare le cose – ha fatto le mosse giuste . In particolare, durante l’udienza davanti al Congresso lo scorso gennaio, il nuovo ceo ha espresso solidarietà alle famiglie, ha nominato un responsabile della sicurezza, si è impegnata a fare luce sulle cause del problema e si è dichiarata disponibile ad ascoltare qualsiasi indicazione e suggerimento. In più, ha assegnato a Kenneth Feinberg, già responsabile dei risarcimenti per le famiglie delle vittime dell’11 Settembre e dell’Uragano Katrina, l’incarico di valutare le richieste della famiglie delle vittime degli incidenti dovuti al malfunzionamento delle proprie vetture. Barra, dunque, ha preso in mano le redini con calma e sicurezza. E, anche se sul futuro aleggia la possibilità di una multa miliardaria che potrebbe impattare sui conti dell’azienda, Barra ha implementato una cultura della comunicazione per evitare eventuali nuove falle sul fronte della sicurezza.

Nonostante questa variabile, il rallentamento delle operazioni in Cina, la nuova GM sembra ben avviata. Il 2013 è stato chiuso con 9,7 milioni di auto vendute nel mondo, un giro d’affari da 155,4 miliardi di dollari e un profitto netto da 3,8 miliardi. A ciò si aggiunge il favore dei consumatori: i quattro marchi americani – Chevrolet, Buick, Gmc e Cadillac – hanno toccato il livello massimo di soddisfazione nell’analisi dei concessionari. E i nuovi prodotti sulla rampa di lancio per il 2015, come Cadillac Escalade e il pick up Chevy Colorado, potrebbero mettere nuova benzina nel motore di Barra. Il ceo, inoltre, come ha spiegato a Forbes in una recente intervista , ha intenzione di accelerare sul concetto di lusso per quanto riguarda i punti vendita Cadillac.

Per il futuro, l’agenda di Barra contiene obiettivi ambiziosi come generare il 10% del margine operativo nel mercato americano; incrementare le vendite in Cina da 3,2 a 5 milioni di auto e ritornare a una crescita a doppia cifra dei profitti in Sud America e in Cina. Cosa che permetterebbe all’azienda di fare gli investimenti necessari per crescere in altre parti del mondo. Inoltre, dopo aver perso 18 miliardi di dollari in Europa dal 1999 a oggi, il ceo conta anche di raggiungere il break-even con Opel nel vecchio continente nel 2015-2016. Barra, inoltre, dovrà rinegoziare il contratto con gli operai del settore automobilistico e spera di ripristinare alcuni dei benefit sospesi quando l’azienda era sull’orlo della bancarotta. In questo senso, l’incremento delle vendite del 7% registrato a livello nazionale ad aprile potrebbe essere d’aiuto.

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