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Fs, così il governo vuole cambiarle

Dopo la nomina del nuovo Cda, i ministri Di Maio e Toninelli puntano quasi tutto sull'effetto pop: "migliorare il trasporto dei pendolari"

Fs_Battisti

Giuseppe Cordasco

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Comincia una nuova stagione per le Ferrovie dello Stato: dopo la nomina del nuovo Cda infatti, i ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli hanno, in maniera molto sintetica, annunciato quale dovrà essere la nuova strategia di sviluppo di Fs.

Continuità sulle cose buone e discontinuità su quello che in questi anni si è sbagliato" è stato lo slogan lanciato dal vice- presidente del Consiglio, nonché leader dei grillini. E la prima scelta di continuità è stata certamente quella di affidare le redini di Fs a due manager interni.

Continuità dei vertici

I nuovi dirigenti, "a differenza di qualche loro predecessore, conoscono benissimo la struttura e sanno come far marciare i treni", ha chiosato infatti il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Si tratta di Gianfranco Battisti nel ruolo di amministratore delegato e di Gianluigi Vittorio Castelli come presidente.

Quest’ultimo, esperto di informatica, ricopriva fino a oggi il ruolo di direttore Centrale innovazione e Sistemi informativi. Battisti, nel gruppo dal 1998, era invece stato nominato amministratore delegato di Fs Sistemi Urbani da poco più di un anno, dopo aver passato un lungo periodo alla guida della divisione Passeggeri nazionale e internazionale e dell'Alta velocità di Trenitalia.

Parola d’ordine: pendolari

Di discontinuità invece si può certamente parlare a proposito delle priorità che la politica ha voluto indicare al nuovo management di Fs.

L'obiettivo, ha annunciato infatti Toninelli, sarà certamente "far viaggiare al meglio Le Frecce, ma soprattutto potenziare il trasporto su ferro regionale, in primis per dare sicurezza e comfort ai pendolari che ogni mattina scelgono per muoversi un mezzo pulito e condiviso come il treno. Una scelta – ha aggiunto - che deve smettere di essere di coraggio e deve diventare di normalità”.

E gli ha fatto eco il ministro dello Sviluppo Di Maio: “Per noi - ha sottolineato il numero uno del M5S - quando si tratta di Ferrovie dello Stato, sarà importante il tema dei pendolari, dei treni regionali, cioè di quella parte di trasporto su ferro che è sempre stata o poco  finanziata o ignorata a favore di grandi opere inutili”.

Regioni avvisate

E per far intendere quanto sul serio sia considerato appunto il tema dei trasporti locali su rotaia, il ministro Toninelli ha anche lanciato una sorta di avvertimento alle Regioni.

“Da settembre – ha fatto sapere - inizierò a viaggiare sulle tratte regionali più critiche e laddove i binari saranno di proprietà delle Regioni ma non ci sono standard di sicurezza equiparati alla rete nazionale, andrò a bussare alle porte dei presidenti di Regione e dire loro: lo Stato viene ad aiutarvi, acquisiamo noi i binari così eleviamo la qualità”.

Eredità di peso

Se questi sono i paradigmi sui quali dovrà incardinarsi la futura strategia di sviluppo delle nuove Fs volute dal governo Conte, non si può negare che i nuovi dirigenti si ritroveranno a gestire un’eredità di peso, e cioè di un’azienda che ha fatto registrare risultati decisamente positivi.

Nel 2017 infatti il giro d’affari è stato di 9,3 miliardi di euro, con un aumento, rispetto all’anno precedente, di un consistente 9%. L’utile netto è stato invece di 522 milioni a fronte tra l’altro di investimenti pari a 5,6 miliardi di euro. Senza contare che l’azienda attualmente dà lavoro a circa 75mila dipendenti.

Più scottante invece per i nuovi vertici sarà la gestione di due partite particolarmente delicate e che sono ancora aperte: la vicenda Tav e la marcia indietro annunciata sulla fusione con l'Anas. Staremo a vedere.

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