Fiat-Chrysler: la fusione e il problema dei recessi

Un numero elevato di richieste di rimborso dei titoli da parte degli azionisti spingerà Marchionne a puntare tutto sul lancio in America

L'amministratore delegato di Fca Fiat Chrysler Automobiles Sergio Marchionne – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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"La fusione tra Fiat e Chrysler alla fine si farà". È questo il pronostico che annuncia il prof. Giuseppe Berta, economista della Bocconi e profondo conoscitore delle dinamiche interne al Lingotto. D’altronde non bisognerà attendere ancora molto per avere il responso definitivo sulla questione: entro stasera infatti gli azionisti Fiat che non intendono aderire al progetto di accorpamento con il noto marchio americano dovranno esprimere il proprio recesso. Solo se le richieste supereranno i 65 milioni di titoli, ovvero una cifra pari a circa 500 milioni di euro visto che le azioni verranno rimborsate al prezzo di 7,7 euro l’una, allora il processo di fusione potrebbe arrestarsi.

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Una possibilità esclusa dal management del Lingotto, ma che comunque aleggia come uno spettro dalle parti di Torino. "E in effetti – spiega Berta – l’operazione è stata certamente più tormentata del previsto e questo per due motivi ben precisi. Innanzitutto, una parte cospicua di azionisti vede con sospetto il nuovo peso, decisamente più rilevante, che acquisterà l’attuale azionista di riferimento, all’interno della governance delle nuova società che nascerà dalla fusione". Il secondo elemento destabilizzante è invece legato ai giudizi di queste ore dei mercati finanziari, non proprio lusinghieri sulle prospettive di crescita della nuova creatura imprenditoriale voluta fortemente da Sergio Marchionne.

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"Ancora ieri – fa notare Berta – il Credit Suisse ha espresso tutte le sue perplessità sulla possibilità che Fca, la società che nascerà dalla fusione, possa avere ancora importanti margini di sviluppo. Si comprende come notizie di questo tipo abbiano contribuito ulteriormente a far nascere dubbi in molti azionisti già in partenza diffidenti verso questa fusione". In ogni caso però, come già accennato, secondo il prof.Berta l’alleanza nascerà. Si tratterà però di capire quali contromisure dovranno essere prese nel caso le richieste di recesso fossero comunque una massa elevata, tale magari da non impedire la fusione, ma in grado però di far perdere un po' di credibilità all’intera operazione.

AMERICA, UN MERCATO DA CONQUISTARE

"Uno scenario di questo tipo – spiega l’economista della Bocconi – spingerà Sergio Marchionne a puntare tutto sul lancio del nuovo brand che ci sarà in America in autunno". D’altronde pare che il manager italo-canadese avesse già messo in conto che la questione dei recessi avrebbe potuto gettare qualche ombra sulla sua iniziativa, e si era già preparato al peggio. A dimostrarlo, secondo Berta, ci sarebbe tra l’altro un episodio molto significativo. "Per rendere il lancio americano di Fca ancora più scoppiettante e indimenticabile – racconta l’economista – Marchionne aveva pensato di far coincidere l’esordio in Borsa a Wall Street del nuovo titolo, con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ovvero il 12 ottobre. Peccato però che la data in questione cadrà di domenica e quindi non si potrà fare".

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Il tutto però segnala comunque con forza quanto il nuovo management di Fca punti sullo sbarco in America per ridare slancio ad un brand che potrebbe uscire offuscato proprio dalla vicenda dei recessi. Una circostanza questa che tra l’altro potrebbe avere un risvolto da non sottovalutare. "Riuscire a programmare una partenza bruciante Oltreoceano – conclude infatti Berta – non farebbe altro che accentuare la vocazione americana, e più in generale internazionale, della nuova impresa". Una conseguenza che si accorderebbe d’altra parte in maniera perfetta alle scelte, già decise, di spostare la sede legale dell’azienda in Olanda e quella fiscale a Londra.

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