Finmeccanica, arrestato il presidente Giuseppe Orsi

L'accusa è di corruzione internazionale per presunte tangenti pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano

Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica (Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica)

Il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è stato arrestato con le accuse di corruzione internazionale, peculato e concussione, per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Busto Arsizio che ha disposto, con le stesse accuse, anche gli arresti domiciliari per l'amministratore delegato di Augusta Westland, Bruno Spagnolini e per i presunti intermediari della tangente: Guido Hascke e Carlo Gerosa. I due sono residenti in Svizzera e, quindi, dovranno essere attivate le procedure per l'estradizione.

Dall’alba di questa mattina sono iniziate una serie di perquisizioni nella sede di Agusta Westland anche a Milano, in particolare, in piazza S.Babila, e presso uno studio legale a Cornaredo (Milano), nella sede di Cascina Costa di Samarate (Varese) e in diverse altre filiali dopo l'arresto (ai domiciliari) di Spagnolini. I controlli sono condotti dal Noe dei Carabinieri che coordinati dal procuratore applicato di Busto Arsizio, Eugenio Fusco, stanno eseguendo anche una perquisizione nell'abitazione dell'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, a Sesto Calende, nel varesotto.

L'inchiesta che ha determinato l’arresto di Orsi è stata condotta a lungo dai pubblici ministeri di Napoli Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e poi trasmessa a Busto Arsizio per decisione della Corte di Cassazione, che ha stabilito la competenza territoriale dei magistrati lombardi. Nella prima fase dell'inchiesta i pm napoletani hanno raccolto una gran quantità di documenti e numerosi indizi a carico di Orsi e di altri indagati. I magistrati della procura di Busto Arsizio, attraverso altre indagini, hanno completato il quadro accusatorio, chiedendo ed ottenendo le misure cautelari eseguite questa mattina.

Inoltre Giuseppe Orsi avrebbe intrapreso "contatti con ambienti del Csm per ottenere la nomina del nuovo dirigente dell'ufficio inquirente procedente e, dunque, per escludere dall'indagine il magistrato" che indagava sul suo conto. Lo scrive il Gip di Busto Arsizio nell'ordinanza d'arresto per il presidente di Finmeccanica. In sostanza, secondo l'accusa, il presidente di Finmeccanica avrebbe contattato qualcuno al Csm affinché venisse nominato in tempi brevi il nuovo procuratore di Busto Arsizio. Questi, a sua volta, avrebbe dovuto estromettere dall'indagine il procuratore applicato Eugenio Fusco, titolare del fascicolo su Giuseppe Orsi.

"A fronte degli odierni provvedimenti giudiziari che hanno riguardato il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica e l'amministratore delegato della società controllata Agusta Westland, Finmeccanica conferma l'ordinata prosecuzione dell'attività gestionale e il proseguimento delle iniziative in corso". È quanto si legge nella nota diffusa dalla holding dopo l'arresto di Giuseppe Orsi. "Finmeccanica", prosegue la nota, "esprime inoltre solidarietà al proprio presidente e ad, con l'auspicio che venga fatta chiarezza in tempi brevi, ribadendo fiducia nell'operato della magistratura".

''Da tempo avevamo espresso preoccupazione per le vicende che riguardano i vertici di Finmeccanica, e l'azione giudiziaria odierna ci spinge a che si faccia presto nel proteggere una impresa che e' un patrimonio del nostro Paese, magari con un commissariamento''. Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso in partenza da New Delhi per Roma sottolineando come ''da tempo si sarebbero dovuti adottare rimedi efficaci azzerando i vertici per sottrarre Finmeccanica alle cronache”.

"Occorre anche da parte del governo, principale azionista, tutelare l'eccellenza rappresentata dai lavoratori e dalle aziende dell'universo Finmeccanica dalle vicende giudiziarie e dalle eventuali scelte fatte dal management, soprattutto se contrarie a criteri volti al benessere industriale del gruppo". Lo sostiene il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella. "Al di là degli sviluppi dell'inchiesta - aggiunge - consideriamo i fatti di oggi un grave colpo alla credibilità e all'immagine del nostro Paese, dal quale verranno ulteriormente allontanati investitori esteri e scoraggiati anche quelli italiani a fare impresa e quindi a dare lavoro".
(ANSA)

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