Fiat e una tentazione chiamata Olanda

La Consulta dà ragione alla Fiom e il Lingotto medita di spostare la propria sede nel Paese dei tulipani

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, che potrebbe salutare l'Italia e trasferire la propria sede in Olanda (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Dalle fauci della Fiom alle braccia dell’Olanda. E’ questo il volo, neanche tanto pindarico, che minaccia di mettere in atto la Fiat nei prossimi mesi in risposta all’ultima sentenza della Consulta in tema di Statuto dei lavoratori. La Corte costituzionale ha infatti reso pubbliche le motivazioni che il 3 luglio scorso portarono alla sentenza di riammissione della Fiom nelle fabbriche del Lingotto da cui era stata esclusa per non aver firmato il contratto collettivo con l’azienda. Motivazioni che non hanno per niente soddisfatto la Fiat, che quindi ora rilancia, minacciando di trasferire la sede dell’azienda fuori dai confini nazionali, in Olanda appunto.

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Una destinazione tra l’altro non casuale visto che in queste ore, l’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, si trova proprio nei Paesi Bassi per dare il via libera alla fusione che farà nascere Cnh Industrial, colosso del settore dei mezzi da lavoro, che avrà sede proprio nel Paese dei tulipani. Un trasloco che potrebbe avvenire subito dopo l’ufficializzazione dell’acquisizione di Chrysler e che in Italia non potrebbe essere vissuto che come un vero e proprio tradimento.

D’altronde però le parole del comunicato dell’azienda, all’indomani della sentenza della Corte costituzionale sono state molto chiare: la Fiat, hanno fatto sapere da Torino, “si riserva di valutare se e in che misura il nuovo criterio di rappresentatività, nell'interpretazione che ne daranno i giudici di merito, potrà modificare l’attuale assetto delle proprie relazioni sindacali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia”.

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Si parla dunque apertamente di strategie industriali che potrebbero essere riviste, e a tremare sono soprattutto gli operai degli stabilimenti Mirafiori e Cassino, che attendono proprio nuovi investimenti per rilanciare l’attività locale. D’altronde il colpo inferto alla Fiat dalla Consulta è duplice. Innanzitutto, dichiarando incostituzionale l’art. 19 dello Statuto dei lavoratoti, che legava appunta la rappresentatività nelle Rsa alla firma del contratto, i giudici supremi hanno riammesso di fatto la Fiom negli stabilimenti del Lingotto. In secondo luogo però, paradossalmente, tutta la vicenda conferma che in effetti la Fiat ha sempre agito nel pieno rispetto delle regole vigenti, che ora vengono evidentemente stravolte da questa dichiarazione di incostituzionalità.

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Una situazione, che come facilmente immaginabile, deve aver irritato non poco Sergio Marchionne. Ora tutto è appeso ad un incontro tra quest’ultimo e il leader delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, un appuntamento annunciato ma ancora non fissato. Forse nel faccia a faccia si potrà trovare quel compromesso, se non proprio quell’accordo, che riporti ad un livello accettabile lo scontro sindacale che in casa Fiat finora è stato furibondo. E chissà che alla fine a togliere le castagne dal fuoco non possa essere anche il governo, con una nuova legge che ristabilisca finalmente limiti e diritti delle rappresentanze sindacali nelle aziende.

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