Fiat e alto di gamma: da Ferrari la tecnologia, dalla Chrysler i soldi

Per lanciare la sfida alla concorrenza tedesca serve la liquidità americana, che passa dall’accordo di Marchionne con il fondo Veba

Maserati

La catena di montaggio della Maserati presso lo stabilimento di Grugliasco (Credits/Imagoeconomica) – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Alto di gamma: è questa una delle parole d’ordine che circola da qualche mese con più insistenza in casa Fiat. Puntare insomma su automobili di elevato standard per fare concorrenza ai tedeschi. Una sfida lanciata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne che potremmo definire epocale per una casa automobilistica come la Fiat che da sempre ha costruito le sue fortune su vetture del segmento utilitario. Eppure, a confermare una strategia ormai decisa, è arrivato in questi giorni l’inaugurazione dello stabilimento di Grugliasco dove sarà prodotta tra le altre cose proprio la Maserati, vettura che dovrebbe rappresentare il modello di punta nella sfida lanciata a Mercedes e Bmw.

Ma la Fiat è realmente pronta in termini finanziari e tecnologici a sostenere questa sfida ai tedeschi? Sì e no, a sentire perlomeno uno dei più grandi esperti di Lingotto, l’economista Giuseppe Berta. “Non c’è dubbio che sul settore che potremmo definire del lusso – esordisce Berta – la Fiat è decisamente pronta. Potrà contare infatti su un’esperienza straordinaria che le arriva dalla storia della Ferrari. Quindi in termini di professionalità per mettere a punto le nuove Maserati non ci saranno problemi”. Ovvio però che Marchionne non potrà puntare solo sulla nuova Quattroporte , che pure ha raccolto grandi elogi nel corso della sua recente presentazione nei principali Saloni automobilistici mondiali. “Attualmente Maserati vende circa 6-7mila modelli all’anno – fa notare Berta – se però si vuole raggiungere la quota di 40-50mila unità annunciata da Marchionne, allora bisognerà puntare su un pool di modelli, che non siano solo la lussuosissima Quattroporte il cui pezzo di listino intorno ai 140mila euro la pone in una nicchia di mercato”. Allargare dunque il ventaglio della proposta commerciale, realizzando modelli che siano alla portata di qualche tasca in più, considerando comunque che i mercati di riferimento saranno Usa e Asia.

Ma se per Maserati dunque le prospettive appaiono sostanzialmente promettenti, molte più ombre restano sull’altro marchio che dovrebbe essere rilanciato nella strategia che punta sull’alto di gamma, stiamo parlando dell’Alfa Romeo. “Su questo fronte – fa notare Berta – permangono solo incognite. Non è ancora chiaro infatti cosa intende fare Marchionne per rilanciare un marchio che, diciamocelo chiaramente, potrà essere la vera chiave di volta in una sfida ai tedeschi su vetture di più alto livello. Fiat ha annunciato di voler portare le vendite di Alfa Romeo a quota 300mila unità in qualche anno, ma sulla strategia che intende utilizzare al momento ci sono solo domande e nessuna risposta”.

Senza contare poi che su tutto il piano di rilancio dell’alto di gamma grava l’incognita più importante, quella della reale capacità finanziaria della Fiat. “Tutto quello che ci siamo detti – sottolinea Berta – è legato all’esito del processo di acquisizione di Chrysler da parte di Fiat. E’ lì che si gioca la partita da cui dipendono i destini del Lingotto tanto in America che in Europa, e dunque in Italia”. Al momento infatti Marchionne è alle prese con una pesante vertenza con il fondo sindacale Veba che dovrebbe cedere le proprie quote di Chrysler, lasciando a Fiat il controllo totale dell’azienda.

Una partita che si gioca su cifre molto importanti e che comunque alla fine vedrà la Fiat essere costretta ad un esborso ben più elevato di quanto preventivato. “Solo così però – afferma Berta - Marchionne potrà ottenere quel controllo completo della Chrysler che gli permetterà di utilizzare l’enorme liquidità che la casa americana sta accumulando grazie agli eccellenti risultati di vendite degli ultimi due anni. Da qui passa il futuro della capacità di investimento della Fiat in America, ma anche in Italia”. L’alto di gamma italiano chiama dunque Chrysler, e c’è da sperare che al più presto Veba risponda affermativamente.

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